
Tutte le persone di buon senso, guardano al futuro, sperando di consegnare alle prossime
generazioni una società migliore, rispetto a quella che abbiamo ereditato. Purtroppo non è così; le persone che hanno una certa età, non possono non constatare che le cose vanno peggio. A
incominciare dal “razzismo latente” che è lo stesso di 55anni fa, quando ho fondato L’Eco di Milanoe Provincia.
Recentemente, Paola Egonu, esponente di spicco del mondo sportivo, rispondendo alle domande nel contesto di un’intervista, ha dichiarato che gli italiani sono razzisti. Ovviamente, non tutti i nostri concittadini lo sono. Fatta questa premessa, sono personalmente d’accordo con Paola Egonu, che sente sulla “propria pelle” le allusioni e gli insulti.
Il razzismo latente lo si avverte anche nei luoghi pubblici, ascoltando i discorsi dei poveri di spirito.
Non si evidenzia solo l’odio nei confronti dei neri di pelle, ma c’è ancora chi -coltivando la propria ignoranza- se la prende con i meridionali. Per dirla con Flaiamo, la “madre degli ignoranti è sempre incinta”. C’è ancora in modo diffuso, l’astio verso “i terroni” e l’odio nei confronti di chi ha la pelle scura. Del resto, in Italia c’è un partito politico che ha edificato le proprie fortune, in un primo tempo con l’anti meridionalismo e poi con lo spauracchio degli stranieri. È un vero peccato che i nostri figli e nipoti debbano ancora convivere con questi sentimenti retrivi.
Nel 1923 venivano accorpati al capoluogo lombardo 12 comuni; dopo 100 anni bisognerebbe allargare i confini della città, da nord a sud.
La grande Milano? È un affare!
Quest’anno ricorre il centesimo anniversario dal varo delle legge, che consentì l’allargamento dei confini di Milano. Nel 1923 furono aggregati al capoluogo lombardo 12 comuni. Fra questi:
Chiaravalle con Rogoredo, Greco, Lambrate, Affori, Baggio, Crescenzago, Gorla-Precotto,
Musocco, Niguarda, Trenno e Vigentino. Si trattò di un progetto lungimirante, quello realizzato
durante il Ventennio fascista. Ma già l’imperatore Napoleone Bonaparte, nel 1808 aveva accorpato a Milano 35 comuni.
I vantaggi che nel corso del secolo i territori entrati a far parte di Milano hanno goduto sono
evidenti. Un quartiere come Lambrate, dove ha sede la nostra redazione, ha l’’autobus che porta fino al S.Raffaele, la 54 che arriva fino a piazza del Duomo, e il tram 33 che termina la sua corsa alla Stazione centrale; mezzi di trasporto che non avrebbe avuto se fosse rimasto un comune autonomo.
In passato (vedi L’Eco del 2 gennaio 2019, in prima pagina, l’articolo titolato: “Il sogno della grande Milano) abbiamo già necessità di allargare ulteriormente i confini di Milano, da nord a sud, da Cusano Milanino a Melegnano; fin dove c’è continuità di insediamenti urbani.
Attualmente, tutti i comuni dell’hinterland Milanese usufruiscono dei servizi di trasporto dell’Atm; ed è solo grazie a Milano che i comuni della Provincia, escono dall’isolamento. In termini di servizi, la “Grande Milano” offrirebbe tanti vantaggi agli abitanti che entrerebbero a farne parte.
Roberto Fronzuti
(Direttore Responsabile del settimanale L’Eco di Milano e Provincia)

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