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Recuperare il rapporto con il paese

di Elisa Sassoli | 16 Luglio 2012

Trovare il coraggio per ripensare forme e modi della rappresentanza degli interessi. 

In vista dell’appuntamento del Venti Luglio PER AMORE DELL’ITALIA, 3 domande al prof. Carlo Sorrentino (professore di sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Firenze).

1) Di cosa dovrebbe parlare una politica rivolta al domani?

La politica italiana deve recuperare soprattutto il rapporto con il  Paese. Quella che viene chiamata antipolitica è figlia di un doppio  equivoco. Il primo – più dibattuto in questi anni – è la cosiddetta  mediatizzazione della politica, che è stata equivocata in  semplificazione dei messaggi, personalizzazione e sensazionalismo.  Certamente  il fenomeno Berlusconi ha aiutato a produrre tale  degenerazione. Ma in realtà la mediatizzazione è causa ed effetto di un  processo molto più di lunga durata e sociologicamente rilevante: il  processo d’individualizzazione. Ciascuno di noi è meno circoscrivibile  all’interno di specifiche classi sociali, gruppi d’appartenenza, e  diventa portatore di punti di vista specifici e peculiari. Rappresentare  gli interessi di questa massa di individui, di questa società degli  individui – come la chiamava Norbert Elias – diventa maledettamente più  difficile. E qui arriviamo al secondo equivoco. Questa maggiore eterogeneità  sociale non poteva essere più rappresentata dai partiti pigliatutto del  Novecento; partiti che nella tradizione politico-culturale italiana  hanno avuto il ruolo centrale che ben sappiamo. Il partito socialista  italiano a metà degli anni Settanta è stato il primo a comprenderlo, ma  non ha avuto la forza, nè il coraggio, e forse nemmeno una precisa  elaborazione culturale, per trarne le giuste conseguenze. La crisi dei partiti nasce da lì, poi ha avuto il suo punto di non  ritorno con Tangentopoli che ha dato il via a quel balletto di nuovi  partiti, di trasformazioni e personalismi che ancora non sembra  concluso, ma che non sta definendo un nuovo assetto politico

2)  Quale comunicazione a tuo avviso è necessaria per avvicinare i  giovani alla politica?

Soprattutto ai giovani che non hanno mai vissuto quella centralità della  politica richiamata in precedenza va fatto capire che senza politica una  società è più debole, più ingiusta, maggiormente esposta agli abbagli  sconcertanti delle disuguaglianze. Poi dobbiamo augurarci che i partiti sappiano fare la vera svolta, che  non è tanto o soltanto una maggiore morigeratezza, i costi della  politica, ecc ecc, certo un tema importante ma soprattutto per motivi  simbolici. La svolta di cui parlo è quella di trovare il coraggio per  ripensare forme e modi della rappresentanza degli interessi. E’ ormai  poco utile parlare di difendere gli interessi dei lavoratori oppure  degli imprenditori, categorie così larghe al cui interno c’è di tutto e  per cui alla fine si rischia di non rappresentare niente. Bisogna  trovare percorsi e anche un nuovo vocabolario che ridia senso alle  parole, alle idee, alle posizioni specifiche. C’è poi la questione – assolutamente sottovalutata – del nuovo ambiente  comunicativo creato dalle nuove tecnologie. I cosiddetti nuovi media non  sono uno strumento di comunicazione, ma definiscono piuttosto un   contesto diverso in cui le richieste e anzi direi le pretese di  partecipazione aumentano costantemente. La politica deve trovare il modo  di rispondere adeguatamente a questa ridefinizione delle forme  d’interazione. Di certo non può cavarsela con qualche strizzata d’occhio  su twitter o facebook.

3) Che ruolo vedi per gli intellettuali nella costruzione di un nuovo  pensiero laico-liberale-socialista  

Negli ultimi anni anche il mondo della cultura si è adattato alla  semplificazione imposta dalla velocizzazione della mediatizzazione, che  non ha riguardato soltanto il mondo dei media in senso stretto, ma ha  via via interessato anche il modo in cui sono stati organizzati  dibattiti, convegni, seminari. Basti pensare al ruolo svolto dai  cosiddetti think tank, che  sono stati creati intorno ai principali  personaggi politici e che sono ben altra cosa rispetto a quelli  americani,nei quali davvero si elabora nuova progettualità politiche, da  noi invece ci si sterilizza nella polemica politica del momento,  nell’organizzaizone di riflessioni di breve periodo e assolutamente  interne al gioco del posizionamento personale.

Pubblicato in : Primo piano

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