
Dunque ci dicono i signori parlamentari che un’eventuale norma contenuta in un decreto legge atta a praticare questo taglio creerebbe un problema tra Governo e Parlamento, tra Potere Esecutivo e Legislativo: sono le Camere a dover legiferare su tale materia! Un ragionamento che avremmo potuto accettare in altri tempi e che invece oggi suona beffardo sol che si consideri: a) che il Parlamento è da anni svuotato delle proprie prerogative e ha mostrato una sorda acquiescenza all’andazzo, ci si riferisce chiaramente al numero di decreti-legge in quanto rapportati alle leggi di fonte parlamentare; perché dunque reagire, ora e per l’appunto su questo delicatissimo argomento? b) nel momento in cui il Parlamento si accingesse ad accogliere una norma siffatta, ancorché inclusa in un decreto del Governo – tanto più essendo ormai fisiologico il ricorso alla decretazione d’”urgenza” – esso alla fine esprimerebbe comunque un proprio convincimento; c) nel momento attuale, che è palesemente drammatico e tuttora incerto sugli esiti di breve e ancor più di medio-lungo periodo, queste opposizioni appaiono come resistenze del tutto incompatibili con la necessità di procedere, e di farlo tempestivamente: non è davvero responsabilità del Governo Monti se le circostanze esigono scelte rapide e non necessariamente ‘eleganti’.
Ma la politica – in questo caso, specificamente, la classe parlamentare – ci ricorda una volta di più che è illusorio e pretestuoso chiedere al cappone di preparare il pranzo di Natale. Hanno addirittura istituito una Commissione (sob!), presieduta dal Presidente dell’Istat Giovannini, per effettuare una ricognizione sugli emolumenti erogati ai parlamentari di svariati Paesi europei e così ricavarne un dato medio cui ancorare le nuove decisioni: un lavoro che sarebbe appaltabile ad un volenteroso giovanotto che sapesse semplicemente navigare su internet.La Commissione, naturalmente, sembra ben lungi dall’aver completato il proprio lavoro, questo ci ricorda da vicino il ben noto albero di Bertoldo.
Se non sarà il buon senso a prevalere, se non sarà cioè la considerazione eminentemente e tutta ‘politica’ della gravità del momento, l’antipolitica avrà spazio per prorompere e dilagare, come già è successo, e per produrre i suoi ben profondi e duraturi guasti.
E’ tempo dunque che la politica cessi di tirare la corda e attui i dovuti tagli su se stessa: cominciando dalle indennità, o emolumenti che dir si voglia, e non limitandosi ad essi; per proseguire, cioè, in un secondo momento e inevitabilmente con il taglio (drastico, si!) del suo peso e del suo controllo sulla società e sull’economia.
La società civile non si suppone certamente migliore e più virtuosa della società politica, che anzi per molti versi degnamente la rappresenta – nel bene e anche nel male; però i cittadini hanno il diritto di migliorarsi e di emanciparsi, di percorrere l’inedito sentiero di una maggiore autonomia e responsabilità e questo potrà accadere anche grazie ad una strategia di ridefinzione dell’ambito di influenza e di intervento della politica.
Se questa classe dirigente continuerà a fare la melina con gli italiani, presto o tardi sarà qualcuno o qualcos’altro ad attuare le decisioni che servono e a quel dato momento sarà curioso conoscere in volto quel coraggioso che opporrà pruriti di eleganza.

Purtroppo la situazione vera è quella che richiama al cappone. Solo che i capponi siamo noi ,che ci vogliamo tenere certi soggetti ,e con questi allineamenti di parte corroboriamo il sistema che consente a costoro di galleggiare . Primo : quella Costituzione che gli imbroglioni di turno sventolano,gridando di volerla salvare , non prevede certe situazioni di “professionismo dei politicanti”. Secondo : certi termini innovativi ed insulsi,come “antipolitica” ,sbandierato anche dal Capo dello Stato Napolitano , servono solo a mascherare e nascondere l’insoddisfazione per un abuso di bengodi messo in essere dai padroni del vapore e garantito da elezioni che non sono tali ( eligere significava scegliere ,in origine ).
Terzo : ai nostri martiri “onorevoli” non l’ha prescritto il medico di affrontare le offerenze della politica,quindi non puiò essere una cura per tutti i mali.Nè una difesa contro la fame del mondo.Quindi ,se l’ Italia è una repubblica fondata sul lavoro ,che i rimbocchino le maniche ,i nostri politicanti di ogni ordine e grado ,e vadano a guadagnarsi il pane ,come è costretto a fare ogni cittadino…