Non ci voleva la zingara per prevederlo, ed infatti noi l’avevamo previsto puntualmente.
Il risultato delle elezioni del 9 e 10 aprile non poteva consentire a Prodi e all’Unione di Governare.
Certo, si poteva formare un governo e “stare al governo”, ma i numeri non consentivano, soprattutto al Senato ed a causa delle scontate contestazioni di chi aveva perso per soli 24 mila voti, di formare un esecutivo in grado di prendere decisioni che sono richieste ogni giorno ad un grande Paese.
Ricordate il putiferio che si scatenò su Pensalibero quando scrivemmo che se Prodi fosse stato un vero statista si sarebbe rifiutato di formare il governo ed avrebbe dato via libera ad una grossa coalizione in grado di portarci a nuove elezioni in tempi brevi?
Qualcuno scrisse indignato, come se la nostra proposta rappresentasse un tentativo di “scippare” la vittoria a Prodi.
Oggi, un diessino esperto e sincero come Cesare Salvi dà la più efficace delle risposte a costoro. “Qualcuno- ha dichiarato Salvi- crede ancora che l’Unione abbia vinto le elezioni”.
Ci voleva la rissa invereconda sul primo grande “bottino” da spartire, la Telecom, per mettere a nudo la verità: Berlusconi ha perso le elezioni, ma Prodi non le ha vinte.
Con una aggravante, se possibile. La ristrettezza dei numeri e la conseguente incertezza sui destini del governo alimentano tensioni e manovre all’interno della maggioranza, che già, di per se, è eterogenea e contraddittoria, non solo risicata.
Così, anche il caso Telecom, più che mettere in rilievo la dialettica maggioranza-opposizione, ha fatto risaltare il dualismo Prodi-D’Alema e, a latere, la partita condotta in proprio da Bertinotti dallo scranno più alto di Montecitorio.
Da qui in avanti, ormai, il giuoco si farà ancora più duro. Berlusconi farà balenare la sua disponibilità a sorreggere un nuovo governo in caso di caduta di Prodi. Sa bene, infatti, che proprio la paura di nuove elezioni tiene in piedi la coalizione di centro-sinistra. Ci saranno i colpi bassi all’interno dell’Unione e quelli dentro la Casa delle Libertà, ammesso che sopravviva e che esista ancora.
C’è da augurarsi, in queste condizioni, che Prodi cada subito. Ma non è detto che accada perché un progetto per il futuro non ce l’ha l’Unione e nemmeno la CdL.
Prodi vacilla ma non è detto che cada
Ci voleva la rissa invereconda sul primo grande “bottino” da spartire, la Telecom, per mettere a nudo la verità: Berlusconi ha perso le elezioni, ma Prodi non le ha vinte. Un progetto per il futuro non ce l’ha l’Unione e nemmeno la CdL.

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