Vito De Meo

Il caso
conferma l’importanza del piccolo borgo di Castellina in Chianti come centro di
passaggio, stazione utilissima per recarsi nelle più disparate località
utilizzando altre strade in alternativa al classico tragitto della Francigena.
Come è noto, l’abitato è da sempre incrocio d’importanti arterie stradali in
comunicazione con le valli d’Arbia, d’Elsa e della Pesa. Per questo luogo
passava inevitabilmente molta gente: pellegrini, commercianti, viandanti d’ogni
tipo e località. Persino Papa Leone X, durante il
suo viaggio per incontrare Francesco I re di
Francia a Bologna, sostò una settimana a Firenze e, di conseguenza, a
Castellina nel novembre del 1515.
Volendo evidenziare il transito di uomini di chiesa per Castellina, l’esempio
più interessante e rilevante, se non altro per lo spessore squisitamente
teologico e morale dell’individuo, è quello del celeberrimo padre Francisco Macedo da Coimbra (Portogallo), soprannominato «monstrum scientiae». Nacque
a Coimbra nel 1596, formatosi da giovane in ambito gesuitico (1638) passò poi
all’Ordine dei Frati Minori con il nome di Francesco di Sant’Agostino (1642). Personalità coltissima e poliedrica, ricoprì
svariati ruoli sia nelle corti d’Europa che in ambito ecclesiastico:
consigliere di Anna
d’Asburgo regina di Francia e del
re di Portogallo; qualificatore del S. Uffizio (l’Inquisizione) e durante un
suo viaggio in Italia, papa Alessandro VII lo
nomino lettore di controversia del Pontificio Collegio Urbano nonché professore
di Storia Ecclesiastica presso lo Studium Urbis (l’Università della Sapienza),
insegnamento introdotto per la prima volta in Europa proprio a Roma intorno al
1660. Mantenne la cattedra otto anni prima di dimettersi per insegnare
filosofia morale all’Università di Padova. Leggi tutto: http://www.toscanalibri.it/it/scritti/quella-volta-in-cui-padre-francisco-macedo-da-coimbra-fu-cacciato-da-castellina_2934.html

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