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Quello che i sondaggi ……. dicono

La maggioranza degli italiani (in ciò non c’è divisione né di ceto, né di età o di formazione) reclama come il pane un “piano di rifondazione nazionale”.

di Daniele Marchetti | 13 Maggio 2019

Diffidare dei sondaggi è sempre opportuno oltre che utile. Ciò vale per i politici ma anche, e forse ancor di più, per i commentatori. Ciò detto, però, le ultime rilevazioni demoscopiche relative alle prossime ed ormai imminenti elezioni europee, riportano alla luce, in modo pressoché inequivocabile, un fatto assai interessante.

Innanzitutto i dati: nelle due ultime settimane la Lega, forse anche a causa dello scomodo e, per tanti aspetti, imbarazzante “caso Siri”, sembra perdere consenso al ritmo settimanale dell’1%. Consensi che, sempre secondo le più accreditate agenzie sondaggistiche, non andrebbero alle opposizioni, bensì all’altro partner di Governo, il Movimento 5 Stelle che, contrariamente alla tendenza registrata negli ultimi 11 mesi (il tempo del Governo Conte), risalirebbe di uno speculare 2% riducendo molto il gap con la Lega oggi accreditata di un buon 31% dei voti contro il 26% attribuito ai grillini. Tutto in una sorta di flusso orizzontale del consenso.

Ecco il fatto!

La maggioranza degli italiani: incavolata, delusa, amareggiata (e talvolta, disperata) ma mai doma, che il 4 marzo 2018 ha premiato l’irruenza, l’irriverenza e la spavalderia di Lega e 5Stelle, non esce dal recinto della maggioranza quasi a ribadire l’invito al cambiamento, alla necessità di liberare l’Italia dal giogo di uno stato di cose non più tollerabile.

Una maggioranza “di pancia” ma assolutamente coesa e, per così dire, avulsa dall’appartenenza politica. Una maggioranza “della necessità” che salda insieme fasce di popolazione con reali bisogni materiali a strati sociali che reclamano maggiori possibilità e, di conseguenza, più libertà.

Quella maggioranza “trasversale” che da sempre ha sostenuto, incitato e difeso -in Italia- il sogno del cambiamento. La stessa maggioranza “arcobaleno” che nel 1994 appoggiò la rivoluzione liberale del primo Berlusconi (si ricorderà la parata di personalità di sinistra che non tardarono ad arruolarsi nelle file di Forza Italia) e che nei primi anni 2000 gonfiò (anche da destra) le ali alla rottamazione di Renzi, nel 2018 si è aggrappata alla proposta sovranista ed iperpopulista di Grillo e Salvini. Una fiducia, fra l’altro, che non sembra essere a tempo, né facile da scalfire.

Ecco la cifra culturale che sembra emergere con chiarezza disarmante dalle ultime rilevazioni: la maggioranza degli italiani (in ciò non c’è divisione né di ceto, né di età o di formazione) reclama come il pane un “piano di rifondazione nazionale”

Una sorta di “nuova via alla speranza” che punti non solo a rifondare la politica ma anche tutte le altre espressioni dello Stato e, più in generale, della società civile a partire dalla (bistrattata) scuola e dalla (superba) giustizia.

È con questa sfida immane ma anche ineludibile per una casa che rischia seriamente di andare a fuoco, che dovrà misurarsi ogni nuova, credibile e realistica proposta politica.

Il resto sono scaramucce senza arte né futuro!

Daniele Marchetti

Pubblicato in : EditorialeTag: 5 stelle, anni, berlusconi, consenso, elezioni, futuro, governo, italia, lega, movimento, renzi, rifondazione, rottamazione, scuola

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

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