
Quel pomeriggio di sabato 2 agosto 1980 passai in redazione di via Fratelli Bandiera 32. Facevo il collaboratore esterno e il corrispondente da Marcaria. Avevo accettato quel grande esteso comune, senza titolare, perché con tante frazioni c’era tanto da scrivere, da Canicossa a Casatico, da Cesole a Campitello e il sindaco, Vittorio Zanotti, del Psdi, uno dei pochi sindaci socialdemocratici, di tutta la provincia mi stava molto simpatico. Ma torniamo al pomeriggio del 2 agosto.
Conoscevo poco colleghi e sistemi. Mi dicevano tutti “Beh sei giovanissimo, hai tempo”. Vidi Carlo Accorsi, che faceva già da capocronista, attento a leggere delle agenzie. “C’è stata una esplosione alla stazione di Bologna, si parla di bomba, dobbiamo vedere se ci sono dei mantovani”.
Quando dopo qualche anno entrai come praticante mi ricordai di quel primo giorno in cui casualmente mi ritrovai a vivere ore e istanti che sarebbero diventati Storia e a imparare come si può sempre collegare la cronaca di un giornale di provincia ad un fatto enorme, mondiale, di incommensurabile gravità e portata come l’esplosione di una bomba in una Stazione , quella di Bologna, con il suo carico di morte, feriti dolore e misteri nella storia del Paese.
Ci sono momenti che vivi come normale impegno professionale poi passa qualche anno e scopri che hai lambito fatti storici o che hai raccontato fatti ed eventi che sono diventati storici. Solo che prima, mentre lo racconti, non lo sai o ne hai una vaga percezione. Mi è capitato con le prime schermaglie tra militari e dissidenti che poi hanno portato, Natale 1989, alla caduta del regime romeno di Ceausescu, mi è capitato con i primi movimenti e manifestazioni delle città tedesche dell’Est e dopo qualche settimana abbiamo raccontato e fatto vedere la caduta del Muro di Berlino, mi è capitato con la prima invasione fine luglio 1990 delle truppe irachene in Kuwait che sarebbe diventata la prima storica guerra del Golfo.
Quando lo sei non lo sai, quando lo sai non lo sei più. Proprio 30 anni fa di questi giorni cominciava per me un’esperienza unica: una maratona di lavoro tra coordinamento e conduzione di edizioni del Tg1. Causa ferie, assenze, passaggio di consegne tra il direttore uscente Nuccio Fava e in direttore entrante Bruno Vespa mi ritrovai in piena estate 1990 a curare e o condurre l’edizione delle 13.30 e curare la messa in onda di Mezzasera Notte con conduttore Lamberto Sposini dal 20 luglio al 17 agosto 1990. Ero già conduttore di Tg1 Mattina. Ne facevo cinque al giorno. Un giorno della seconda metà di luglio Nuccio Fava per pianificare le settimane successive mi disse: Binacchi fai tu le 13.30 in queste due settimane e poi vediamo che succede. Alberto Maccari che era caposervizio all’edizione mi guardò con lo sguardo chi vedeva il futuro. Sorrise, sardonico.
Giorni, settimane con fatti di cronaca e politica che sarebbero diventati pezzi di storia nazionale o internazionale. Tra Legge Mammì e ritiro di 5 ministri della Sinistra Dc (il 25 luglio 1990 fu un altro 25 luglio) in quei giorni avvenne di tutto, compresa la prima invasione delle truppe di Saddam in Kuwait. Cominciai a condurre giorno dopo giorno, edizione dopo edizione senza sapere quando sarebbe finita. Praticamente 16 ore su 24 a Via Teulada 66. E ovviamente non mi pesava. L’8 agosto 90 il Cda nominò Bruno Vespa direttore del Tg1 al posto di Nuccio Fava che andò a dirigere le Tribune e Servizi Parlamentari, attuale Rai Parlamento. All’epoca ero pure cdr, comitato di redazione, con Federico Scianò e Vincenzo Mollica. Lunedì 13 agosto si insediò Bruno Vespa e prese in mano anche la delicata situazione degli inviati per coprire quella che già si configurava come la prima guerra del Golfo
Curioso aneddoto. Propri in quel lunedì 13 agosto ero in redazione quasi dall’alba. Ero di 13.30. Arrivarono Vespa e Maccari attorno alle 10 e 30 e in redazione c’erano pochi giornalisti. Vespa con sguardo interrogativo chiese a Maccari : “Scusa Alberto ma siamo pochi? E Alberto Maccari, poi direttore di quasi tutto in Rai Tgr Rai Parlamento e Tg1, gli rispose “No direttò è che siamo mal assortiti”. Saggezza.
Continuai a condurre, ed era la terza settimana. Un giorno incontrai Vespa in corridoio e gli dissi: “Bruno, scusa conduco da un po’ di settimane e io sarei in ferie e non ho più camicie pulite” E lui anche con accento affettuoso mi confortò: “Scusa Fabrizio ti capisco ma non vorrai che prenda uno in corridoio e lo metta a condurre”. Ed io “Certo direttore, ti capisco anche io, ma con me hanno fatto più o meno così”. Non si trovava chi potesse immediatamente sostituirmi.
Continuai a condurre, giorno dopo giorno, attacco dopo attacco di Saddam e relative reazioni Usa e Coalizione Internazionale. I miei erano a Jesolo, mi aspettavano. Guardavano il Tg1 e se mi vedevano si mettevano il cuore in pace. Anche per oggi non arriva. Dopo Ferragosto presi coraggio e tornai alla carica. Cerco una collega e ti dico. Chiamai Danila Bonito che stava giustamente in ferie e le chiesi: quando torni. Mi rispose: domenica. Fantastico, dissi io. All’edizione del sabato lessi le previsioni del tempo con partecipazione e alla sigla di chiusura mi dissi: vai è fatta. Era il 18 agosto. Quasi un mese di maratona. Centinaia di titoli, migliaia di notizie. Non mi sono mai lamentato e non mi lamenterò mai, è stata una delle esperienze più belle e più forti della mia vita professionale. Per questo non ringrazierò mai abbastanza i miei primi direttori del Tg1 Nuccio Fava e Bruno Vespa e tutti i colleghi per quella full immersion. Presi il primo aereo per Venezia. A Jesolo a cena qualcuno mi disse: cosa fai qui? Non devi condurre domani? Sorrisi, e finì lì.
Fabrizio Binacchi

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