
Si possono leggere i fatti violenti che ci circondano come episodi isolati che non compromettono la solidità democratica della realtà in cui viviamo.
Le manifestazioni di violenza sarebbero in questo caso fatti circoscritti su cui lo Stato, le sue diramazioni e i suoi poteri si manifesteranno rimettendo a posto ogni cosa e ripristinando l’equilibrio compromesso.
La Polizia avvierà tempestivamente le azioni necessarie a difendere dignità, ruolo ed anche onore dei suoi uomini e donne.
Il sistema sanitario verificherà il comportamento, le competenze, il livello operativo dei suoi addetti anche e soprattutto in situazioni estreme.
Le Istituzioni sterilizzeranno le aberrazioni, in attesa che la magistratura faccia il suo lavoro.
Ma la realtà per come si sta dipanando sfugge ai canoni di una concatenazione di fatti e comportamenti fisiologici, eccezionalmente andati fuori dalle righe.
Un uomo, uno straniero, un africano, un marocchino, un cittadino di 42 anni e residente in Italia da 35 è morto nelle mani della polizia e sotto gli occhi dei paramedici del 118, nonostante quello chiedesse aiuto e urlasse “basta” in perfetto italiano tra l’altro, mentre un cittadino esemplare gli bloccava addirittura le caviglie, non si sa mai…per agevolare l’opera degli agenti.
Da un’altra parte un altro uomo, italiano da sempre questa volta, condannato in via definitiva per un duplice omicidio contro i suoi rapinatori in fuga, si erge, con l’avallo dichiarato delle forze politiche che governano questo paese, a giudice di sé stesso e contro la magistratura sfidando platealmente il Presidente della Repubblica invitato a dargli, altro che concedere, la grazia a prescindere e mettendosi la mano sul petto (sic).
Difficile assumere quanto successo come prodotto di fatti normali in una società fisiologicamente coesa ed al riparo da derive violente.
Si tratta infatti di situazioni che hanno movimentato il panoramica nazionale per la loro straordinaria carica emozionale la prima ed il messaggio saturo di pretese da far west oltre ogni tollerabilità la seconda.
Ma non sono episodi isolati.
Essi sono la punta dell’iceberg in un paese sempre più attratto, a partire dai governanti e dalle donne e uomini che lo rappresentano, dalla vocazione violenta e suprematista degli Stati Uniti d’America e dal suo presidente che la cavalca con assoluta protervia.
Ovvio quindi che non possiamo imbastire un ragionamento fatto su misura per un contesto coeso eccezionalmente attraversato da comportamenti aberranti privi di valenza collettiva.
Al contrario il contesto mostra evidenti posture intolleranti con cui bisogna fare i conti.
Si tratta di un contesto che non riconosce più i diritti universali; che discrimina e perseguita derelitti, immigrati, diversi sulla base del colore della pelle, religione, convinzioni e dimensioni intime e personali e che aizza un cittadino italiano a ergersi al di sopra dello Stato e contro le sue leggi.
Ad aizzare, si badi bene, sono i Rappresentanti dello Stato chiamati a far rispettare le sue leggi.
In tale contesto la visione autoritaria ha preso chiaramente il sopravvento configurando una realtà altra, nuova e diversa da come ce la siamo sin qui immaginata.
Di conseguenza anche l’approccio ad essa non può essere improntato alla certezza che le cose torneranno rapidamente al loro posto.
Non succederà in costanza di un approccio arrogantemente irrispettoso dei diritti e dei doveri cui il governo e le forze politiche che lo guidano, prima che i cittadini, italiani o stranieri, devono, per un giuramento reso sulla Costituzione Italiana, attenersi nel loro comportamento e nell’espletamento della loro funzione pubblica.
Di fatto siamo ad un approccio eversivo che punta a scardinare dall’interno l’ordinamento costituzionale compromettendo lo stesso impianto dei diritti irrinunciabili dei cittadini e del popolo oltre che la vocazione democratica.
Si può disquisire quanto si vuole ma non si può sfuggire alle conseguenze di una deriva che si è profondamente diffusa in larghi strati della società italiana e che trova nella complicità e addirittura nell’istigazione di movimenti, partiti e uomini politici di governo non solo avallo ma addirittura ispirazione ( basta leggere i commenti sui social ai ragionamenti di coloro che stigmatizzano sia pure in maniera pacata i fatti aberranti che si susseguono).
È evidente che quegli strati sociali ed i loro rappresentanti politici mostrano, nonostante il disprezzo di cui sono fatti oggetto oltre Atlantico, di voler far proprio il modello violento e autoritario del capo suprematista amerikano che mina pericolosamente la stabilità del mondo, Europa compresa.
A quello si ispirano riconoscendo ad esso il ruolo di guida ed a sé quello di seguaci. In tutti i sensi e su tutti i versanti.
Di conseguenza rischiano di essere insufficienti se non fuorvianti analisi improntate ad un asettico confronto dialettico che, magari, immagini un fisiologico ricambio in virtù dei meccanismi collaudati della democrazia.
Non è così.
Si tratta di un approccio che evidenzia la scarsa comprensione della virulenza assai contagiosa e largamente diffusa nel tempo che stiamo vivendo.
