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Ragioniamo di prospettive politiche a largo raggio…

di Claudio Bellavita | 19 Agosto 2013

… anche perchè non ne posso più di leggere se è meglio partecipare al congresso PD, dibattere in SeL, sognare nel PSI, o concorrere alla 157ma edizione del concorso per la nuova sinistra perfetta (quella con Ingroia non è venuta tanto bene…)
prospettive… anche perchè non ne posso più di leggere se è meglio partecipare al congresso PD, dibattere in SeL, sognare nel PSI, o concorrere alla 157ma edizione del concorso per la nuova sinistra perfetta  (quella con Ingroia non è venuta tanto bene…): queste faccende, come la ricerca  di un nuovo nemico del popolo da isolare e perseguire perchè si annida in mezzo a noi, sono di importanza inferiore alla tutela dell’habitat del paguro bernardo.
Sarà bene ripartire dai termini del problema, perchè i lavoratori di tutto il mondo che dovevano unirsi per seguire uno spettro che si aggirava invece solo per l’Europa, adesso sono per davvero di tutto il mondo, mentre l’Europa conta sempre di meno su tutti i piani , meno quello dei consumi pro capite, e rischia di diventare uno spettro. Non solo, ma la diffusione dell’economia dell’informazione e il costo sempre più basso dei suoi strumenti sta rovesciando i termini della rivoluzione industriale: le macchine per produrre possono sempre più stare a casa di ciascuno, e sono sempre più alla portata di tutte le borse. Non ci
vorranno molti anni per arrivare a stampanti tridimensionali a basso costo con le quali si può fare in casa della produzione fisica.

Sta cambiando la graduatoria di importanza degli elementi della ricchezza delle nazioni: disponibilità di materie prime e di energia, capitali da investire, lavoratori tecnicamente all’altezza delle produzioni richieste, creatività e ricerca scientifica, innovazione organizzativa e commerciale, strutture pubbliche efficienti e orientate allo sviluppo economico e alla giustizia sociale. Direi anche che gli elementi immateriali stanno cominciando a prevalere su quelli materiali.
Ma in questo cambiamento epocale che la sinistra tarda a comprendere ci sono dei gravi elementi di debolezza: i lavoratori di tutto il mondo non sono per niente uniti, e ben due spettri, anzi qualcosa di molto più sostanzioso di uno spettro, si aggirano per il mondo e forse rischiano di distruggerlo prima che noi si concordi una strategia alternativa. Sono la finanza globale, e il mercatismo selvaggio.

La finanza globale sta distruggendo i risparmi di tutti e la fiducia nelle istituzioni finanziarie, che ormai funzionano spacciando prodotti finanziari senza altro contenuto che la proprietà trasmissiva della truffa (si potrebbe definire produzione di truffe a mezzo di carta stampata). Eppure basta confrontare in USA i risultati nel tempo delle grandi banche di investimento spacciatrici di strumenti finanziari che non verranno mai onorati nella loro globalità, con quello dei fondi di investimento tipo Warren Buffett, che investono in imprese innovative in tutto il mondo.

Il mercatismo, che vuole ridurre tutti lavoratori al livello del più basso salario al mondo, nello stesso tempo sta distruggendo la possibilità di collocare i prodotti del sistema economico che nessuno può più comprare. E ci si avvia a concentrare la produzione su spazzature a basso costo ma con elevato contenuto di pubblicità che inquinano il mondo, e/o rendono i nostri bambini grassi e stupidi. Mentre guardiamo le foto del disastro ambientale degli stati dell’Ovest USA e Canada per produrre shale oil e shale gas a prezzi più bassi dell’ OPEC, e lo smog da carbone pervasivo di India e Cina, dove il carbone è la principale fonte di energia

Quante generazioni saranno condannate alla miseria e alle malattie da inquinamento prima che si avvii una risposta per utilizzare gli enormi vantaggi della ricerca e dell’ innovazione per raggiungere un livello dignitoso di vita in tutto il mondo, e un sistema di produzione e di mercato che procuri lavoro dignitoso per tutti con più tempo per sè, per l’ ambiente e la cultura? Si può: basta uscire dalla folle affermazione della scuola economica classica, che la sommatoria degli egoismi individuali porta automaticamente al massimo benessere collettivo: ci sta portando alla catastrofe, e chi lo dice viene trattato da eretico.

Certo, a uno stato solo non è possibile imporre dazi compensativi del dislivello di protezione sociale e ambientale tra le nazioni del mondo, e anche a livello UE bisogna badare al saldo delle bilance dei pagamenti, non possiamo applicare dei dazi ai paesi dove esportiamo più di quello che importiamo. Si può perdere un po’ di tempo a livello ONU per stabilire principi generali che la maggior parte dei paesi che li votano non applicheranno: è poco, ma è meglio di niente. Meglio ancora sarebbe intensificare anche dei meeting mondiali da fare ogni anno a tema, per recuperare la voce di quanti sono delusi dalla politica inefficiente e corrotta dei loro paesi.

Sarebbe un grande compito per l’ Internazionale Socialista, o progressista, se cambiando nome ci sono più adesioni: quello che speriamo è che un nuovo Willy Brandt ne sia il motore ideologico ( la Germania può portare a esempio di tutti l’ esperienza della compartecipazione nelle sue grandi aziende)e finanziario, e lo faccia, scusate se ci tengo, a nome del PSE. Potrebbe essere il canto del cigno dell’ Europa, perchè è vero che gli stati dell’ UE messi insieme sono l’area più ricca del mondo, ma certo non siamo l’area più influente nè economicamente nè politicamente nè culturalmente nè militarmente, e al nostro interno stan cominciando a prevalere quelli che sognano di trasformare l’ Europa in una enorme Svizzera di staterelli senza un’ idea comune e senza peso nel mondo.

Pubblicato in : Editoriale

Info Claudio Bellavita

claudio bellavita, dirigente Stet-telecom in pensione, è anche stato amministratore di banche. Ora si occupa di politica locale (capogruppo pd circoscrizione centro di Torino) e scrive. La sua “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” uscita come e-book su Amazon è in testa alla classifica del settore educazione, e verrà adottata dal liceo italiano di Parigi e consigliata come lettura alle matricole di ingegneria gestionale del Politecnico

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