Bene ha fatto il professor Adalberto Scarlino a ristabilire la verità sui grandi meriti della Giunta comunale guidata dal sindaco Giorgio Morales. Ma al di là della polemichetta agostana, che nessun beneficio concreto produce ai fiorentini, ritengo che il problema non sia più la consapevolezza o meno dell’eredità lasciata dalle giunte comunali passate di centro, di sinistra e di pentapartito. Queste, fortunatamente per Firenze, hanno realizzato nel tempo piccole e grandi opere pubbliche, indispensabili alla crescita civile della collettività: basti citare i ponti sull’Arno, o Piani Regolatori, i Piani per l’Edilizia Popolare (in numero di ventiquattro), e grandi strade di penetrazione alla città, il raddoppio dell’acquedotto, l’ASNU, il Palagongressi, il Palaffari, il Palasport, il Polimoda, l’invaso di Bilancino, la Mercafir e molto altro ancora. Senza considerare la grande attenzione dedicata al potenziamento dell’aeroporto e degli spazi espositivi quali la fortezza da Basso e Palazzo Strozzi.
L vero problema, oggi, è rappresentato dalla condizione attuale della città, priva soprattutto di una buona cultura della manutenzione. La situazione attuale appare molto incerta e stagnante mentre la visione del domani sembra imperscrutabile data la totale assenza di un progetto complessivo mirato a rendere la città più vivibile, ordinata e funzionale. Modelli positivi in tal senso non mancano, basti pensare ad una città come Siena, amministrata anch’essa da una coalizione dell’Ulivo.
E proprio pensando alle strategie per il futuro, viene spontaneo domandarsi che fine abbia fatto quel “Piano Strategico” della città pomposamente propagandato per anni. Perché non ammetterne pubblicamente il fallimento, nonostante le consulenze esterne di noti esperti?
La nostra città vive da tempo uno stato di tensione che ha progressivamente coinvolto e sensibilizzato in modo spontaneo la collettività; e non solo in virtù di un interessamento diretto al passaggio della nuova linea tranviaria ma in senso più ampio in difesa del decoro cittadino e contro il deterioramento di alcune zone sistematicamente trascurate.
Io credo che le azioni di sviluppo, di lotta al degrado, di riordino della città e della sua area metropolitana debbano essere guidate da una cultura delle risorse, da una puntuale e mirata attenzione alla tutela e alla dignità sia estetica che funzionale della Firenze vecchia e nuova, sottoposta oggi ad un abbrutimento preoccupante che legittima piaghe quali il commercio abusivo sempre più invadente e diffuso.
Non è certo dalla tacita constatazione di un proliferare incontrollato di bancarelle e tappetini sparsi per tutti i percorsi turistici e pedonali del centro storico che può nascere un serio progetto di rilancio e di riqualificazione urbana, volto ad identificare linee guida per uno sviluppo cittadino compatibile sia con i nuovi modelli socio-culturali che con le esigenze di salvaguardia di una identità locale che non è solo patrimonio storico ma anche e soprattutto arte materiale e tutela dei saperi della tradizione.
Sembra indispensabile, oggi, provocare un sussulto d’orgoglio per evitare che Firenze continui ad essere ripiegata su se stessa in quella sorta di costante centrifuga che sembra avvolgerla da oltre un quindicennio; lontana dai baricentri europei e nazionali nei quali si sperimentano i modelli della società post-industriale e del terziario avanzato. È necessaria per la città anche una crescita economica che la recuperi da quella posizione di marginalità rispetto al paese, mettendola in condizione di riproporre ed esportare l’enorme patrimonio di esperienza culturale, produttiva e sociale: quel consolidato, cioè, ed universalmente apprezzato Made in Florence.
Oggi non possiamo permettere, né in ambito pubblico né in quello privato, che vengano sottovalutati certi campanelli di allarme, come d’esempio su Pitti Uomo e sul possibile e pericoloso decisamente dell’aeroporto di Peretola.
La personale esperienza amministrativa mi porta a credere che solo una società in sviluppo, in grado di produrre reddito, generare nuove idee e nuove iniziative, possa trovare le risorse economiche, organizzative, culturali per affrontare e risolvere le svariate aree-problema della città: San Lorenzo, Santo Spirito, Santa Croce, Novoli. Senza contare nodi cruciali quali il problema del trasporto sia pubblico che privato, l’assenza di sinergie fruttuose nell’ambito dei servizi al cittadino ed al turista, la necessità di nuove formule di valorizzazione del patrimonio cittadino in un’ottica di pianificazione integrata e di equilibrio sostenibile.
Il quadro che abbiamo di fronte non appare certo confortante, soprattutto nei quartieri due e cinque. Larghe sacche di malessere urbano lacerano infatti il tessuto sociale, in particolare su temi di difficile soluzione quali il problema degli sfratti che colpiscono tante famiglie a basso reddito, la sicurezza del cittadino, la diffusione della droga, la prostituzione e la violenza, spesso legata a logiche di interesse e potere di comunità straniere ai margini della legalità.
Dinanzi alle problematiche di spaccati sociali così variegati e complessi, nessuno possiede una preconfezionata ricetta di successo: sebbene nel programma di Palazzo Vecchio non sia possibile intravedere neppure qualche buona proposta.
La posta in gioco non è quindi il fuorviante confronto tra le Giunte di ieri e quella attuale, quanto tra un presente non bello ed un futuro assai incerto e privo di iniziative adeguate. La consultazione elettorale del 2009 darà a tutti i fiorentini la possibilità di giudicare nomi e programmi. Personalmente non posso che far mie le parole di una bella canzone, continuando a sperare che “può ancora vincere chi ha il coraggio delle idee”
Gianni Conti
vicesindaco della giunta Morales
1990-1995

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