Il bel giorno in cui si va a prendere la pensione non è un giorno come un altro per i nostri padri, per i nostri nonni, per le nostre nonne, le nostre mamme. E’ un giorno speciale perché vanno alla Posta a prendere la pensione. Ma come, direte, nell’era delle tecnologie i nonni vanno ancora allo sportello a prendere la pensione? Certo. Accade, nei paesi di provincia, nei villaggi di campagna nei borghi di montagna e pure in molti quartieri di città.
E non è solo un appuntamento con la burocrazia è anche l’appuntamento mensile con lo Stato, con quello Stato che riconosce un assegno per una vita di lavoro. E’un appuntamento semplice ma speciale. E anche lo Stato e le Istituzioni dello Stato dovrebbero ricordarlo.
Nei giorni della pensione si vedono le nonne più agghindate, meglio pettinate, si passano un velo di rossetto sulle labbra, si mettono il cappotto bello per andare a ritirare la pensione. Mia nonna si mette anche gli orecchini che non si mette mai mi dice una collega. I nonni si aggiustano il cappello, si mettono il giubbino nuovo o la giacca più moderna, si cambiano anche i pantaloni che usano per andare nell’orto perché nel giorno della pensione bisogna essere presentabili. E’ anche una occasione di incontro sociale.
Anche se fanno un po’ di coda, anche se aspettano qualche mezzora seduti sulle panche della Posta, i nonni e le nonne non si lamentano perché scambiano una chiacchiera, fanno una considerazione sul tempo là fuori, sulla campagna che ha sete, sul grano che è in anticipo, sulla nipote che si sposa. La pensione da ritirare come occasione di fare vita sociale. Alla Posta. Per questo la Posta in un paese è un po’ come la parrocchia, il bar, la farmacia, l’ambulatorio, un punto che fa società.
Che bello vedere i nonni e le nonne andare contenti e contente al banco della pensione, sono impegnati ed orgogliosi quando tiran fuori dalle tasche o dalla borsetta documenti libretti, carte e avvisi. Che bello se lo Strato riconoscesse qualcosa di più i nonni e alle nonne che stanno al minimo, che bello se ci fosse una Società in grado di corrispondere meglio alle attese dei nonni e delle nonne che per trenta, quarant’anni, o forse più, hanno lavorato e tirato su figli e figlie, aiutato famiglie avviato attività, assicurato servizi.
Ci vorrebbe una cura da cavallo seria per la nostra economia per aiutare le industrie a fare profitto, per aiutare i lavoratori a trovare lavoro e il lavoro giusto, per aiutare i professionisti a fare al meglio la propria professione e anche trovare soldi per una previdenza che non può essere da elemosina.
E tutto questo non si può fare solo con risparmi e tagli, ma si fa solo con la crescita e l’espansione. Non possiamo galleggiare allo 0,3 per cento di variazione Pil, non possiamo stare ai decimali, dobbiamo trovare la molla, lo start, le dimensioni per tornare a crescere come si poteva crescere quando tutti remavamo nelle stessa direzione.
Sarebbe bello per tutta la società per tutti noi e anche per i nonni e le nonne che vanno nel bel giorno della pensione alla Posta all’incontro con lo Stato, con la società di cui sono stati protagonisti. E dovrebbero continuare ad esserlo.
Fabrizio Binacchi

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