La pubblicazione di intercettazioni telefoniche (Berlusconi-Sacca’) come quelle di altre inchieste (Moggiopoli, Vallettopoli) ha portato alla luce un nesso comune a tutte queste vicende: la RAI.Tanti personaggi, da Berlusconi a Moggi hanno brigato con la RAI per avere favori che sono stati regolarmente accordati. L’indice accusatorio e’ stato puntato verso chi ha fatto queste richieste indecenti mentre la RAI e’ stata considerata una vittima innocente, tanto che si costituira’ parte civile in eventuali processi. Ma ai teleabbonati, piu’ della sua posizione legale, dovrebbe interessare perche’ la RAI e’ cosi’ ricettiva a scorretti interventi dall’esterno. Per spiegare questo malcostume basta osservare quello che avviene in natura: quando un organismo e’ debole, e’ facilmente infiltrato da virus e batteri. Il sistema televisivo italiano e’ rachitico perche’ la RAI e Mediaset sono nate handicappate. Il loro handicap e’ quello di essere state create per finalita’ diverse da quelle proprie di un servizio di informazione pubblica. La RAI nacque durante il fascismo e la sua mission era quella di fare propaganda al regime. La Mediaset invece fu formata come televisione commerciale con lo scopo di fare soldi, seguendo un collaudato business model americano degli anni 50: investire il massimo nei diritti televisivi per grandi eventi sportivi e films di cassetta e riempire il resto del palinsesto con programmi spazzatura di basso costo. Considerati i loro obiettivi primari, le due aziende televisive hanno avuto un successo indiscutibile. Il fondatore di Mediaset e’ diventato in pochi anni l’uomo piu’ ricco d’Italia. La RAI, con la sua propaganda politica, ha reso popolari a livello nazionale decine di personaggi politici. In Inghilterra, lo spettatore medio riconosce al massimo 9/10 politici. In Italia, ha visibilita’ e quindi credibilita’, perche’ appare regolarmente in televisione, una folla di personaggi a cominciare da Dini, che si dice abbia un patrimonio di 300.000 voti, poi su, su, attraverso i leaders di una miriade di partiti da 0,qualcosa, seguono poi i vari esponenti di quelli un po’ piu’ consistenti fino ad arrivare alle cariche istituzionali (sindaci, governatori, ministri, presidenti) che oltre alla scorta di polizia hanno diritto anche a quella di inviati radio-televisivi al seguito.
Naturalmente il successo di RAI e Mediaset nel fare propaganda e soldi ha un prezzo salato che paga il pubblico. La televisione italiana all’estero e’ paragonata a quella del Kazakistan del film cult Borat. Piu’ volte osservatori stranieri hanno espresso il loro stupore per come un Paese culturalmente avanzato come l’Italia possa avere una televisione cosi’ arretrata.
Anche facendo tara delle differenze culturali, di linguaggio, stile e gusti, da un confronto con i telegiornali esteri. sono lampanti le gravi lacune di quello italiano.
Come nella presentazione: le notizie vengono date a raffica leggendo testi scritti come per articoli di giornali, mentre scorrono immagini scollegate; i vari tratti della personalita’ del telegiornalista sono riconoscibili mentre racconta la notizia: ilare,impegnato, giulivo,arrabbiato, ex-seminarista,donnaiolo, militante etc.
Come nei contenuti: la scaletta delle notizie dovrebbe essere determinata dall’impatto che i fatti riportati hanno sulle persone, invece spesso si privilegia l’aria fritta di certe dichiarazioni tipo “la pace e’ meglio della guerra” o “i giovani rappresentano il futuro”; non viene dato il giusto peso alle notizie quando si liquida in 20 secondi un fatto importante tipo la riforma della scuola e poco dopo si dedicano 2 minuti per l’uscita di un film o un disco.
Ma non e’ solo il settore dell’informazione che e’ al di sotto degli standard moderni, quello dell’intrattenimento lo e’ ancora di piu’. In Inghilterra questo tipo di programmi ha una durata media di 30 o 60 minuti, cio’ garantisce una varieta’ di offerta da coprire le molteplici esigenze ed interessi dei telespettatori ed al tempo stesso comporta una vivacita’ e creativita’ degli autori ed ideatori di questi shows che diventano datati dopo solo 2/3 anni.
In Italia abbiamo programmi-fiume di varieta’ con il solito format e, spesso, conduttore di 50 anni fa che puo’ essere Mike Bongiorno, Raimondo Vianello o il giovane Pippo Baudo. Per dare un’idea della peculiarita’ di questa situazione e’ come se nella musica leggera Nilla Pizzi fosse stata al top delle classifiche discografiche per tutti gli ultimi 50 anni cantando canzoni tipo “l’edera”.
Per il futuro non c’e’ da aspettarsi miglioramenti perche’ il sistema e’ bloccato. Chi opera all’interno della televisione non si puo’ autoriformare, chi e’ all’esterno ed ha il potere (politici e giornalisti), non ha interesse a cambiare. I politici per gli ovvi motivi spiegati precedentemente ed i giornalisti della carta stampata, attraverso i quali si manifesta l’opinione pubblica, sono stati cooptati dentro il sistema televisivo. I direttori dei giornali sono ospiti fissi nelle trasmissioni televisive e sono diventati delle celebrita’, invitati a presiedere serate e convegni come le veline nelle discoteche.
L’unica speranza per il telespettatore italiano sono la globalizzazione e le nuove tecnologie. Presto cambiera’ il modo di vedere i programmi televisivi, che saranno accessibili quando e dove uno vorra’ attraverso internet e la banda larga. Gia’ adesso attraverso il sito www.worldtvpc.com vengono distribuiti gratuitamente programmi provenienti da tutto il mondo. Quando i telespettatori cambieranno il telecomando con il clic del mouse, la sorte della RAI e Mediaset sara’ segnata.
I. Pecorai

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