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Quel miraggio ricorrente di una Epinay italiana per rifondare la sinistra

Ci stanno lavorando i circoli socialisti coordinati da “Sempre Avanti Socialismo XXI Secolo”. Ovviamente, si potrà fare solo coinvolgendo i tanti altri soggetti della galassia: partiti, circoli, associazioni e movimenti.

di Nicola Cariglia | 8 Ottobre 2018

Quelli che coltivano il miraggio di una sinistra unita, capace di opporsi con successo all’oscurantismo dell’era pentaleghista, dovrebbero volgere lo sguardo oltre le Alpi, in Francia, e soffermarsi su Epinay-sur-Seine, cittadina di cinquantamila abitanti alla periferia nord di Parigi. E’ lì che in un assolato fine settimana, (l’11, 12 e 13 giugno 1971) risorse dalle ceneri la sinistra francese che, dopo 10 anni, nel 1981, avrebbe portato Francois Mitterand alla presidenza della Repubblica, dopo 23 anni di dominio del centro-destra. Furono tre giornate epiche, tese, con trame, colpi di scena, tradimenti, capovolgimenti di alleanze, che però, alla fine portarono i delegati a condividere, una strategia politica e un assetto organizzativo. Vale la pena sottolineare che di rifondazione della sinistra non comunista si trattò, non del partito socialista che già si era ricostituito due anni prima. Alle tre giornate congressuali di Epinay, infatti parteciparono 800 delegati socialisti, novantasette membri del CIR, la Convenzione delle Istituzioni Repubblicane di Mitterand e ottanta rappresentanti di club e associazioni varie, alcune delle quali cristiane. Di questo patrimonio di differenziate idee e personalità, poco a poco nelle tre assolate giornate di quel giugno, Mitterand, contro ogni pronostico, divenne il leader che portò i socialisti, pur tra alterne fortune, a dominare la scena politica francese per oltre quaranta anni.

Sono evidenti le analogie tra la crisi e la frammentazione di quella sinistra francese e la situazione attuale della sinistra italiana. Tanto che stanno cercando di ripercorrerne la strada i circoli e le associazioni di ispirazione laica, socialista e democratica che si riunirono a Livorno il 24 marzo scorso con il proposito di rilanciare il progetto di un nuovo movimento. Intanto, sotto la denominazione “Sempre Avanti Socialismo XXI Secolo” hanno concluso un ciclo di incontri interregionali in preparazione di una Conferenza programmatica che si svolgerà all’inizio del 2019. Poi, con un corpo di proposte adeguato ai problemi della società di oggi giocheranno la carta di una Epinay italiana. Nella stessa direzione va anche l’idea illustrata nell’articolo di Giulio Laroni, di mettere assieme un ventaglio variegato di soggetti politici e culturali, per una comune strategia contro il populismo.

Contro ogni velleitarismo, c’è subito da mettere le mani avanti. Non saranno singole e limitate iniziative a cambiare il corso delle cose. E’ evidente che una Epinay italiana (o comunque si voglia chiamare il tentativo di rifondare la sinistra ) dovrà scaturire da un congresso (o assemblea) aperto a tutti i soggetti (partiti, movimenti, circoli, associazioni) che vorranno contribuirvi e che, al termine del processo, confluirebbero in una unica entità dotata di programmi e organizzazione approvati dal congresso o assemblea costituente. Un soggetto di stampo socialdemocratico. Senza lasciarsi scoraggiare dal luogo comune del declino e del superamento della socialdemocrazia. In Italia, infatti, una alternativa socialdemocratica di governo mai si è potuta mettere alla prova. E questo per due ragioni fondamentali, come sottolinea un giovane storico italiano, Simone Visciola, con cattedra in una università francese. In primo luogo, la convinzione che le classi dirigenti avevano intorno all’accesso della masse lavoratrici alla guida dello Stato: un pericolo da allontanare ad ogni costo! In secondo luogo, la convinzione delle masse lavoratrici e dei partiti che dovevano rappresentarle, secondo la quale l’ascesa al potere non poteva essere garantita da una prosaica e inefficace via riformista, ma attraverso la via rivoluzionaria. Il risultato fu un sistema senza alternativa, bloccato da classi dirigenti e classe subalterne che si erano saldate rendendo impossibile quella alternativa socialdemocratica che si era rigogliosamente sviluppata nei maggiori paesi dell’Europa occidentale. Purtroppo, il crollo del muro di Berlino non sbloccò in Italia tale situazione perché i post-comunisti, pur avendo aderito all’Internazionale socialista, si tirarono indietro nel momento di compiere scelte nuove e coraggiose. Tanto da rifuggire come la peste, quasi a voler esorcizzare gli errori del passato, qualsiasi riferimento alla socialdemocrazia. E vollero chiamarsi “democratici di sinistra”. Ecco perché, in Italia, non possiamo dire che il progetto socialdemocratico abbia fallito. Anzi, non essendo mai stato messo alla prova, è lecito pensare che sarebbe in grado di rifondare tutta la sinistra in una rinnovata democrazia.

Nicola Cariglia

Epinay, 11, 12, 13 giugno 1971: le tre giornate che cambiarono la storia della Francia e la segnarono per oltre quaranta anni. La storia del congresso nello splendido articolo di Bernardo Valli:

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/05/26/quando-mitterrand-rifondo-la-sinistra.html

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: anni, assemblea costituente, crisi, democrazia, fine settimana, francia, governo, italia, livorno, movimento, parigi, partito socialista, presidenza della repubblica, processo, repubblica, rifondazione, sinistra italiana, socialismo, socialisti

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Marco Bonavia

    16 Ottobre 2018 alle 09:05

    Mi sia permessa la libertà di collega-blogger…: “A Gian Frà, so du anni che glielo dico a Nicola… ma mica ce sente!!!!” Lassa perde Livorno…li tempi so cccambiati!

    Rispondi
  2. paolo francia

    13 Ottobre 2018 alle 21:07

    Caro Marzio, ormai la “retorica” non è piu neppure socialista, il magma del Fronte Repubblicano vi si è sostituito. Senza un progetto, senza ideali, ma solo contrario al fatto che la gente, il popolo, i singoli, possano pensare e decidere con la propria testa.
    I Circoli, le riunioni, appartengono in questa nuova era globale, ad un mondo morto, come inesistenti sono ormai divenuti i socialisti. Ricordano le riunioni della Misericordia, delle Acli, della CISL, dove l’odore di formica si mescolava a quello di sacrestia, di garofani e gladioli morti e putrefatti. Ma, è cosa nota, i funerali piacciono, sono l’occasione per queste persone di vedersi, di parlarsi, di ricordarsi dei tempi passati, e come giustamente dici, hanno il diritto di riunirsi e di farlo, considera che sono occasioni per loro di andare poi a mangiare assieme, di ritrovarsi come vecchi amici, perché no…..ma da qui, alla volontà di ricostituire un’esperienza attualmente impraticabile, ce ne corre. I socialisti francesi hanno dato asilo a terroristi rossi e assassini, ma tutti sono ormai in disuso, i primi e i secondi.

    Rispondi
  3. marzio siracusa

    11 Ottobre 2018 alle 14:29

    Paolo, quello dei socialisti italiani è un vizio del tipo ” Provaci ancora Sam “, quando è sotto gli occhi che non è più il caso di provarci per inesistenza degli attori. Ma la retorica dei circoli, dei club e delle riunioni che fremono compulsive è troppo forte per rinunciarvi. Lasciamoli fare, in fondo sono brave persone con dei tic. Incuriosisce però l’insistenza a cercare un modello nella sinistra francese, una nazione in tutto e per tutto, e ripeto in tutto e per tutto, agli antipodi dell’Italia, per cultura, storia e politica. Ma è da due secoli che i sinistri italiani non l’hanno capito, e amoreggiano coi cosiddetti cugini d’oltralpe credendo abbiano da insegnarci chissà cosa.

    Rispondi
  4. paolo francia

    10 Ottobre 2018 alle 22:54

    Non si capisce a chi vogliate integrarvi…ai socialisti francesi inesistenti dopo le elezioni?!? a Macron che è inviso dal popolo francese che scende con forza nelle piazze per protestare come mai si era visto? Coi socialisti tedeschi in declino e battuti a ogni tornata elettorale? Mi pare che non sia quella di questa Europa la strada per riunire i socialisti, perché proprio questa Europa non fa l’interesse dei socialisti, tranne di quelli fasulli e piu capitalisti di un Berlusconi.

    Rispondi
  5. nc

    10 Ottobre 2018 alle 11:15

    Hai perfettamente ragione Gianfranco. Per la verità, i circoli e le associazioni che ho citato nell’articolo, ci stanno provando. Dopo la riunione che si tenne a Livorno lo scorso 24 marzo, hanno fatto altri incontri per preparare una conferenza programmatica a Rimini, dalla quale uscirà il programma. Ci riusciranno? Non ci si può giurare, visti i precedenti, ma ci spero vivamente e, nei limiti delle mie possibilità, darò loro volentieri una mano.

    Rispondi
  6. nc

    9 Ottobre 2018 alle 11:34

    Non ci vuole tanta forza, Giampaolo, a vedere che si va verso il disastro e che occorre reagire. Magari ognuno a modo suo, ma a diffondere la consapevolezza che occorre cambiare registro. Lo spread (ora a 315) non è la causa della malattia, è il termometro.

    Rispondi
  7. uu

    9 Ottobre 2018 alle 07:46

    òòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòòò

    Rispondi
  8. Giampaolo Mercanzin

    8 Ottobre 2018 alle 14:15

    Ammiro la tua forza Nicola. Certo, milioni di socialisti stanno sperando in una rappresentanza che sia alternativa alle scelte della destra. Solo che ognuno di noi ha una propria ricetta come gli CHEF DE RANG che si confrontano e che la propinano ai quattro gatti che la apprezzano, disdegnando quelle degli altri.
    Aggiungi un altro fattore propriamente italico: l’affidarsi ai santi ed alle madonne sperando sempre nei miracoli della fede.
    Una delle poche cose dove ebbe ragione Carlo Marx fu identificare la religione come “oppio dei popoli”, ma ormai i suoi adepti hanno optato fideisticamente su quella.
    Non abbiamo scampo. Spes ultima dea!

    Rispondi

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