Psicolabili e schizofrenici o qualche pista di troppo?
Le parole, quando dette dalle figure istituzionali e ancor più di governo sono come macigni. Dunque dovrebbero imparare, tutti quanti, ad assorbire il ruolo che ricoprono e parlare in modo non offensivo. E, in ispecie, lavorare sodo per il loro dicastero. invece di blaterare a vanvera.
Ieri il ministro, in un video, si è scusato. Naturalmente arrampicandosi sugli specchi e andando da una liana all’altra come novello Tarzan. «Non ho mai pensato che sia un bene per l’Italia il fatto che ci siano giovani che se ne vanno, volevo solo sottolineare che qui ci sono dei giovani bravi, che ci sono giovani competenti, impegnati e che a questi giovani bisogna dare questo riconoscimento». «I giovani che vanno all’estero sono una risorsa importante. A tutti, quelli che vanno e quelli che restano, dobbiamo dare l’opportunità di realizzare il loro futuro nel nostro Paese oppure laddove li portano i loro percorsi professionali e personali. Questo è il mio pensiero e mi spiace di non averlo presentato nella maniera giusta»
Dopo che l’hanno bacchettato sulle manine. Ma ormai alea iacta est.
Dopo di ciò si è beccato una secca mozione di sfiducia firmata dai senatori di Sinistra italiana, del M5S, della Lega e di alcuni senatori del Gruppo Misto.
Se mi dessero la possibilità di firmare lo farei molto volentieri.
Un’idea ce l’avrei, per il ministro. Sui contratti di apprendistato che scadono ai 29 anni. Certo non è tenera, l’età, ma dati i tempi difficili per il mercato del lavoro si potrebbe togliere quella clausola e facilitare l’assunzione per tutti, anche i più vecchi, riservando alle aziende l’abbattimento di contributi e gabelle. Aziende che, giustamente, oggi preferiscono gli under 29 e lo richiedono palesemente nelle offerte di lavoro.
Dunque, come sottolineato dall’agenzia del lavoro, gli over 29 kaput. Proprio quelli che avrebbero necessità di un lavoro relativamente stabile e non di lavoretti retribuiti da vaucher labili e altalenanti, utili magari per i giovanissimi o per i pensionati. Che sia colpa di Fornero o del jobs act, difeso strenuamente dal ministro, o di altre precedenti scelte, non è dato sapere, che la colpa morì in culla, ma i parametri sono davvero perversi e schizofrenici.
Caro Ministro Poletti,
questa non è una lettera di protesta ma un invito, suo, personale, lo prenda in considerazione.
La invito a chiudere la sua vita in una valigia, 23 chili per la precisione. Ci metta dentro i suoi effetti personali, vestiti, foto di un paese assolato, speranze, competenze mischiate tra lo spazzolino e le scarpe da ginnastica.
Perché ci sarà da correre.
Venga pure da solo. Preghi non tanto di parlare un buon inglese, quello è vitale e lo diamo per scontato, a lei come a tutta la vostra classe politica, si auguri piuttosto di capire ogni venatura degli accenti inglesi che popolano il mondo: quello spigoloso dell’indiano a cui dovrà chiedere indicazioni in stazione, quello veloce degli autoctoni cresciuti senza doppiaggi anche in un paese non anglofono, quello dei madrelingua in azienda, americani, australiani, inglesi, i capi che la scruteranno dall’alto al basso solo per le sue idee e per la capacità di esprimerle, non certo per la sua cravatta o per come è stirata la sua giacca. Qui nessuno usa il ferro da stiro, tanto per dire, e l’essere brillanti non ha bisogno di essere inamidato.
Venga Ministro.
Nei primi giorni, quando fa buio provi a rientrare a casa con agilità, provi cosa significa il dover partire da zero. E quando dico zero intendo non sapere più fare la spesa perché i nomi sono tutti diversi e a comprare il burro con il sale ci si mette un attimo. Soprattutto se nemmeno si immagina l’esistenza del burro con il sale. Quando dico zero intendo nessuno che la aspetterà a casa, nessuno da chiamare se prenderà una storta sulle scale. Certo, urlando Help qualcuno la sentirà. Ma non si aspetti il calore italiano, caro Ministro, che se tutto il mondo è paese non tutti i paesi sono l’Italia e se le si dovesse fermare la macchina in una strada e se volesse chiamare un collega di lavoro, questo con il suo efficace pragmatismo le manderà un sms con l’indirizzo dell’autorimessa più vicina.
Poi chiami in Comune, prenoti un appuntamento, vada a registrarsi in un paese che la sta accettando nella misura in cui ce la farà da solo contro il mondo, compili carte, burocrazia, apra un conto in banca nel nuovo Paese, condivida con altri la casa, il piano, il bagno, a volte la stanza con la sporcizia, i turni per la cucina. E non osi lamentarsi con altri italiani perché all’inizio si sentirà dire ‘È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’.
Lei dice che i 100mila giovani che se ne sono andati non sono i migliori. È vero, ma siamo quelli che non si sono accontentati, quelli che non si arrendono, quelli che non tollerano di avere un futuro impacchettato nella nebbia, quelli che, anche se non saranno i migliori, erano troppo bravi a scuola, con troppe idee, troppo spavaldi, con troppa voglia di farcela. Così tanta da non sopportare un Ministro del lavoro che non capisce che se stiamo andando via è solo per questo: per il lavoro. E quando ci stupiamo che qui dopo tre contratti scatti il tempo indeterminato, i mutui abbiano interessi bassi e vengano concessi anche e soprattutto ai giovani e che sì, lavorando si possa ancora comprare una casa, ci sentiamo rispondere: ‘È normale che sia così, cosa credi? Di essere in Italia?’
Un’ultima cosa Ministro. Tra tutti gli italiani che vivono in Olanda non ne ho ancora sentito uno che dica: ‘Si sta meglio qui.’ Tutti invece dicono: ‘Se si potesse vivere una vita così anche in Italia torneremmo di corsa. Ma.’
Non so se il nostro Ma è in mano a lei Ma torneremo solo quando il coraggio e le competenze verranno viste come un valore aggiunto. Coraggio e competenze, non raccomandazioni e furbizia.
La aspetto ministro Poletti, anzi no, troppo facile avere qualche appiglio.
Si tuffi, è morbido. Sicuramente di più di certe sue affermazioni morbide solo perché inconsistenti.
Firmato: una dei 100mila giovani che se n’è andata dall’Italia, una di quelle che ‘è meglio non avere tra i piedi’ come ha dichiarato lei.
Una che ci mette la faccia e le idee. Senza poterle o doverle rettificare
PS. Il figlio del ministro all’estero non va di certo, chi glielo fa fare dato che raccoglie dindini pubblici, mezzo milione per un giornale. Così pare.
Note a margine
Non abbiamo predetto un bel niente, state facendo tutto voi. Firmato i Maya.
E pensare che Berlino è (era), il paradiso dei ragazzi.
Un pensiero per la povera piccola Fabrizia purtroppo diventata il simbolo dei nostri figli più o meno costretti a emigrare.
Carla Ceretelli

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