L’impressione generale è quella di un enorme maquillage. Facce di giovani in lista, destinati a un probabile declino di popolarità il giorno dopo l’insediamento in Parlamento, facce di imprenditori, medici, generali, prefetti, operai, insegnanti, precari, destinati a diventare ministri se la parte vince o a litigare con la politica peones del quotidiano in commissione, se la parte perde. Per ora solo facce. E’ la politica bellezza. Lucia Annunziata l’altro giorno agli Horti Sallustiani di Roma, presentando una ricerca di Federmanager sul merito e impresa in Italia, c’è andata giù dura: “Ma quale rinnovamento?! E’ solo bonapartismo da una parte e dell’altra, con uno sforzo di maquillage”. Veltroni nel Pd, come negli spettacoli, estrae dal cilindro una sorpresa al giorno. Berlusconi si tiene le sorprese per il d day. Veltroni presenta prefetti e operai, generali e imprenditori e studentesse, come il centro del rinnovamento. Berlusconi deve fare i conti con i cespugli dentro il Pdl , tra quote e posti di futuri ministri, mentre già Tremonti, dopo gli anni tribolati di economia e finanza creativa, -si legge sogna gli Esteri-, e Fini? Aspirazioni, anche via Aspen. Immagini a scorrimento in casa Pd: Veltroni, Madia, Callearo, Veronesi, ma anche Bersani, Finocchiaro, ovviamente D’Alema, Fassino e giù giù senatori e deputati da ripresentare. Tre immagini in Pdl: Berlusconi con Fini, Tremonti, non promette più miracoli perchè si sente vecchio ma chiede speranza e fiducia. Anche dall’altra parte -come rileva puntualmente Francesco gavazzi sul Corriere- più che esporre programmi chiari e punti precisi su banche, casa, redditi, lavoro, rifiuti, federalismo, tasse, pensioni si ricorre alla speranza e alla fede. Un programma che quando incontra un punto spinoso scivola via. Con questo atteggiamento rischia di scivolare via anche il rinnovamento e l’innovazione che rischia davvero solo l’effetto maquillage, pura immagine. Qualche osservatore ha fatto l’esercizio dell’analisi dei candidati premier dei quattro raggruppamenti: Pdl, Pd, Sinistra Arcobaleno e Unione di Centro. E’ vero infatti che al di là della composizione delle liste, il trainer lo fa il candidato premier, che è l’immagine delle immagini. La madre di tutte le facce. Ebbene, che effetto modernità scatta dall’immagine di questi candidati premier? Modernità da metà Novecento. Non tanto e non solo per l’età anagrafica, almeno di due su quattro, ma per formazione culturale e approccio ai problemi, che poi si diffonde per li rami alle strutture, inevitabilmente. E non è che il rinnovamento lo inventi con un blog o un sito giovanilistico in rete. “Li voglio vedere alla prova con gli mms elettorali” dice un ricercatore di comunicazione.
Silvio Berlusconi -dicono probabile vincitore della contesa d’aprile- è del 1936, formazione scolastico culturale anni Sessanta Settanta, spirito imprenditoriale, manageriale, modernità interiorizzata. Walter Veltroni è del 1955, cerca la riscossa, è l’occasione della sua vita, ha “soli” 53 anni, formazione politica culturale e scolastica anni Settanta Ottanta. Metodi di comunicazione rinnovati. Fausto Bertinotti è del 1940, interessi molteplici, scoperte recenti dei valori spirituali, obiettivo cambiare la società formazione culturale negli stessi anni di Berlusconi, ma dall’altra parte della barricata. Un imprenditore, un sindacalista, classico Peppone e Don Camillo. Pier Ferdinando Casini è del 1955, come Veltroni, formazione anni Settanta Ottanta, dall’ombra di Forlani all’accordo con Pezzotta, dopo il divorzio da Berlusconi. Dunque i candidati premier dei 4 maggiori schieramenti vanno dai 53 ai 72 anni. Come dice una pubblicità di un cosmetico “ l’età non conta” . Ma cosa direbbe l’ex premier britannico Tony Blair, democrazia inglese, che a 55 anni, (è nato il 6 maggio 1953 a Edimburgo) è già in pensione da due?!
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Fabrizio Binacchi

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