La notizia è che il “no” si è dileguato, scomparso, fuggito dalla campagna per il referendum del 12 e 13 giugno. Provare per credere: per quanti sforzi farete, difficilmente troverete un partito o un suo esponente più o meno di spicco, un’associazione o un circolo disposti a schierarsi attivamente per il “no” ai quattro quesiti sulla legge 40. Nel paradosso tutto italiano dovuto al meccanismo del quorum, accade che i promotori dei referendum non abbiano più una controparte da poter guardare in faccia ma si debbano difendere dal ricorso un po’ vigliacco, se ci è consentito, al binomio “invito all’astensione” più “disinformazione”.
Il conto è presto fatto: per restare alla nostra Toscana, alle ultime regionali ha votato il 71% degli aventi diritto. Oltre un elettore su tre non si è recato alle urne. Si capisce come sia facile per i paladini della legge 40 spuntarla: gli basta convincere a non andare a votare poco più del 10% degli elettori. Certo si può pensare che una parte di quel 39% sia formata da elettori scontenti della politica dei due poli, elettori che oggi, di fronte a un referendum che mette nelle loro mani una possibilità di scelta diretta, potrebbero scegliere diversamente. Qui però entra in scena il secondo elemento del binomio “astensione-disinformazione”, senza il quale il gioco sporco rischierebbe di non passare. Se infatti ai cittadini viene tolta la necessaria conoscenza della posta in gioco e dei contenuti del voto e se a votare vengono chiamati in una domenica semibalneare, voilà, il gioco è fatto. Per questo la partita decisiva in queste settimane sarà quella per l’informazione, in particolare televisiva. A proposito: qualcuno ha notizia degli spazi sul referendum previsti da parte della Rai regionale?
Nel deserto del fronte del “no” spicca una lodevole eccezione, quella di Giuliano Ferrara e del suo Foglio. E’ l’ultima pattuglia di soldati rimasti a combattere lealmente in nome delle proprie convinzioni, almeno finora. Sì, perché a dire il vero qualche tentennamento anche Ferrara lo ha mostrato, ma vogliamo sperare che si tratti di una delle sue provocazioni intellettuali e che lui continui ad onorare fino in fondo la Costituzione e lo scontro democratico che stiamo vivendo.
Anche noi nel nostro piccolo ci proviamo e lo facciamo rispondendo ad un argomento che sembra essere molto caro allo stesso Ferrara. Si tratta del ricorso insistito al caso personale di Angelo Brunetta, persona malata di talassemia che nel dirsi felice di esistere, pur con la sua malattia, dichiara che il successo del referendum rappresenterebbe la sua condanna, la condanna a non esistere, a non nascere per persone con la sua malattia. Premesso che la diagnosi pre-impianto non riguarda solo la talassemia ma anche malattie che non lasciano scampo, nel ragionamento appena descritto c’è comunque un grosso vizio. Il venir meno del divieto previsto oggi dalla legge 40 di eseguire la diagnosi pre-impianto, non significherà l’obbligo di effettuarla. Quando sarà, una coppia che volesse mettere al mondo il proprio figlio senza diagnosi, pur col rischio di vederlo affetto da malattia, potrà farlo. Quel che è peggio e drammatico, e che non può sfuggire a Brunetta e Ferrara, è che al contrario già oggi una coppia che non vuole un figlio malato può evitarlo, ma è costretta dalla legge a farlo ricorrendo all’aborto terapeutico. Ognuno può giudicare se vi siano più implicazioni etiche e morali in un aborto al quarto mese o nel mancato impianto di un embrione, cioè di una cellula fecondata che potrebbe diventare persona, ma anche no. Il problema è che mentre la soluzione che i cittadini possono scegliere con il sì al referendum consentirebbe ad ognuno la libertà di scelta e allo Stato di limitarsi a svolgere un ruolo sociale, d’informazione, l’opzione di Ferrara e Brunetta prevede l’obbligo per tutti di adeguarsi alla loro visione etica. Qui sta il nocciolo del problema, la scelta da compiere. Ma attenzione, la scelta non riguarda solo l’oggi, la legge 40: riguarda anche il ruolo dello Stato nel nostro prossimo futuro. Il 12 e 13 giugno sarà in gioco la dimensione laica della nostra società. Perdere quella battaglia significherebbe doversi preparare a nuovi e pesanti scontri.
Antonio Bacchi
Direzione nazionale di Radicali Italiani
e.mail: info@radicalifirenze.it

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