Gli USA non intendono più intervenire direttamente con loro truppe in giro per il mondo, o per lo meno non per lungo tempo e il più da lontano possibile. E’ il caso che gli europei ci ragionino un po’ sopra.

Forse è il caso che gli europei ci ragionino un po’ sopra: noi non abbiamo interessi globali, e voglio sperare che non si ponga mai più il problema di interventi per solidarietà agli USA e alle false informazioni della CIA in paesi lontani e al di fuori di qualunque nostro interesse come l’Afghanistan, anche se i nostri media ci chiamassero a un clima di crociata, con le tecniche già usate per l’interventismo nella prima guerra mondiale. Però abbiamo due problemi su cui ragionar, e che ci riguardano per contiguità.
Uno è il rapporto con la Russia, dove gli USA ci vedono come i naturali guardiani di una frontiera che deve mantenere una forma di accerchiamento del “nemico storico” inglobando in Europa e magari nella NATO tutti i paesi confinanti: su questo probabilmente c’è ormai solo l’accordo della GB, che adesso pensa di lasciare la UE, ma ho idea che i nostri interessi, più espliciti in Germania e Francia, siano piuttosto di allargare l’Europa alla Russia.
Un altro è il nostro ruolo nel Mediterraneo, dove non è detto che i nostri interessi coincidano sempre con quelli USA , stabilmente influenzati dalla politica sempre più provocatoria di Israele e dagli interessi delle loro multinazionali del petrolio: forse sarebbe bene approfondire questi temi prima di cominciare il gioco degli scacchi delle cariche UE, che l’ultima volta ci ha portato a affidare a una scialba dama inglese la politica estera UE.

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