
Viviamo di scadenze, alcune vicine, prossime, altre lontane, alcune ci sembrano molto lontane ma nei tempi della natura sono dietro l’angolo. Chi pensa al 2050? Entro quell’anno il livello del Mare Mediterraneo, dicono le ricerche scientifiche, dovrebbe alzarsi mediamente di 20 centimetri. Per arrivare a quasi 60 centimetri entro il 2100. Sembrano pochi 20 o 60 centimetri ma bastano per sommergere coste e località marine varie.
Ci sembra più importante la scadenza di 15 giorni: quella della ripresa scolastica italiana di metà settembre dopo l’anno pandemico che da febbraio ha tenuto deserte aule e sfollati i corridoi di scuole e università. Sarà una bella sfida, speriamo che il sistema si prepari al meglio con regole chiare e protocolli condivisi, e con spazi ben indicati.
Ha ragione il virologo Galli: importante ripristinare la figura di un medico o di un referente sanitario per ogni scuola anche per necessità non solo connesse al Covid attuale. E i protocolli devono chiarire bene i compiti che toccano alle famiglie e i doveri che competono alle amministrazioni, sennò che ci stanno a fare le amministrazioni? Insomma c’è da mettersi d’accordo su chi fa cosa e soprattutto sulla condivisione delle procedure di sicurezza, distanziamento e isolamento nel caso di situazioni critiche. Tutto si può affrontare se c’è un protocollo condiviso e una regola chiara. Mica poco.
Le scadenze servono a questo: a prepararsi. E meno male che abbiamo le scadenze. Dovrebbero e devono farci allertare anche verso gli eventi imponderabili e imprevedibili. L’evento pandemico non lo è più, anche se mantiene aspetti, come dicono i medici, di imprevedibilità rispetto ad altri virus. E al riguardo ci sono altre due scadenza più o meno precise: dai 6 mesi ad un anno per avere un vaccino efficace e distribuibile, quindi facendo una mano di conti dalla primavera all’autunno 2021 e poi come dice l’OMS -Organizzazione Mondiale della Sanità- due anni per debellare il virus nel mondo. Speriamo. Affidandoci a questa previsione studio dell’OMS: per il 2022, più o meno estate di quell’anno, potremmo archiviare l’emergenza Covid-19 e magari affrontare qualche altra sopravveniente emergenza.
Poi ci sono le scadenze politiche e amministrative: fra 20 giorni ci sarà il week end della verità e sapremo se gli italiani vogliono o meno tagliare il numero di parlamentari. Mi dicono che ci saranno sorprese. Con naturali ricadute. Poi ci sarà da valutare il risultato delle elezioni in sette regioni italiane di peso dal Veneto alla Liguria, dalla Puglia alle Marche, dalla Campania alla Toscana alla Valle d’Aosta. Poi vanno al voto mille comuni tra cui alcune città simbolo per dimensione, popolazione, per storia e geografia. Di fatto mezz’Italia alle urne per più livelli di voto e anche qui con naturali contraccolpi a seconda dei risultati e dei numeri di successo o insuccesso.
Sarà un settembre vibrante, a dir poco. In parallelo arriverà la ripresa del campionato di calcio e anche qui dovremo essere pronti a scadenze e ri-scadenze a seconda di risultati sul campo e risultati dei tamponi. Poi ci sono le scadenze che sembrano più lontane e che invece sulla base dei tempi della natura sono un battito d’ali, quasi una scadenza dietro l’angolo. Sono le scadenze indotte dalla variazioni climatiche quelle che ogni anno o ogni stagione ci propongono un assaggio di quel che sarà l’anno successivo tra bolle di calore, ondate africane, temporali disastrosi, scioglimento dei ghiacci e migrazione della flora e della fauna. C’è quel 2050 come data emblema entro la quale è fissato il rialzo del Mediterraneo di una ventina di centimetri. 30 anni sono tanti e sono pochi.
Dove sarà fra trent’anni la costa che oggi è qui a Ravenna come a Venezia a Sabaudia come a Tropea? Se lo chiedono climatologi e geologi, economisti e amministratori, perché la cosa non sarà ininfluente.. Cito da Le Scienze dati INGV a piccolo titolo di esempio lo studio “Natural Variability and Vertical Land Motion Contributions in the Mediterranean Sea-Level Records over the Last Two Centuries and Projections for 2100”, pubblicato nel 2019 sulla rivista Water della MDPI. Ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), della Radboud University (Olanda) e della Sorbonne Université (Francia) hanno osservato come potrebbe aumentare il livello del mare nel 2050 e nel 2100 in corrispondenza di nove stazioni mareografiche poste nel Mediterraneo centro-settentrionale, che ne misurano il livello a partire dal 1888.
Il calcolo ha incluso gli effetti della subsidenza. I risultati mostrano che nello scenario climatico cosiddetto RCP8.5, si potrà verificare entro il 2050 un aumento massimo del livello medio del mare di circa 20 cm mentre nel 2100 si potranno raggiungere i 57 cm circa. Nello scenario RCP2.6, meno critico del precedente, nel 2050 si potrà avere un aumento di 17 cm e nel 2100 di 34 cm”. Per ogni approfondimento potete cercare in rete il nome Marco Anzidei, ricercatore dell’INGV, coautore dello studio e coordinatore del progetto europeo SAVEMEDCOASTS (www.savemedcoasts.eu) che ha finanziato la ricerca.
Antonio Vecchio – autore dello studio e ricercatore della Radboud University – precisa, , che “a livello locale le fluttuazioni del livello marino possono contribuire fino al 9% della variazione totale attesa, mentre subsidenza e variabilità nel loro insieme sono responsabili di circa il 15% della variazione del livello del mare. Nella laguna di Venezia, dove la subsidenza accelera l’effetto dell’aumento del livello marino, si stima che nel 2100 il livello medio del mare sarà più alto rispetto ad oggi tra i 60 e gli 82 cm”
“In particolare” – conclude Marco Anzidei – “lungo le coste basse e subsidenti gli aumenti attesi sono in grado di causare una ingressione marina più rapida, cioè il mare tende a sommergere tratti più o meno ampi di costa in maniera più veloce rispetto alle zone non subsidenti. Ciò rappresenta un fattore di rischio per l’ambiente, per le infrastrutture e per le attività umane, come l’erosione e l’aumento dei rischi legati ad inondazioni, mareggiate e maremoti, con le conseguenti perdite economiche. Le istituzioni, a tutti i livelli di governance, devono tenere conto di queste proiezioni perché sono fondamentali per affrontare in modo più consapevole la gestione delle nostre coste”. Mica poco come allerta.
Sembra tutto così lontano e in realtà è una scadenza dietro l’angolo, anzi dietro l’onda.
Fabrizio Binacchi

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