Sono spesso o quasi sempre invisibili, eppure ci sono e senza quei lavori la nostra vita sarebbe diversa, forse impossibile e non così comoda. Sono i lavori invisibili o quasi invisibili. Fatti da quelle lavoratrici e da quei lavoratori a cui spesso non badiamo o non badiamo abbastanza. Controllori di volo e controllori del traffico, addetti alla sicurezza informatica e ai varchi di qualsiasi luogo sensibile, portinaio del palazzo e manutentore delle luci e addetti o addette alle pulizia. Già la pulizia.
La pulizia delle stanze in cui si lavora e delle strade in cui si viaggia, delle piazze in cui si prende l’aperitivo o si cammina soltanto, del centro commerciale in cui si compra il detersivo o il telefonino, del portico sotto cui ci si ripara. Dite poco: la pulizia. Non ci facciamo caso se la nostra postazione di lavoro è pulita ma ci faremmo caso se fosse sporca o solamente piena di carte lasciate la sera prima. Non ci facciamo casa se la sala d’ingresso, la cucina, una camera in cui stiamo sono pulite , ci scandalizziamo o ci scandalizzeremmo se fossero appena – appena impolverate o con rifiuti anche limitati agli angoli.
Domanda: quando abbiamo ringraziato l’ultima volta la persona che pulisce gli ambienti in cui lavoriamo? Quando abbiamo pensato che buttare un giornale o una carta per terra, invece che nel cestino, vuol dire far lavorare doppio la persona addetta a ripulire? Ricordo che nella prima redazione televisiva in cui ho lavorato a Roma via Teulada 66 quarto piano c’era una signora, in grembiule azzurro cielo nuvoloso, che compariva tutte le mattine alle 8 e 15. Prima spalancava gli occhi per la sorpresa di trovare a quell’ora un giornalista in redazione poi salutava e cominciava a raccogliere fogli sparsi, cartaccia più o meno appallottolata per terra o sulle scrivanie, giornali sfogliati e buttati qua e là e poi cominciava a spolverare sui piani di lavoro tra libri, giornali e altre carte e poi il panno per terra. Io salutavo e uscivo cinque minuti dalla stanza per lasciarla lavorare più agevolmente e lei mi ringraziava doppiamente. E un giorno, dopo qualche mese, mi disse: lei continua a salutarmi anche se è già da qualche tempo qui, quasi tutti gli altri, quando passo, non mi vedono. Brivido. Lavoratrice fondamentale e invisibile agli occhi.
Altro esempio: quando sui treni ad alta velocità incrociamo quel signore o quella signora con la tracolla che ha una divisa da lavoro e scopriamo o immaginiamo che pulisce i bagni, ricorrendone le condizioni, dovremmo e potremmo salutare e magari ringraziare. Se troviamo un bagno pulito è merito suo. Dovremmo dire grazie come lo diciamo alle ragazze e ai ragazzi che in carrozza di offrono caffè, merendine e giornali.
L’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga a Natale e a Capodanno telefonava ai centralini del ministero dell’Interno per ringraziare e fare gli auguri a tutti gli operatori telefonici che nel più stretto anonimato mettevano in collegamento le utenze telefoniche delle personalità dello Stato o dei servizi pubblici essenziali. Ovviamente era il tempo in cui non c’erano i cellulari e per trovare un ministro, un segretario sindacale, un presidente di Ferrovie o Alitalia bisognava passare dalla Batteria, ovvero quel sistema di collegamenti per cui tu chiamavi un certo numero lasciavi detto che avevi bisogno di parlare con questo o quello e nel giro di poco venivi ricontattato.
Ho sempre pensato a quel piccolo grande gesto di Cossiga come simbolo della gratitudine e della riconoscenza di un uomo delle Istituzioni verso lavoratori fondamentali e invisibili.
Al giornale ringraziavo sempre il fotocompositore che allineava con perizia grafica la strisciata del mio pezzo di cronaca e pensavo: io ci metto al firma ma lui ci mette la cura dell’impaginazione e la professionalità grafica. E poi ci sarebbero da ringraziare i rotativisti perché senza di loro che giornale faresti?
Non sarebbe male, in questo periodo di Natale, cercare nella nostra vita quotidiana i lavori e i lavoratori invisibili che ci circondano e cercare di ringraziarli, non per moda ma per sostanza. Ad esempio, se usciamo da una stanza d’albergo, in vacanza o per lavoro, e incrociamo la signora delle pulizie, anche se siamo in ritardo o ci aspettano a colazione o alla conferenza, rivolgiamole uno sguardo e diciamole grazie. Non ci costa nulla e magari ci fa sentire meglio.
Fabrizio Binacchi

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