Da quando ha rinunciato a fare carriera politica e, pertanto, preso consapevolezza che non sarà mai presidente della repubblica, tuttocchiali ha potuto farsene una ragione coltivando una illusione, che è diventata il palliativo al più ambizioso progetto originario: diventare quirinalista.
Diconsi così quei giornalisti che passano la vita a svolgere un incarico prestigioso che, in aggiunta, non contempla il rischio di non sentirsi all’altezza.
Si tratta, il più delle volte, di prendere un comunicato dell’Alto Colle, sezionarlo, decidere quali frasi mettere tra virgolette, di quali fare un riassunto tipo Bignami, e la pagnotta, ferie e festività incluse, è guadagnata.
Ma sono due i momenti topici di questa professione dai quali tuttocchiali è maggiormente attratto.
E si verificano, ovviamente, quando a parlare è il Presidente in persona: può avvenire quando meno te lo aspetti, secondo l’ispirazione dell’Inquilino del Colle; ma avviene, inesorabilmente, anche quando proprio te lo aspetti, ogni ultimo dell’anno.
Nel primo caso il lavoro di tutti i quirinalisti si affida all’ermeneutica: consiste nel decifrare cosa l’Inquilino abbia voluto dire, a cosa abbia alluso, a chi si sia rivolto nel manifestare i propri sentimenti. Nel secondo all’apologetica, per mettere nel dovuto risalto che il Presidente ha detto cose buone e giuste, ha indicato la via, ha fatto rinascere la speranza.
In questi due momenti tuttocchiali vorrebbe essere lì. Non a contenderne la gloria ai quirinalisti. Ma a domandare loro, nel primo caso, quando sono costretti a sudare per decifrare cosa abbia voluto dire: “e capperi, siete un esercito, possibile che non si trovi uno che abbia il coraggio di fermare il Presidente, o il suo addetto stampa per notificare che non si è capito una mazza e che siano più chiari la prossima volta?”
Mentre nel secondo caso, ai quirinalisti intenti ad affastellare gli elogi per il discorso di fine anno, come sempre scopiazzato da un libriccino dove i capitoli si chiamano articoli, tuttocchiali chiederebbe perché mai, se ha tanto successo, la Costituzione venga pubblicata una volta l’anno e non tutti i giorni!
QUIRINALISTI
Da quando ha rinunciato a fare carriera politica e, pertanto, preso consapevolezza che non sarà mai presidente della repubblica, tuttocchiali ha potuto farsene una ragione coltivando una illusione, che è diventata il palliativo al più ambizioso progetto originario: diventare quirinalista.
Diconsi così quei giornalisti che passano la vita a svolgere un incarico prestigioso che, in aggiunta, non contempla il rischio di non sentirsi all’altezza.
Si tratta, il più delle volte, di prendere un comunicato dell’Alto Colle, sezionarlo, decidere quali frasi mettere tra virgolette, di quali fare un riassunto tipo Bignami, e la pagnotta, ferie e festività incluse, è guadagnata.
Ma sono due i momenti topici di questa professione dai quali tuttocchiali è maggiormente attratto.
E si verificano, ovviamente, quando a parlare è il Presidente in persona: può avvenire quando meno te lo aspetti, secondo l’ispirazione dell’Inquilino del Colle; ma avviene, inesorabilmente, anche quando proprio te lo aspetti, ogni ultimo dell’anno.
Nel primo caso il lavoro di tutti i quirinalisti si affida all’ermeneutica: consiste nel decifrare cosa l’Inquilino abbia voluto dire, a cosa abbia alluso, a chi si sia rivolto nel manifestare i propri sentimenti. Nel secondo all’apologetica, per mettere nel dovuto risalto che il Presidente ha detto cose buone e giuste, ha indicato la via, ha fatto rinascere la speranza.
In questi due momenti tuttocchiali vorrebbe essere lì. Non a contenderne la gloria ai quirinalisti. Ma a domandare loro, nel primo caso, quando sono costretti a sudare per decifrare cosa abbia voluto dire: “e capperi, siete un esercito, possibile che non si trovi uno che abbia il coraggio di fermare il Presidente, o il suo addetto stampa per notificare che non si è capito una mazza e che siano più chiari la prossima volta?”
Mentre nel secondo caso, ai quirinalisti intenti ad affastellare gli elogi per il discorso di fine anno, come sempre scopiazzato da un libriccino dove i capitoli si chiamano articoli, tuttocchiali chiederebbe perché mai, se ha tanto successo, la Costituzione venga pubblicata una volta l’anno e non tutti i giorni!

La spiegazione mi appare abbastanza semplice: perché la Costituzione serve quando si deve dire qualcosa ma non si sa cosa. O si vuol dire cose che ognuno sia libero di intendere come gli pare . Per questo gli articoli c.d. “programmatici” sono una vera goduria . Redatti con spirito magari onesto ,ma letti con accenti “professionali”, sono la spiegazione ,la speranza ,la condanna ,la giustificazione di tante posizioni che non utilizzarle sarebbe proprio da autolesionisti .
Per inciso,un interrogativo .Con tutte le prodi “liberalizzazioni” di questo Governo (ordini professionali ,tassisti et similia ),non vi siete accorti che manca proprio quella più…..”onorevole”? Ma come mai………!!!!
Dei comunisti della vecchia guardia ne stimavo pochi, direi due. Uno era Amndola e l’altro il suo discepolo Napolitano.
Tra le varie cavolate che il centro destra ha fatto dopo aver perso -al pelo- le elezioni per me la principale è non avergli dato il voto per il Quirinale.
Il suo primo messaggio agli italiani da lì sarebbe stato di certo più incisivo. Tuttavia qualcosa, in modo garbato ma non reticente, ha detto. Provo a tradurlo in parole povere: l’Italia ha una classe politica -costruita per coptazione- inefficente e cleptocratica. Molte responsabilità però ce l’hanno i cittadini che si intruppano acriticamente in uno schieramento appaltando i voti a scatola chiusa.
In nessuna democrazia occidentale coloro che scelgono di volta in volta chi eleggere, al centro o in periferia, sono così pochi come in Italia.
Traduzione della traduzione: ogni popolo ha i governi che si merita.