E’ di questi giorni la notizia che all’Isola del Giglio è in corso una spedizione punitiva contro i mufloni: questi si sarebbero talmente moltiplicati, che il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, ha assoldato un centinaio di cacciatori per abbattere una decina di mufloni, finanziando l’operazione con la “modica” cifra di €. 1.600.000,00. Insomma cento cacciatori contro dieci mufloni, al costo di € 160.000,00 a preda e con un compenso di € 16.000,00 a cacciatore. Queste sono le notizie riportate dalla stampa.
C’è da osservare: i mufloni all’isola del Giglio non c’erano; vi sono stati importati dall’homo sapiens, con ciò decidendo di fornire loro un habitat non richiesto. Dunque rispetto al territorio in cui si trovano appaiono degli alieni aggiungerei involontari o, più giustamente, costretti. E sembra proprio questa, non essendone state fornite altre, la ragione del loro abbattimento. Non sembra neppure che sussistano cause collegate ad eventuali danni provocati all’agricoltura; risulta infatti che nel corso degli ultimi 19 anni siano state avanzate richieste di indennizzo per soli € 1.200,00.
Senza contare, sempre che le notizie di stampa siano corrette, che appare strano che solo una decina di mufloni possano comportare l’alterazione di un habitat faunistico.
E’ corretto questo comportamento? Qualche animalista ha sollevato la sua flebile voce, pari al rumore di una noce dentro un sacco vuoto.
E’ poi vero che i mufloni del Giglio sono troppi? E sono troppi rispetto a cosa, a quale parametro?
A mio parere il progetto, già in esecuzione, appare né più né meno che un atto criminale, e questo lo dice un cacciatore. Prima importi i mufloni al Giglio, poi li uccidi perché si sono moltiplicati. C’è un grave contraddizione in questo comportamento; non era più logico trasmigrare il numero eccessivo nel loro originario territorio od in altro luogo?
A parere dello scrivente l’unico motivo, che presenta sciagurati profili, è il seguente: si voleva trovare una giustificazione per sparare ai mufloni a pagamento.
Diamo comunque per accettato che il soprannumero di mufloni crei dei danni alla natura, all’ambiente, alla vegetazione autoctona; non c’era altro modo, oltre a quello sopra indicato, per ricreare il necessario equilibrio, senza ricorrere ad una autorizzata carneficina? Secondo la semplicistica risoluzione dei nostri governanti, evidentemente no. Questo però non è vero: ci sarebbe stato e c’è tuttora, un sistema indolore e civilmente corretto, senza ricorrere ad una gratuita violenza, la cui premessa, va ricordato, consiste nella non valutata immissione dei mufloni nell’isola.
La soluzione è questa, non violenta e biologicamente corretta: basterebbe procedere ad un controllata sterilizzazione della popolazione importata; basterebbe fornire ai mufloni del cibo con contenuti sterilizzanti, in modo da regimentarne la fertilità, fino a riportare il numero di presenze a quello ideale per ricreare il presunto equilibrio tra flora e fauna.
Si eviterebbero così le figuracce per iniziative insulse, la reazione degli animalisti, e soprattutto si dimostrerebbe la volontà di rispettare la dignità di un animale che, niente ha fatto per andare al Giglio e che per il resto si è comportato come un normale soggetto riproduttivo.
Incidentalmente aggiungo che una iniziativa del genere sarebbe ottima anche per i cinghiali, ormai ospiti costanti dei nostri centri urbani.
Questa idea, che è l’uovo di Colombo, distingue il vero cacciatore, quale io mi reputo, dall’indiscriminato fucilatore istituzionalizzato; il cacciatore non è un assassino, ma è un amante della natura; la conosce e sa rispettarla; la ricerca e l’uccisione di una preda sono rivolte a gratificare un’attività sportiva, non ad uccidere “tout court”. Ecco perché si scandalizza quando si uccide un animale non per sport, ma con la scusa di ricreare un equilibrio, alterato proprio da chi adesso impugna le armi a pagamento.
Carlo Eugenio Casini – Avvocato in Firenze

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