Avete presente la serie thriller/horror di Saw (l’enigmista) dove il personaggio principale John kramer riesce ad organizzare una serie di trabocchetti letali per i vari malcapitati, anche dopo la sua dipartita? Ebbene, questo articolo potrebbe finire anche qui e descriverebbe pur se molto sommariamente, l’attuale situazione del PD. Perché diciamocelo molto francamente, voler eleggere il prossimo segretario dopo la clamorosa ascesa e caduta del “Ziggy Stardust” di Rignano sull’Arno, nuovamente col metodo delle primarie, per di più il 3 di marzo in pieno carnevale e a ridosso delle Europee, è un po’ come un fallo da rigore fatto addirittura prima del fischio arbitrale di inizio… Già, le famigerate primarie del PD, quello un tempo “a vocazione maggioritaria” ricordate anche dal popolino per i “due euri” di sovrattassa. Un metodo mutuato (o meglio, scopiazzato) dagli USA dove però in quel sistema hanno un senso e una precisa funzione, ma che da noi fino ad oggi, hanno creato più problemi di quanti ne abbiano provati a risolvere. Anche il redivivo Massimo Cacciari in questi giorni le ha criticate aspramente, sottolineando a ragione, che il segretario di un partito lo devono eleggere i propri iscritti, possibilmente dopo un serio dibattito sul chi siamo e cosa vogliamo, e che al massimo le primarie “se hanno un senso” possono servire per individuare il candidato presidente del Consiglio di una coalizione. E così in un “paese normale” dovrebbe essere. E invece se guardiamo ai vari governi a maggioranza PD, scopriamo che salvo Renzi, nessuno dei suoi predecessori era passato prima per le forche caudine dei gazebo. Né Letta e né Gentiloni. Che poi sul conto ci sarebbe anche (l’infausta) parentesi “tecnica” di Mario Monti. E pure quella di quel bravuomo di Bersani, che le primarie le ha vinte due volte ma a Palazzo Chigi non si è mai visto. Non che gli “innovatori” grillini con Conte abbiano fatto chissà che nella loro prima prova generale al Governo, intendiamoci! Epperò allora, come dice Zingaretti, oltre al partito il tagliando andrebbe fatto anche ai metodi attraverso i quali si determina la linea politica e la selezione della sua classe dirigente. Dal basso verso l’alto, di regola. Anche perché dai vari candidati abbiamo percepito il malcelato timore che la soglia critica, fissata psicologicamente ad un milione di votanti, potrebbe anche non essere raggiunta. “Qualcuno”dalle parti del Lis Magique, un minuto dopo farebbe paragoni a dir poco imbarazzanti. Specialmente per chi li farà, purtroppo, ma tanto non ci arrivano. Ma ripercorriamo un po’ questa sorta di “Ten year challenge” delle primarie PD: -2007 Veltroni 3.554.169 votanti; -2009 Bersani 3.102.709; -2012 Bersani 3.110.210; -2013 Renzi 2.814.881; -2017 Renzi 1.838.938. C’è una flessione abbastanza evidente anche tra Renzi I e II, e nonostante il clamoroso 40,8% delle Europee del 2014. Ma siamo già nel 2019 e nel frattempo c’è stato il doppio tonfo del Referendum costituzionale c.d. “Renzi-Boschi” del 2016 e delle politiche del 4 marzo 2018. Anche per questo, e nelle condizioni date, sarebbe stato molto più salutare dare la parola (come giustamente dovrebbe essere sempre) ai soli militanti del partito. Ma tant’è. A proposito di coalizioni, giunge proprio mentre pubblichiamo, il risultato della Sardegna dove il giornalista Andrea Frailis vince le suppletive (il seggio era dei 5S) con la lista di centro-sinistra “Progressisti di Sardegna” che è una bella boccata d’ossigeno anche per il PD anche se l’affluenza è stata molto bassa. Vediamo intanto gli umori proprio della base del PD che sta votando nei “congressi” di circolo in queste ore (circa 1160 circoli su 5500): Nicola Zingaretti 46,5% (avanti in 15 regioni) Maurizio Martina 32,2% (avanti in 3 e in netto vantaggio soltanto in Campania) Roberto Giachetti 16,1% (buon risultato in Val d’Aosta) Francesco Boccia 3,9% (che ottiene consensi più corposi nella sua Puglia) Gli altri candidati sotto l’1%. Alla prossima settimana, e così fino alla fine del congresso, che il sor direttore di pensalibero.it vuol far sapere ai nostri lettori che combina il PD.
Alla prossima settimana e così fino alla fine del congresso, che il sor direttore di pensalibero.it vuol far sapere ai nostri lettori che combina il PD.
Alessandro Silvestri

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