• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Primarie democratiche: l’anomala sfida di Phillips

“Credo che il presidente Biden sia un uomo straordinario, un uomo che ha salvato il nostro Paese, e senza dubbio il miglior individuo per il compito quattro anni fa”. Così Dean Phillips, parlamentare democratico del Minnesota, in un’intervista alla Public Broadcasting System (Pbs) mentre descriveva l’attuale presidente Usa. Phillips ha continuato sottolineando l’integrità, competenza e decenza di Biden.
Dopo aver cantato le lodi, però, Phillips ha detto che l’attuale inquilino della Casa Bianca dovrebbe passare la torcia.

di Domenico Maceri | 25 Agosto 2023
Il deputato statunitense Dean Phillips parla con i partecipanti al vertice 2022 dell’American Conservation Coalition presso il JW Marriott Washington DC (fonte Wikimedia Commons)

“Credo che il presidente Biden sia un uomo straordinario, un uomo che ha salvato il nostro Paese, e senza dubbio il miglior individuo per il compito quattro anni fa”. Così Dean Phillips, parlamentare democratico del Minnesota, in un’intervista alla Public Broadcasting System (Pbs) mentre descriveva l’attuale presidente Usa. Phillips ha continuato sottolineando l’integrità, competenza e decenza di Biden.

Dopo aver cantato le lodi, però, Phillips ha detto che l’attuale inquilino della Casa Bianca dovrebbe passare la torcia. Al minimo Phillips ha suggerito che il Partito Democratico dovrebbe riflettere seriamente sull’importanza di altri leader di sfidare Biden alle primarie del Partito Democratico.

In realtà una debole sfida a Biden per la nomination del suo partito è già venuta a galla. Robert F. Kennedy, nipote del presidente John F. Kennedy, e Marianne Williamson hanno dichiarato la loro candidatura per la nomination del Partito Democratico. Kennedy, avvocato ambientalista, in parte per la notorietà del suo cognome, è riuscito a creare una strada per la nomination raggiungendo al momento il 15 percento dei consensi, secondo i sondaggi. La Williamson, una scrittrice con tematiche spiritualistiche, otterrebbe il 4 percento. Biden si troverebbe al 62 percento, quindi sano e salvo.

Phillips, però, insiste che altri dovrebbero scendere in campo, specialmente candidati moderati, preferibilmente da uno dei cosiddetti “swing States”, gli Stati in bilico che tipicamente decidono le elezioni presidenziali. In particolare Phillips preferirebbe la candidatura di Gretchen Whitmer, governatrice del Michigan, o Tim Walz, governatore del Minnesota, che hanno svolto ambedue un ottimo lavoro. Aggiungerebbe Rafael Warnock, senatore della Georgia, e forse qualche altro come Gavin Newsom, governatore della California. Nessuno di questi ha però indicato interesse a sfidare Biden anche se Newsom si è fatto un nome in buona parte come leader dello Stato più popoloso e importante. Si è parlato recentemente di un dibattito fra lui e Ron DeSantis, governatore della Florida, e candidato alla nomination repubblicana. I due rappresenterebbero i poli opposti sia geograficamente che ideologicamente.

Phillips ha paura che l’inevitabilità della candidatura di Biden potrebbe alla fine ripetere l’elezione del 2016 nella quale anche Hillary Clinton era stata presentata come inevitabile portabandiera del Partito Democratico. È vero che alle primarie Bernie Sanders, il candidato dell’ala sinistra, le diede filo da torcere, ma alla fine la Clinton prevalse. Il risultato disastroso, per Phillips, ha visto Donald Trump conquistare la Casa Bianca, che ha fatto tanti danni nel Paese e anche nel resto del mondo. Quando Biden si candidò nel 2020 lo fece per negare a Trump un secondo mandato che sarebbe stato peggio del primo. Va ricordato, però, che Biden nel mese di marzo del 2020, quando aveva quasi conquistato la nomination del suo partito, disse che vedeva la sua candidatura come “un ponte”. Aveva suggerito che non si sarebbe presentato per un secondo mandato.

La preoccupazione di Phillips nella ricandidatura di Biden si concentra su alcuni fattori notissimi. Prima di tutto c’è l’età: Biden ha 80 anni e se dovesse vincere la rielezione nel 2024 ne avrebbe 82 all’inaugurazione. C’è inoltre poco entusiasmo da parte dell’elettorato democratico per una sua ricandidatura. Inoltre la sfida di un candidato credibile per la nomination potrebbe essere un presagio alla sua sconfitta presidenziale nel 2024. La storia ce lo indica.

Quando un presidente in carica, poco popolare, si presenta per il secondo mandato e deve affrontare un avversario per la nomination i risultati sono tutt’altro che positivi. Nel 1976 il presidente in carica Gerald Ford fu sfidato da Ronald Reagan per la nomination del Partito Repubblicano. Ford alla fine prevalse ma fu eventualmente sconfitto da Jimmy Carter il quale ebbe un’esperienza simile 4 anni dopo. Nel 1980 Carter era poco popolare in politica estera per la rivoluzione iraniana del 1979 e la cattura di 52 ostaggi statunitensi all’ambasciata di Teheran. Edward Kennedy, senatore del Massachusetts, sfidò Carter per la nomination dandogli filo da torcere ma alla fine dovette gettare la spugna. Carter, però, all’elezione generale del 1980 fu sconfitto da Reagan. Nel 1992, George H. W. Bush, fu sfidato da Pat Buchanan, candidato ultra destra, lo sfidò per la nomination, ma anche lui perse. All’elezione Bush dovette anche affrontare Ross Perot, candidato populista, che gli rubò voti, aprendo la strada a Bill Clinton per la conquista della Casa Bianca.

Non c’è dubbio che una sfida per la nomination al presidente in carica potrebbe essere fatale. In parte si deve alle risorse necessarie per sconfiggere gli avversari ma anche perché conferma la mancanza di padronanza del suo partito. Trump, il probabile portabandiera repubblicano alle presidenziali del 2024, ne sa qualcosa. Non si è presentato al primo dibattito del suo partito per le primarie poiché i sondaggi lo danno strafavorito e non vuole legittimare i suoi avversari. Allo stesso tempo vuole suggerire che la nomination del suo partito la tiene già in tasca.

Domenico Maceri

Pubblicato in : Editoriale, EsteriTag: anni, bush, casa bianca, danni, dichiarato, elezioni, hillary clinton, lavoro, mondo, partito democratico, populista, primarie, senatore, spugna, usa

Info Domenico Maceri

Domenico Maceri, PhD, University of California, scrive su politica americana. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della National Association of Hispanic Publications.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti