Il primo responsabile di questa vicenda è il Pd. Perché, l’anno scorso, ha avuto la possibilità di cambiare la legge, con l’assenso del centro-destra; e l’ha scientemente buttata via. Per due volte consecutive.

A dire il vero, il primo responsabile di questa vicenda è il Pd. Perché, l’anno scorso, ha avuto la possibilità di cambiare la legge, con l’assenso del centro-destra; e l’ha scientemente buttata via. Per due volte consecutive.
Nella prima occasione, esisteva la possibilità di uno scambio politico tra modello elettorale francese (da sempre “bandiera”del Pd in realtà, e comunque un’ottima soluzione) e semipresidenzialismo. In tal modo si sarebbe ottenuto subito quello che interessava al centro-sinistra. Rinviando, invece, ad un domani più o meno lontano (anche per i vincoli, temporali e no, legati a qualsiasi provvedimento di modifica della costituzione) l’attuazione della proposta che interessava al centro-destra.
E, invece, questa viene rifiutata pregiudizialmente. Con quella, falsa, indignazione che lo stesso Pd sa esprimere con costanza degna di miglior causa.
Questione di “valori”? Andiamo! Qui i valori non c’entrano. Mentre c’entrano, e come, gli interessi; leggi la necessità di conservare così com’era un sistema suscettibile di garantire, comunque, al centro-sinistra la maggioranza assoluta dei seggi. “Porcellum”era, e Porcellum rimaneva, nella propaganda a uso e consumo dei gonzi, ma nel caso specifico, “non olet”.
E che questo fosse il caso sarebbe stato dimostrato, al di là di ogni ragionevole dubbio, dall’episodio immediatamente successivo. Quando il centro-destra propone, fra l’altro del tutto correttamente, di legare la possibilità di conseguire il premio di maggioranza al raggiungimento di una determinata soglia di consensi: dal 40% in su. Anche in questo caso, sfoggio di indignazione e stracciarsi di vesti. Il tutto senza la benché minima giustificazione se non quella della pura e semplice convenienza.
Di fatto, il porcellum non risponderà alle aspettative. Ma semplicemente perché non c’è, sulla faccia della terra, una legge in grado di garantire maggioranze di governo in presenza di tre blocchi tra loro antagonisti e di eguale forza.
Questo per chiarezza e spirito di verità. Oggi “ritorna il dibattito” nella terra di nessuno in cui convivono, i voli pindarici più falsi e la “realpolitik”più volgare. Così da proclamare in pubblico che il porcellum è un abominio che va cancellato qui e subito e da sussurrare in privato che rimarrà così com’è.
Ma non è detto che le cose vadano in questo modo. Perché la riforma della legge elettorale è possibile. A condizione che le forze politiche valutino, con un minimo di onestà intellettuale, i dati oggettivi che condizionano il dibattito in materia.
Il primo ha a che fare con il vincolo di coalizione. E con i suoi limiti. Nel concreto è assolutamente evidente che l’area antiberlusconiana ha abbondantemente i numeri per far passare il doppio turno di collegio (tralascio qui le ragioni che rendono questo modello, in tutti i sensi, infinitamente superiore – nel rapporto con gli elettori e con i partiti e nel radicamento territoriale degli eletti – al “mattarellum” da noi già disastrosamente sperimentato). Ed è altrettanto evidente che questo sistema non piace per nulla al Cavaliere. E allora delle due l’una. O il tema della legge elettorale è negoziabile. Nel senso di essere affidato al confronto tra le parti, senza che la scelta finale, se non condivisa, comporti la rottura delle larghe intese e la conseguente caduta del governo. E allora si può procedere nella direzione della riforma auspicata dal centro-sinistra. O non lo è. E allora qualsiasi ipotesi di riforma può procedere solo se condivisa. E arriviamo fatalmente alla riforma della legge esistente. Anche sulla scorta del prossimo pronunciamento della Corte costituzionale. Operazione da fare in tempi brevi (ridicola, e quindi grossolanamente strumentale, l’opinione del centro-destra, secondo la quale il sistema elettorale debba essere coerente con il sistema istituzionale nel suo complesso e basti ricordare che, in Francia, l’uninominale a due turni ha accompagnato l’esistenza della terza come della quinta repubblica) Per evitare che Berlusconi, o chiunque, sia continuamente tentato di far saltare il banco, con il ricorso alla roulette russa delle elezioni anticipate. E per rispettare le prossime indicazioni della Corte.
Queste dovrebbero puntare il dito non contro l’intero dispositivo Calderoli, ma sui due punti oggettivamente più scandalosi del medesimo, la famosa “nomina”; e un premio di maggioranza, anzi di coalizione che consente, caso ripetiamolo unico al mondo, ad una coalizione che ha preso il 29% dei voti di ottenere il 55% dei seggi (e, per inciso, garantisce al Pd, con lo stesso numero di voti del Movimento 5 stelle, un numero di seggi di quasi tre volte superiore).
Si dirà che una riforma lungo queste linee è stata rigettata con indignazione dal Pd appena un anno fa. E allora?

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