La rimozione del consigliere di amministrazione della Rai Angelo Maria Petroni ad opera del ministro del Tesoro Padoa Schioppa e la sua sostituzione con Fabiano Fabiani è la conferma ulteriore delle difficoltà che incontrano le manovre, ormai in corso in entrambi gli schieramenti, per sostituire Romano Prodi e dare vita ad un governo di larghe intese. Ed è anche una ulteriore dimostrazione di quanto il Presidente del Consiglio non sia disposto a farsi mettere da parte senza lottare.
Il blitz del ministro Padoa Schioppa, su input di Prodi, infatti, non ha per obbiettivo il controllo del servizio pubblico radiotelevisivo, già ampiamente schierato con il centro-sinistra.
Mancano appena sette mesi alla scadenza naturale del CDA: non sarebbe valsa la pena di suscitare un vespaio.
Il fatto è che Prodi ha cercato e trovato deliberatamente l’ennesimo “casus belli”. E lo scopo era, appunto, quello di gettare un macigno negli ingranaggi che giravano a pieno regime per accorciare la vita del governo.
Per ora il Presidente del consiglio ha ottenuto ciò che si proponeva. La rissa è scoppiata, e non poteva essere altrimenti, visto che proprio la RAI era il terreno di una delle rare intese “istituzionali” realizzate tra i due schieramenti, con una situazione di equilibrio: presidente e direttore generale al centro-sinistra, maggioranza dei consiglieri al centro-destra.
La forzatura che ha portato alla sostituzione di un consigliere di centro-destra con uno di centro-sinistra ha fatto quindi storcere la bocca anche a molti esponenti della maggioranza.
Ma ha reso più difficile il dialogo tra i due schieramenti.
Per Prodi, missione compiuta!
RAI: la rissa giova a Prodi
Il fatto è che Prodi ha cercato e trovato deliberatamente l’ennesimo “casus belli”. E lo scopo era, appunto, quello di gettare un macigno negli ingranaggi che giravano a pieno regime per accorciare la vita del governo.

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