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Quando la coda in autostrada ti fa scoprire il mondo attorno

di Fabrizio Binacchi | 29 Luglio 2012

Due ore di vacanza improvvisa e reale per il palato e per il cervello. Una coda vera può provocare anche questo.

Cartello lampeggiante, metti a fuoco la pupilla, nonostante il sole contro, e leggi il messaggio che non avresti mai voluto leggere. “Coda di 3 chilometri, in aumento,  tra Roncobilaccio e Barberino del Mugello. Appena passato Pian del Voglio. Prima reazione: perché proprio a me, perché proprio adesso?  Seconda reazione, pochi secondi dopo: accetto l’ineluttabile coda o esco al primo casello e mi faccio cullare da tornanti e paeselli? Ragionamento soterraneo: dove devo correre? Chi mi aspetta? Cosa mi aspetta? Questa coda mi blocca per un vitale intervento chirurgico o per una conferenza imperdibile? Difficile che ricorra un caso simile, soprattutto se si parte per le vacanze. Quindi mettete anche la coda tra le variabili positive della vacanza. Difficile ma non impossibile. Questione di visione e di attesa di un risultato. Anche la coda può essere un evento felice se le si cambiano i connotati, se le si attribuisce un valore di svolta. Un rinforzo positivo. Beh, adesso basta psicologia della percezione e pensiero creativo e andiamo all’episodio. La coda annunciata c’era eccome. E in pochi attimi bisognava decidere: si esce o si confida nella sorte? Vai, si esce. L’Appennino merita una scoperta a anche a piccole dosi non programmate. Fuori a Roncobilaccio, alle spalle gli affannati autisti che non hanno voluto o potuto decidere, e dopo il casello la ricerca di quel che viene. Che a ben guardare è lo spirito più puro  della vacanza. Sorpresa, dopo tre curve si spalanca un panorama mozzafiato e prende corpo una trattoria promettente. Due ore di vacanza improvvisa e reale per il palato e per il cervello. Una coda vera può provocare anche questo. Non so se è capitato anche a voi, ma a volte le code o i rallentamenti annunciati sul tabelloni sono solo virtuali. Scritti ma svaniti. Terrorizzanti ma finiti. Capita. Il tempo che l’operatore scriva, che il controllore controlli e il tecnico metta in rete il messaggio l’eventuale coda è finita. Quindi in autostrada bisogna essere un po’ maghi e un po’ sensitivi. E sempre fortunati.  Il fattore “c” non va mai snobbato. Ma bisogna,anche qui, capirsi. “Rallentamenti al chilometro 203”. Ora, benedetti comunicatori della società concessioanria, se mi dite “rallentamenti al chilometro 203” dovrei fare conti che difficilmente si coniugano con lo stato di attenzione di guida. Ma ditemi la zona,  perché mi volete fare l’esame di geografia al volante? Eppoi mettiamoci anche d’accordo sul significato di “rallentamento”. Immaginiamo tutti che è un tratto in cui non andiamo a velocità sostenuta e comunque entro i limiti ma rallentata, e comunque in movimento. Magari a 20 all’ora, ma movimento. E invece a volte ci indicano soavemente rallentamento quando sono code belle toste, colonne di lamiere e pneumatici fermi. Strano concetto del rallentamento, forse contano i giri motore non quelli delle ruote.  Stiamo sereni tuttavia perché il rimedio è in noi: c’è una coda? Perfetto, era la scusa che aspettavo per uscire da qui e scovare quella trattoria o quel panorama che altrimenti avrei visto solo sul dépliant o in cartolina. Buona coda a tutti.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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