Sarà capitato a tutti, e intendo dire proprio a tutti gli esseri umani addormentarsi almeno una volta ascoltando una storia, quale che essa sia stata! E’ altrettanto certo che ogni storia è una storia a sé; ma che cosa sia esattamente una storia è senz’altro la cosa, al tempo stesso più semplice e più difficile da definire. In particolare, in quanto potremmo definirli specialisti, i filosofi hanno da sempre preso a raccontare la storia dell’essere, appartenente al tempo del proprio vissuto, testimonianza di un passato e proiezione di un futuro in cui semplicemente potere o dovere credere. In estrema sintesi, potremmo dire un memoriale, espressione che, in generale, secondo il dizionario sta a significare “uno scritto o nota esplicativa di circostanze e di fatti degni di essere ricordati”.
Il mondo prima della storia, ovvero che cosa possa essere stata la vita prima che di essa si dicesse o, ancor prima, che cosa di essa il primo uomo pensasse, e naturalmente lui con essa …
In assoluto, la prima e originaria forma del pensiero è già rappresentazione e quindi ricordo di un’esperienza vissuta che appartiene al dato incontrovertibile dell’essere. E’ pertanto questa la ragione essenziale per la quale in epoca pre-omerica il termine aletheia stava per
Il pensiero formale, che nella tradizione della storia della filosofia nasce con Parmenide, rappresenta la prima versione di un software, non certo il primo, utilizzato dalla comunità degli esseri umani per circa 2.500 anni a venire. Altri software, precedentemente e comunemente utilizzati, erano stati il mito e ancor prima la pittura; e ogni software ha assolto e continua ad assolvere la funzione di raccontare, mai riprodurre, un’esperienza o anche tramandare una storia. Questo è accaduto per millenni, millenni di storia dell’uomo, fino ad oggi e per chissà quant’altro tempo ancora …
Oggi, tuttavia, qualcosa è cambiato e potrebbe ancora di più cambiare. Si tratta di una nuova consapevolezza, che attiene ad un processo di trasformazione in atto e che va sotto il nome di realtà virtuale, anticipato dal progresso scientifico e tecnologico dell’età moderna avanzata. A tale proposito, c’è da chiedersi: i modelli di interazione tra uomo e macchina consentiranno ancora in futuro di definire ciò che è/stato umano da ciò che presumibilmente non lo sarà più, e, in ragione di ciò, quale posto riserverà ancora il de-stino alla narrazione? La posta in gioco è altissima: archiviata la parentesi di Dio, si tratta ora di andare oltre l’uomo. Come sempre, la sfida al destino è intrapresa e Prometeo continua a farci da guida!
Angelo Giubileo

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