
La Rba ha mantenuto i tassi fermi al 4.1% nella riunione del mese di settembre, in linea con le aspettative di mercato. Si tratta della terza pausa consecutiva dopo persistenti rialzi, uno stop alla politica monetaria restrittiva resasi necessaria a causa del rallentamento economico. L’inflazione, si legge nello statement, rimane ancora eccessivamente alta, per cui potrebbe, in futuro, essere necessario un ulteriore inasprimento per portare l’indice dei prezzi tra il 2% e il 3%, ovvero i target prefissati dall’autorità monetaria. Il tutto dipenderà anche dall’evoluzione dei dati macro e quindi non solo dei prezzi. Il consiglio prevede che l’inflazione sarà intorno al 3.25% entro la fine del 2024 ma solo nel 2025 ritornerà intorno ai livelli pre pandemia. I dati macro, nel frattempo, evidenziano una economia che cresce sotto il suo potenziale con un aumento della disoccupazione previsto intorno al 4.5% alla fine del prossimo anno. La reazione del dollaro australiano non si è fatta attendere, con un ribasso che ha portato i prezzi a scendere di circa l’1% con un test del supporto chiave a 0.6400. Sul fronte dei mercati azionari, dopo la festività di ieri, abbiamo assistito ad un ribasso dei mercati asiatici, mentre i listini Usa, hanno chiuso la settimana scorso mettendo a segno le migliori performance dal mese di Luglio. Il rallentamento che si intravede anche negli Usa, sta alimentando le speranze che la Fed terminerà finalmente il ciclo di rialzo del costo del denaro e ciò per ora sostiene le borse ma fino a quando ?
VALUTE.
Pochissime novità sul fronte valutario considerata la festività di ieri, con i prezzi dei principali rapporti di cambio che si trovano ai livelli di apertura di ieri mattina quando è terminata la seduta asiatica. Il dollaro resta forte come se ci trovassimo a differenza dell’azionario, in una fase di avversione al rischio e dollaro in rialzo come asset rifugio. Lo dimostrano anche alcuni rapporti di cambio come EurAud, EurNzd GbpAud e GbpNzd, non lontano dai massimi, mentre NzdChf rimane a ridosso dei minimi storici a 0.5185. Sarà forse perché sulle valute si teme una ondata di dati macro negativi che spingeranno i paesi in recessione profonda ? C’è da chiederselo viste le price action. Intanto oggi, sul fronte dai, occhio ai Pmi dei servizi in Eurozona e Uk, oltre ai factory orders americani, gli unici market movers di giornata. Le price action risultano ancora in trading range delle ultime settimane, e non crediamo che almeno per il momento, tale quadro possa sostanzialmente cambiare.
Saverio Berlinzani

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