Joyeux Noël – Una verità dimenticata dalla storia: un film del 2005 diretto da Christian Carion è un significativo esempio di cultura della pace. S’ispira ad episodi realmente accaduti nel periodo natalizio del 1914 quando, dalle trincee del fronte franco tedesco, nella prima guerra mondiale, alcuni reparti inglesi, tedeschi e francesi, coinvolgendo oltre 100 mila soldati stabilirono spontaneamente una tregua condividendo canti natalizi e anche scambiandosi doni attraversando le rispettive trincee.
Poi, la disciplina militare fu ristabilita ci furono sanzioni disciplinari, deferimenti su altri fronti e negli anni successivi maggiori controlli impedirono che episodi simili si ripetessero.
Ma quello che avvenne fu qualcosa di più di una semplice tregua natalizia perché è indicativo di uno stato d’animo e porta ad alcune considerazioni.
Anzitutto il fatto che la propaganda bellicista non era riuscita a cancellare del tutto l’idea che la guerra- piovuta addosso come una maledizione – fosse un’assurdità. Infatti mentre nel 1939-45 il conflitto fu la necessità di resistere alle aggressioni dei regimi nazista e fascista la prima guerra mondiale scoppiò per una serie di errori diplomatici, di equivoci sulle intenzioni della coalizione rivale.
Invece ,nel primo anno della Grande guerra (in quelli successivi i molti morti e il pericolo della sconfitta avrebbero rafforzato lo spirito bellico) si era ancora sotto l’effetto di un conflitto che si era scatenato contro ogni previsione.
Infatti, le soluzioni messe trovate dalla diplomazia in occasione delle precedenti crisi, in Marocco e nei Balcani, avevano dato l’illusione che il concerto delle potenze europee reggesse ancora. Nel 1914, le tensioni apparivano addirittura stemperate in quanto la Germania aveva, di fatto, rinunciato alla competizione navale con la Gran Bretagna e, in Francia, l’impero coloniale distoglieva l’attenzione dell’opinione pubblica dall’Alsazia-Lorena. P.M.Kennedy ha rilevato che “paradossalmente a un osservatore non in possesso di informazioni riservate le relazioni anglo-tedesche devono essere sembrate più distese”. (Cfr.P.M.Kennedy, L’antagonismo anglo tedesco 1860-1914,,.tr.it., Milano, 1993 p. 623).
Così, dopo Sarajevo, si ritenne che alla prevedibile reazione austriaca avrebbe fatto seguito una mediazione internazionale ma si sottovalutò il carattere cruciale di quell’area per l’Austria-Ungheria, – che, vi aveva cercato la compensazione alla perdita della supremazia in Germania – e per la Russia, che la considerava testa di ponte nel Mediterraneo.
Per di più, la politica si muoveva ad una velocità inferiore rispetto ai militari. Il timore di essere sorpresi da un attacco improvviso accelerava i tempi della mobilitazione di grandi eserciti che era difficile fermare perché il “nemico” adottava contromosse altrettanto celeri.
La seconda considerazione è che nel 1914 l’ostilità fra i contendenti non era affatto scontata come sarebbe divenuta, poi, alla fine del conflitto.
Nei vari Paesi europei, l’opinione pubblica – sebbene influenzata dall’atteggiamento di minoranze interventiste, agevolate dal sensazionalismo di vari quotidiani che mettevano in risalto il rischio di essere attaccati di sorpresa – voleva il mantenimento della pace ed è stato sottolineato da W. Mulligan, (Le origini della prima guerra mondiale, Roma 2011, pp. 179-87) e da N. Ferguson(,Il grido dei morti, Milano 2014, sp. pp 230-9).
che, se avesse avuto più influenza, al momento delle scelte, probabilmente la guerra sarebbe stata evitata . Invece, i governi erano attenti soprattutto alla stampa estera, specie agli appelli al riarmo e alla tutela del prestigio nazionale
Inoltre, Sergio Romano ha individuato anche, tra le cause della guerra, la generale convinzione che un eventuale conflitto sarebbe durato solo poche settimane perché l’opinione pubblica europea aveva il ricordo delle guerra del 1859 del 1866 e del 1870 decise da una o al massimo da due battaglie campali e con un numero relativamente basso di perdite (cfr. S.Romano, (Disegno della storia d’Europa dal 1789 al 1989, Milano 1991, pp 117-8).
L’episodio narrato in Joyeux Noel ma anche quello reale coinvolse anzitutto inglesi e tedeschi. La Gran Bretagna era entrata in guerra in omaggio alla sua politica di impedire un’egemonia di una sola sul Continente, come aveva già fatto con Napoleone. Era quindi, una strategia politica, non un’ostilità aprioristica fra due popoli che prima del 1914 si erano considerati affini. Anche dalla regina Vittoria affezionata alla cara piccola Germania culla della casa di Hannover non percepiva la dirompente novità dei Reich bismarckiano. D’altronde, Guglielmo II, nel 1914, fino all’ultimo non aveva voluto credere che la Gran Bretagna sarebbe entrata in guerra.
L’ostilità tra Francia e Germania per molto tempo è stata considerata endemica o addirittura scontata, data la contiguità delle due potenti nazioni che non sono nemmeno separate da grandi barriere naturali, tanto che, come ha osservato A J P Taylor ( in Storia della Germania Milano 1981), nel corso della storia, il confine franco–tedesco si è più volte spostato in una direzione o in quella opposta. Pensiamo ad esempio, all’epoca di Richelieu, a quella di Napoleone o a quella di Bismarck.
Di conseguenza ci si è sorpresi della progressiva intesa che ha caratterizzato i rapporti franco tedeschi negli ultimi decenni. In realtà, l’ostilità era nata nel 1870 perché i francesi non vedevano di buon occhio un vicino così potente e la Germania di Bismarck non accettava l’egemonia francese in Europa. Da qui, la guerra franco-prussiana e la costituzione dell’Impero tedesco che inglobò l’Alsazia e la Lorena. A ricordo di questa “mutilazione” la statua che rappresentava Strasburgo in Place de la Concorde, fu ricoperta da un velo nero.
Nella seconda guerra mondiale l’occupazione della Francia da parte della Germania nazista e la sua liberazione dopo lo sbarco in Normandia furono gli episodi culminanti del conflitto. Dal crollo del nazismo nacque la nuova Germania democratica ma nell’ immediato dopoguerra le ferite erano ancora aperte.
Poi , l’ l’intesa Adenauer – Schuman pose le basi per una stretta collaborazione nell’ambito della Nato e della nascente Comunità europea. Nei decenni successivi, Francia e Germania hanno anche compreso che la cosa migliore, per loro, era stabilire un rapporto privilegiato che sarebbe divenuto, per vari aspetti, egemone in Europa .
Gabriele Parenti

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