Trovare il coraggio per ripensare forme e modi della rappresentanza degli interessi.
In vista dell’appuntamento del Venti Luglio PER AMORE DELL’ITALIA, 3 domande al prof. Carlo Sorrentino (professore di sociologia dei processi culturali e comunicativi dell’Università di Firenze).
1) Di cosa dovrebbe parlare una politica rivolta al domani?
La politica italiana deve recuperare soprattutto il rapporto con il Paese. Quella che viene chiamata antipolitica è figlia di un doppio equivoco. Il primo – più dibattuto in questi anni – è la cosiddetta mediatizzazione della politica, che è stata equivocata in semplificazione dei messaggi, personalizzazione e sensazionalismo. Certamente il fenomeno Berlusconi ha aiutato a produrre tale degenerazione. Ma in realtà la mediatizzazione è causa ed effetto di un processo molto più di lunga durata e sociologicamente rilevante: il processo d’individualizzazione. Ciascuno di noi è meno circoscrivibile all’interno di specifiche classi sociali, gruppi d’appartenenza, e diventa portatore di punti di vista specifici e peculiari. Rappresentare gli interessi di questa massa di individui, di questa società degli individui – come la chiamava Norbert Elias – diventa maledettamente più difficile. E qui arriviamo al secondo equivoco. Questa maggiore eterogeneità sociale non poteva essere più rappresentata dai partiti pigliatutto del Novecento; partiti che nella tradizione politico-culturale italiana hanno avuto il ruolo centrale che ben sappiamo. Il partito socialista italiano a metà degli anni Settanta è stato il primo a comprenderlo, ma non ha avuto la forza, nè il coraggio, e forse nemmeno una precisa elaborazione culturale, per trarne le giuste conseguenze. La crisi dei partiti nasce da lì, poi ha avuto il suo punto di non ritorno con Tangentopoli che ha dato il via a quel balletto di nuovi partiti, di trasformazioni e personalismi che ancora non sembra concluso, ma che non sta definendo un nuovo assetto politico
2) Quale comunicazione a tuo avviso è necessaria per avvicinare i giovani alla politica?
Soprattutto ai giovani che non hanno mai vissuto quella centralità della politica richiamata in precedenza va fatto capire che senza politica una società è più debole, più ingiusta, maggiormente esposta agli abbagli sconcertanti delle disuguaglianze. Poi dobbiamo augurarci che i partiti sappiano fare la vera svolta, che non è tanto o soltanto una maggiore morigeratezza, i costi della politica, ecc ecc, certo un tema importante ma soprattutto per motivi simbolici. La svolta di cui parlo è quella di trovare il coraggio per ripensare forme e modi della rappresentanza degli interessi. E’ ormai poco utile parlare di difendere gli interessi dei lavoratori oppure degli imprenditori, categorie così larghe al cui interno c’è di tutto e per cui alla fine si rischia di non rappresentare niente. Bisogna trovare percorsi e anche un nuovo vocabolario che ridia senso alle parole, alle idee, alle posizioni specifiche. C’è poi la questione – assolutamente sottovalutata – del nuovo ambiente comunicativo creato dalle nuove tecnologie. I cosiddetti nuovi media non sono uno strumento di comunicazione, ma definiscono piuttosto un contesto diverso in cui le richieste e anzi direi le pretese di partecipazione aumentano costantemente. La politica deve trovare il modo di rispondere adeguatamente a questa ridefinizione delle forme d’interazione. Di certo non può cavarsela con qualche strizzata d’occhio su twitter o facebook.
3) Che ruolo vedi per gli intellettuali nella costruzione di un nuovo pensiero laico-liberale-socialista
Negli ultimi anni anche il mondo della cultura si è adattato alla semplificazione imposta dalla velocizzazione della mediatizzazione, che non ha riguardato soltanto il mondo dei media in senso stretto, ma ha via via interessato anche il modo in cui sono stati organizzati dibattiti, convegni, seminari. Basti pensare al ruolo svolto dai cosiddetti think tank, che sono stati creati intorno ai principali personaggi politici e che sono ben altra cosa rispetto a quelli americani,nei quali davvero si elabora nuova progettualità politiche, da noi invece ci si sterilizza nella polemica politica del momento, nell’organizzaizone di riflessioni di breve periodo e assolutamente interne al gioco del posizionamento personale.


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