Finché si è in tempo e si può mobilitare la società italiana, magari anche e soprattutto la parte di essa ritiratasi da troppo tempo sull’Aventino del disinteresse o peggio dell’indifferenza, va costruita una proposta responsabile, alternativa a quella che oggi governa l’Italia con ogni tipo di prevaricazioni e praticando alleanze internazionali guerrafondaie oltre che razziste.
Se si vuole fermare la deriva che conduce dritta dritta verso il baratro della dittatura si tratta di una strada obbligata. Prima che sia troppo tardi.
L’eredità violenta del G8 del 2001 a Genova, il cui anniversario ricade in questi giorni non è mai stata metabolizzata dalle Istituzioni repubblicane. Così come la società italiana non ha mai voluto o saputo fare i conti con il fascismo risolvendo una volta per tutte ambiguità e ammiccamenti.
Al contrario si è proceduto, in maniera pervicace negli ultimi trent’anni, a sdoganare gradualmente e con mosse successive, azioni, pensieri, comportamenti, obiettivi sempre più estremi e revanscisti orientati non a fare i conti con il passato ma a riprendersi rivincita e potere. Sono stati dilatati i recinti della democrazia disseminandola di trappole sotto forma di leggi, norme, decreti, decisioni, ordinanze, riforme tutte tese a restringere gli spazi della libertà e dei diritti e ad affermare il suprematismo e il razzismo come approdi “normali”.
Si è addirittura tentato, è quello che avviene oggi sotto i nostri occhi, di sdoganare tout-court il fascismo derubricandone la portata storica a quisquilie come direbbe Celine, contrabbandando il tutto con l’illusione ottica di una qualche revisione foriera finalmente di una destra radicata nella democrazia e pertanto “presentabile”.
Ci aveva provato Gianfranco Fini.
Si è visto come é finita.
Si può andare in giro vestiti da SS, si può urlare il saluto fascista, si possono fare raduni, si può sparare anche, perché no?
Ricorrendo al trucco dell’Intelligenza Artificiale e simulando un gioco, ci mancherebbe altro, si può anche pronunciare e mandare in onda la condanna a morte dei propri nemici.
E tutto in un approccio diventato “normale”.
I movimenti post fascisti possono orgogliosamente rivendicare la loro origine, esibire le loro ascendenze, la loro ispirazione e natura oltre che le loro finalità.
E lo fanno dal governo del Paese.
Hanno portato a compimento la loro marcia e via via hanno costruito un’impalcatura fatta di leggi che colpiscono, vietano, penalizzano il dissenso.
Hanno altresì tessuto alleanze internazionali riconoscendo al suprematismo bianco amerikano che torna ad esibire, quello pure, i cappucci del Ku-Klux-Klan riconoscendo ad esso il diritto di imporre le sue regole ed il suo dominio anche fuori dai propri confini.
Dal governo oggi essi coltivano l’idea di smantellare lo stato di diritto, coltivano velleità e interessi guerrafondai, impegnano la nazione a corrispondere decine e decine di miliardi di euro ogni anno in armi, gas e tecnologie militari al GOTHA suprematista americano svuotando di mezzi e risorse sanità, scuola ed economia in attesa di portare l’attacco a quel che rimarrà dello Stato Sociale.
Si adoperano anche per smantellare l’Unione Europea e trasformarla in una propaggine trumpiana.
In casa cavalcano i movimenti estremisti, fanno propri i comportamenti delittuosi di singoli e avallano privilegi di gruppi e caste.
Sostengono contro ogni legge e addirittura contro ogni buon senso la postura oltraggiosa di un condannato per omicidio contro il Presidente della Repubblica e plaudono al magnate americano, tale Musk, che ne proclama l’innocenza e, da par suo, condanna giudici e magistrati.
Intanto hanno varato per legge lo scudo penale a protezione delle forze dell’ordine anche nelle loro manifestazioni “eccessive” per non dire “estreme”.
Comminano multe sino a 10.000 euro contro chi manifesta. Semplicemente.
Hanno persino ripristinato la caccia ovunque, anche nelle aree protette.
D’altronde una delle prime azioni di riguardo del governo italiano verso il neo presidente statunitense fu l’autorizzazione a cacciare di frodo nella laguna veneziana concessa ai parenti di quello.
Adesso siamo all’importazione dei metodi ICE dell’amministrazione trumpiana nella gestione dell’ordine pubblico che viola la libertà e compromette i diritti individuali insopprimibili, compreso quello alla vita.
Se tutto questo appare normale allora vuol dire che davvero abbiamo digerito una torsione violenta e autoritaria senza possibilità di ritorno per la società italiana.
Non c’è che da aspettare la annunciata consacrazione distopica e dispotica del potere trumpiano che avverrà a novembre in occasione della scadenza delle elezioni di metà termine in USA laddove queste dovessero comprometterne la legittimazione.
Essa illuminerà come un faro tutti gli aspiranti dittatori del mondo occidentale.
Nel frattempo in Italia il varo della legge elettorale creerà le condizioni per garantire al governo che se l’è costruita puntigliosamente il potere prossimo venturo che comunque contempla la presa unilaterale del Quirinale, la spoliazione dei poteri del Parlamento, l’elezione di un capo del governo legibus solutus e finalmente la realizzazione di una identità nazionale pura ed integerrima.
Che poi questa nazione sia vecchia, si spopoli senza rimedio, non cresca e sposi una visione militarista della propria dimensione internazionale sarà solo un dettaglio.
Antonio Corvino

Disamina impietosa, ma piaccia o non piaccia, tant’è!