La pubblica amministrazione, campo sterminato di significati concreti, è da sempre oggetto di discussione nei vari ambiti giuridici, politici, economici e sociali del paese.
Si è cercato di darne una definizione unitaria come potere d’esecuzione delle leggi e cura concreta d’interessi pubblici. Una definizione che non esaurisce la complessità del fenomeno ma aiuta a focalizzare l’oggetto di cui si tratta.
Veniamo all’attualità. Nicola Rossi, guru di un imprecisato “riformismo”, ha dichiarato: “ la riforma della burocrazia è la riforma delle riforme”. Ex consigliori dalemiano ai tempi del Timoniere maximo, Nicola Rossi siede oggi al fantomatico Tavolo dei Volonterosi. Breve divagazione: si narra che Prodi, dossettiano sospettoso e diffidente, abbia un fondato timore: il tavolo potrebbe costituire un gruppo trasversale di pressione che impugni la bandiera delle c.d. “riforme impopolari” ma, all’occorrenza, trasformarsi nel cavallo di Troia d’oscuri disegni politici. Torniamo al tema principale.
I partiti di massa, figli delle Ideologie in crisi tranne quella del pensiero unico mercatista, hanno storicamente rivendicato lo spoil system in luogo del merit system, l’occupazione sistematica dei posti di potere strumentale e funzionale alla realizzazione dei propri disegni politici.
E’ recente la lezione tenuta dal Professore Sabino Cassese all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli per l’inaugurazione del Master di II livello “Laboratorio per i concorsi pubblici “ della Facoltà di Giurisprudenza. L’insigne giurista ha invocato stabilità, indipendenza e merito per dare un senso alla burocrazia. Principi che s’ispirano alla logica della razionalità e dell’efficienza della pubblica amministrazione.
Gli aspetti sociali di questo fenomeno sono altrettanto considerevoli; la pubblica amministrazione intesa come corpo specializzato di burocrati professionisti è anche una variegata realtà sociale, un centro autonomo d’interesse portatore di valori e ideologie che spesso si scontrano con l’esigenze degli altri interessi in campo. Insomma un tema affascinante e decisivo dai mille risvolti problematici.
Ragionare su come rendere competitiva, produttiva, efficiente, la pubblica amministrazione non può prescindere al Sud dal fare i conti con problemi economici, politici e culturali di quest’area.
Il sistema politico-clientelare che nella realtà campana divora la spesa pubblica ( i cui livelli devono categoricamente restare alti, pena la rivolta delle plebi) trasforma i fondi europei di dotazione in corsi per veline, barbieri, nella pletora di commissioni e consulenze, tratti tipici del bassolinismo. E’ un cane che si morde la coda, perché le risorse pubbliche (nazionali e comunitarie) purtroppo, e sottolineo purtroppo, tendono a diminuire in misura inversamente proporzionale all’aumentare delle aspettative sociali di crescita della spesa pubblica. Gestione clientelare del consenso, del dissenso, camorre locali che ci mettono lo zampone, imprenditori, intraprenditori assistiti, compensi per nani, ballerine e tanto altro ancora disegnano un quadro avvilente. E ciò a dispetto di una crescente, e non paradossale, emergenza sociale.
Quei “cittadini che paghiamo le tasse”, avvertono le sirene del populismo, pericolo reale sollevato dal Dottor Sottile, un po’ anche nauseati dal gattopardismo nonostante l’ancestrale spirito di sopportazione che anima la Nazione partenopea, e sottopongono all’attenzione la questione meridionale.
Passare dalla pubblica amministrazione alla questione meridionale non è un volo pindarico, perché la discussione sul peso della burocrazia è fortemente intrecciata, connessa, alla Politica maiuscola e alle responsabilità di una classe dirigente. Con una battuta non risolutiva: uno Stato presente, autorevole, credibile, e un capitalismo meno selvaggio e criminale.
Fabio Amiranda
Pubblica amministrazione e questione meridionale
di Fabio Amiranda

la pubblica amministrazione è il vero tallone d’achille del paese, soffoca ogni possibilità di sviluppo