Mathilde Wesendonck conobbe Richard Wagner a Zurigo nel corso degli anni ’50 dell’ottocento quando essa aveva poco più di 20 anni, era nata nel 1828. Un dipinto dell’epoca la ritrae in una posa molto romantica in un vestito bianco ma i dagherrotipi di lei che ci sono arrivati ci riportano un’aspetto meno romantico e più connesso alla buona cucina zurighese. Ad ogni buon conto Wagner se ne innamorò perdutamente, incurante del fatto che il marito, ricco commerciante, fosse uno dei suoi generosi finanziatori e, cosa più significativa per noi, interruppe per questo amore la composizione del Sigfrido per incanalare tutto il suo slancio erotico nella composizione del capolavoro musicale assoluto “Tristano e Isotta” con cui la Scala aprirà il 7 dicembre la stagione lirica.
La trama del Tristano, nelle sue linee essenziali, è molto nota ed è ricavata da un poema medievale di Goffredo di Strasburgo. I dettagli di questa storia sono complessi e talvolta assurdi e si rifanno alla paccottiglia tardo romantica tanto cara al compositore, ma l’essenza della vicenda risiede nell’amore totale tra i due protagonisti dopo l’assunzione del filtro preparato dalla fedele Brengane. Vittime di una spiata, i due amanti sono scoperti dal vecchio re Marco, zio di Tristano e marito di Isotta. A questo punto Tristano mostra il suo forte stato depressivo e si fa colpire dal suo rivale Melot, ferito gravemente, all’arrivo di Isotta nell’ultimo atto, si strappa le bende e dà corso ad un’emorragia che lo porta alla morte, nel frattempo il fido servitore Kurwenal uccide Melot ma viene lui stesso colpito. Al culmine della strage Isotta si sdraia vicino ai cadaveri e senza per altro aver avuto apparentemente alcun danno dalla furiosa rissa che si è svolta difronte a lei, muore.
Come si vede la storia raggiungerebbe aspetti grotteschi se non fosse accompagnata dalla più bella musica che sia stata mai scritta nel XIX secolo. In quest’opera si manifestano tutte le innovazioni wagneriane quali il concetto della musica “continua” e quello del ricorso al leit motive per recuperare costantemente l’unità della storia. Ma è precisamente nel Tristano che già nell’ouverture dopo le prime note dei violoncelli si può ascoltare la famosa “dissonanza” sulla quale sono stati giustamente versati fiumi d’inchiostro perchè da quel momento la musica cambia completamente e non sarà mai più quella di prima: si tratta di un accordo “costituito da una sovrapposizione di una terza minore, una quinta diminuita e una settima minore” che detto così sembrebbe quasi semplice ma che per la prima volta nella storia della musica apre un varco nelle assonanze armoniche nel quale s’infileranno dopo di allora tutti i grandi compositori di fine secolo da Mahler a Richard Strauss, fino a Schoenberg. Una rottura profonda non solo della musica ma di tutto lo sviluppo della cultura e quindi anche della storia culturale a partire da Feuerbach che aveva sostenuto Wagner nella sua prima fase per arrivare a Schopenhaeur che negli stessi anni provocava un’analoga rottura della filosofia classica tedesca fino a Nietzsche: “Ma ancora oggi vado in cerca di un’opera che abbia il fascino pericoloso, la dolce e tremenda infinitezza del Tristano – la cerco in tutte le arti, e invano. Tutti i misteri di Leonardo da Vinci, perdono la loro magia alla prima nota del Tristano” in Ecce Homo. Una rivoluzione nella cultura, nel gusto, nella società e nella storia approdata nel novecento, come abbiamo potuto constatare nel ’14 e nel ’39, a un’attitudine di autodistruzione della comunità europea simile a quella di Tristano. Rapporto ancor oggi non completamente risolto malgrado gli sviluppi della scienza che dovrebbero confermare la pacifica fiducia nel progresso.
Cosa capirà di questo maestoso squarcio sulla nostra cultura il pittoresco pubblico degli invitati alla Prima della Scala il prossimo 7 dicembre? La signora Moratti ha fatto coprire interamente il cortile di Palazzo Marino, non bastandogli il Palazzo Reale del Piermarini, per ospitare la gran folla degli oligarchi. Tutti costoro, spintonandosi per apparire in televisione, saranno reduci presumibilmente di un importante edizione del Tristano perchè diretta dal maestro Baremboin grande appassionato di Wagner che, lui ebreo e cittadino israeliano, ha diretto anche in Israele dove è proibito suonare questo autore. Reduci, dicevo, dall’evento musicale chissà se lo stridore improvviso della famosa dissonanza avrà colpito la massa degli oligarchi fino al punto da porre a se stessi la domanda infinita sulla transitorietà del potere e l’eternità dell’amore? Probabilmente la risposta sarà negativa altrimenti verrebbe loro a mancare l’appetito per la cena baroccamente allestita quasi a dispetto della Corte dei Conti.
Giacomo Properzj

Un articolo intelligente merita complimenti veri. M.S.
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