Da un decennio sette tv toscane sono in lite con il comune di Siena che non permette la ricezione dei loro programmi. La Cassazione ha dichiarato illegittimo il comportamento dell’amministrazione ma in Tribunale la causa è già al quarto rinvio consecutivo.
Da un lato le esigenze estetiche ed ambientali di una città unica al mondo. Dall’altro il rispetto di princìpi ineludibili quali la libertà di espressione ed il libero mercato. In bilico tra questi due poli si sta consumando a Siena una lunghissima battaglia tra il Comune ed un gruppo di emittenti televisive che non si rassegnano a vedere leso il loro diritto a raggiungere con il loro segnale le abitazioni dei senesi. E, siccome siamo in Italia, il campo di battaglia non consente di vedere le cose nitidamente. E nemmeno è lecito coltivare speranze di una rapida soluzione del conflitto. Ci sono le carte bollate di mezzo: le lungaggini e le fumisterie di una giustizia civile che, non a caso, viene ritenuta ostacolo insormontabile alle speranze di vedere risalire la nostra economia o quantomeno di arrestarne il declino.
Tutto nasce agli inizi del nuovo millennio quando gli amministratori della città del Palio decidono di fare tabula rasa di tutte le antenne e parabole che deturpano lo skyline senese. Di portare la televisione nelle case senesi si occuperà “Siena Innovazione”, società controllata dal comune, non prima di aver provveduto alla “rottamazione” di 25mila antenne rimosse dai tetti della città. Per sostituirle, si provvede a realizzare ad una rete via cavo. Che, però, non ha una capacità illimitata. Solo una sessantina di programmi, infatti, risultano fruibili tramite quella che è diventata, di fatto, l’unica emittente nel territorio senese. Dopo di che, chi è dentro è dentro, chi non c’è, peggio per lui!
Dunque, è abbastanza naturale che qualcuno abbia pronunciato il proprio “non ci sto”. Le emittenti che hanno ingaggiato la loro battaglia legale contro quello che appare loro un sopruso ed una limitazione del mercato e della libertà, sono sette. Tutte toscane e difese dall’avvocato Felice Vaccaro. Fiorentino, Vaccaro è un veterano della lunga guerra delle antenne che si combatte nei cieli italiani fino dai primi tempi della liberalizzazione delle frequenze (anni settanta del secolo scorso). Ha tutelato gli interessi di Mediaset e di numerose altre società radiotelevisive. Fino ad oggi le sorti di questa nuova disputa dell’etere sono incerte. Ci sono state pronunce di segno opposto. In un primo momento, il Tar ha visto soccombere le emittenti. “Ma si è trattato – mette in guardia Vaccaro – sempre di sentenze di rigetto od inammissibilità dei ricorsi, perchè rivolti contro “precedenti scelte del Comune”, per impugnazioni non tempestive, avendo le emittenti iniziato il contenzioso con il Comune di Siena per via delle sue iniziative televisive nel 2003-2004, mentre l’”atto fondativo” della rete ibrida via cavo, la delibera n. 892/1999, avrebbe dovuto esser impugnata al TAR entro sessanta giorni dalla sua adozione”. Molto più significativa, secondo l’avv. Vaccaro, una ordinanza della Cassazione, chiamata a decidere sulla competenza a pronunciarsi sulla controversia da parte del Tribunale civile di Siena. La Cassazione ha riconosciuto la competenza del tribunale (dando così ragione alle 7 emittenti e torto al Comune). E le motivazioni contenute nell’ordinanza rappresentano autentiche mazzate per le tesi e per il comportamento dell’amministrazione comunale senese: “…l’installazione e l’esercizio degli impianti ripetitori senza autorizzazione ministeriale…costituisce un’attività vietata e sanzionata dalla legge… non essendo ipotizzabile la gestione pubblica di un servizio che si risolva nel coordinato compimento di atti costituenti illeciti”. Di fatto, l’autorizzazione concessa al Comune era solo per la trasmissione di un unico canale comunale, non per portare nelle case senesi sessanta programmi di altre emittenti. “ Vittoria netta per le nostre tesi – sostiene Vaccaro – perché la Cassazione con ordinanza n. 26817/2009 ha definito illegittima e non servizio pubblico l’attività di teleradiodiffusione del Comune di Siena”. Dunque, fine di questa ennesima battaglia dell’etere e presto si potrà sapere se prevarranno le ragione della libertà rispetto a quelle “estetiche” del Comune? Non scherziamo, siamo in Italia e si tratta ora di una causa civile. Che è stata promossa nel 2006, ha visto affermata dalla Cassazione la competenza del Tribunale civile nel 2009, e che, proprio in questi giorni, ha avuto il suo quarto rinvio (per carichi di lavoro del giudice) al 2 febbraio 2015.

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