La Bce, la banca europea presieduta da Mario Draghi, per statuto, non può finanziare gli stati dell’Unione Europea, ma può concederli alle banche. Viceversa, se la Bce dovesse finanziare direttamente lo stato italiano allo 0.15%, il governo risparmierebbe 80 miliardi all’anno.
La Bce, la banca europea presieduta da Mario Draghi, per statuto, non può finanziare gli stati dell’Unione Europea, ma può concederli alle banche. Una volta messi in cassaforte centinaia di miliardi di euro, il sistema bancario li presta alle Regioni, alle province e ai comuni a tassi onerosi. Le banche italiane prendono in prestito i capitali dalla Bce allo 0.15%. Con i soldi presi a credito dalla Bce, i cosiddetti istituti di credito italiani acquistano i buoni del tesoro decennali, che in alcuni momenti, hanno reso anche il 5%. Le banche finanziano gli enti pubblici a tassi vicini all’usura (un comune della provincia di Milano di poco inferiore ai 15mila abitanti, paga 100mila euro di interessi all’anno sulla cosiddetta anticipazione di cassa (quello che comunemente viene chiamato il fido di conto corrente) più gli oneri finanziari sui mutui stipulati per opere pubbliche (altre centinaia di milioni di euro). Questa è pura follia. Viceversa, se la Bce dovesse finanziare direttamente lo stato italiano allo 0.15%, il governo risparmierebbe 80 miliardi all’anno. Il Giappone, che ha un debito pubblico doppio rispetto al nostro, non ha il problema dello spread, perché i titoli di stato li comprano gli stessi giapponesi con interesse poco superore al 2%. Il debito nei confronti dei propri cittadini non fa paura; non si è esposti alla speculazione dei cosiddetti mercati. L’Italia ha una ricchezza che ammonta a oltre quattro volte il debito pubblico; i governanti di casa nostra, dovrebbero fare come il Giappone: incentivare gli italiani a comprare il nostro Debito. L’altra assurda anomalia dell’Europa è la doppia sede parlamentare: Bruxelles e Strasburgo. Se tale stranezza l’avessimo concepita noi italici (una sede a Roma e una a Milano) avrebbero detto che siamo i soliti simpatici pasticcioni. Ma è davvero singolare che nessuno s’indigni per i miliardi buttati via per questo “doppione”; per il fatto che a scadenze determinate il personale deve spostarsi da una sede parlamentare all’altra, con conseguente passaggio di montagne di valigie piene di documenti e di trasferte pagate agli “onorevoli”. Il tutto a spese dei contribuenti europei, italiani compresi. E che dire degli agricoltori italiani che sono perseguitati dalle multe sulle quote latte, non essendoci più in Italia la libertà di mungere le mucche? Con queste premesse, ci chiediamo, una simile Europa, con le sue anomalie, con i cattivi esempi di spreco, come possa essere il “faro che illumina il nostro cammino”, lo strumento che ci consente di risolvere i problemi. I nostri lettori conoscono le posizioni più volte espresse sull’euro. Siamo convinti che neanche i più accreditati economisti siano in grado di prevedere le conseguenze che potrebbero scaturire, dalla nostra uscita dall’euro. Ma siamo certi del fatto che questi dodici anni di “euro” hanno ridotto l’Italia alla miseria, con il debito pubblico che cresce a dismisura, la produzione industriale che arretra e con la disoccupazione arrivata a livelli mai raggiunti, dal dopoguerra ad oggi. E allora che fare? Cambiare profondamente questa Europa! L’alternativa è far tornare tutti insieme, i paesi dell’Unione, alle monete nazionali, ripristinando la situazione in essere, prima della entrata in vigore della moneta unica, lasciando validi i trattati economici e la libera circolazione.

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