Ho conosciuto Andrea G. Pinketts alcuni anni fa. Il come ed il perché non è il caso di riferirlo.
Ad ogni modo si sappia che entrambi avevamo (ed abbiamo) una passione sfrenata per la scrittura, le donne, il fumo e le armi da fuoco (esattamente in questo ordine).
Ho conosciuto, dicevo, Andrea G. (la G sta per “Genius”) Pinketts al Trottoir di Milano, nella centralissima Piazza XXIV Maggio, zona Navigli. Correva l’anno….e beato lui (o esso che dir si voglia !) che correva: per quel che mi riguarda non c’ho più fiato (colpa delle mie sigarette al mentolo ?).
Io ed Andrea fraterniazzammo subito e ci scambiammo persino i numeri di telefono ed un paio di racconti (oltre a qualche dritta e financo a qualche manrovescio a causa del fatto che stavo corteggiando l’allora sua baby-fidanzata Maria Carla XXX, figlia di un noto editore lombardo).
Di Andrea sapevo tutto quel che mi bastava per instaurare un rapporto, se non d’amicizia, quantomeno di rispetto reciproco: lo leggevo sin dal 1991, quando avevo 12 anni e lui ne aveva 30 ed era agli inizi della carriera e Maurizio Costanzo, quando ancora sembrava un giornalista (semi)serio, lo intervistava al suo storico “Show”.
Irrequieto ed insofferente delle costrizioni, adolescente, il Nostro, venne espulso dal liceo.
Cosa che rischiai anch’io in quanto insofferente ai bulletti di quartiere ai quali debitamente riversavo tutte le sedie ed i tavoli che mi passavano a tiro: non ero fisicamente forzuto, ma certo non ero parco quanto ad effetti speciali.
Prima di diventare scrittore di gialli e noir, il nostro amico Pinketts è stato fotomodello, attore di fotoromanzi, istruttore di arti marziali e giornalista investigativo. E tutto ciò in meno di 30 anni di vita.
Il sottoscritto, pur appartenendo alla generazione successiva, in 28 anni di vita, è stato: ragioniere, callcenterista, segretario di partito, giornalista free lance, autore di prefazioni e financo collaboratore del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute fondato in Pordenone nei primissimi e mitici anni ’80.
E’ il caso di dire che potevo benissimo fargli concorrenza !
La cosa che, a parer mio, rende maggiore onore ad Andrea G. Pinketts risale al 1992, anno in cui il comune di Cattolica gli ha riconosciuto il titolo di sceriffo con delibera della Giunta numero 8636 perché indagasse sulle infiltrazioni camorristiche della riviera adriatica e le cui indagini portarono a ben 106 arresti.
Dal 1991 ad oggi ho letto praticamente tutti i suoi gialli che si ispirano pressoché totalmente alle sue inchieste giornalistiche di “nera”: da “Lazzaro vieni fuori” a “Il vizio dell’agnello” passando per “Il senso della frase”, “Il conto dell’ultima cena”, “L’assenza dell’assenzio”, “Fuggevole turchese”, “Nonostante Clizia” e “Sangue di yogurt”.
Mi manca solo il suo ultimo “Ho fatto giardino”, per il semplice fatto che è l’ultimo prodotto neuronale del Vate, e, rispetto agli ultimi, da immodesto quale sono, preferisco di gran lunga i penultimi. Quantomeno in oridne di pubblicazione, come ad esempio “L’ultimo dei neuroni”, una raccolta di racconti dei pellerossa del cervello pinkettsiano.
Il linguaggio e lo stile frizzante dei romanzi, ha reso Pinketts uno dei migliori scrittori e giallisti postmoderni.
E, cosa curiosa, sono scritti tutti quanti fra una pinta di birra e l’altra al Trottoir, locale milanese di cui all’inizio di questo articolo.
L’ultima volta che ho incontrato il Vate è stato allo Smouth di Via Buonarroti (sempre a Milano, che è l’unica città che riesce veramente ad entusiasmarmi e ad ispirarmi): barba incolta e nervosismo a fior di pelle.
Era il giorno di Pasqua, se non ricordo male, ed era appena tornato da Asti in cui stava recitando “Zoe”, un film di Giuseppe Varlotta che forse uscirà (se uscirà) la prossima primavera. Un film inaspettatamente drammatico ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale con Francesco Baccini, Serena Grandi e Bebo Storti.
Abbiamo parlato del più e del meno: del nuovo e prossimo romanzo (“Depilando Pilar”) che forse non vedrà mai la luce a causa dei numerosi impegni (oltre al film in questione ci sono anche le continue pinkettsiane scorribande televisive sull’Italia sul Due e su Markette di Chiambretti ove, come dice lui stesso, “faccio il valletto di me stesso”); della mia ex ragazza che mi ha lasciato (e che lui conobbe il novembre dell’anno prima); del fatto che odia farsi crescere la barba e del suo amico Pogo il Dritto che è ricoverato in clinica a curarsi la psoriasi.
Ovviamente abbiamo anche parlato di letteratura in senso stretto ed in particolare di Raul Montanari, il giallista che ha recentemente curato un’antologia dall’evocativo titolo “Incubi” edita da Baldini & Castoldi.
Concludendo, Andrea G. Pinketts è certamente una persona dalla quale non comprerei mai un’utilitaria, purttuttavia sono certo che nemmeno lui farebbe lo stesso da me.
Proseguiamo così entrambi per le nostre strade, a scrivere e ad evocare “mostri” di una quotidianità zeppa di cronaca, se non proprio “grigia”, quantomeno “nera”.
In attesa del giorno del pregiudizio, se mai verrà.
Luca Bagatin
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

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