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Prezzolini, il conservatore anarchico

Per Giuseppe Prezzolini, “la parola tende a fissare, a determinare nel futuro i nostri stati di animo; essa è uno strumento di determinismo, che abbatte la nostra libertà”, senza tuttavia cogliere “la qualità del nostro senso interno”, che “è di trovare in fondo a noi l’indicibile”.

di Angelo Giubileo | 2 Dicembre 2022

Il titolo del quotidiano è “Così il Prezzolini d’America diventò più conservatore e meno anarchico” (https://www.ilgiornale.it/news/cos-prezzolini-damerica-divent-pi-conservatore-e-meno-2090872.html). A commento del saggio di Danilo Breschi dal titolo “Da rivoluzionario a conservatore, Giuseppe Prezzolini nell’America di Truman”, Luigi Iannone scrive che l’Autore si è definito mille volte un “anarco-conservatore” e, interpretandone il senso, aggiunge: “Resterà per tutta la vita anarchico (…), ma il suo profilo culturale sarà via via declinante verso il conservatorismo”. E dunque, specialmente durante e dopo la sua lunga esperienza americana, durata oltre venticinque anni e terminata nel 1962, Prezzolini avrebbe accentuato il suo profilo di “conservatore”. La descrizione e dunque il significato di questo termine, nel corso della lettura e della scansione dell’articolo di Iannone, assume tuttavia un profilo diverso, così che definito inizialmente “culturale” diventa essenzialmente “politico”.

Leggo l’articolo e decido di andare a rileggere la biografia di Prezzolini. In particolare, suscita la mia curiosità un suo articolo del 1904, pubblicato dunque all’età di ventidue anni e con lo pseudonimo Giuliano il Sofista, dal titolo “Il linguaggio come causa d’errore”. Lo leggo e scopro che in esso l’Autore delinea già chiaramente il profilo “culturale” dell’espressione che egli ha ripetuto mille volte. E la politica c’entra poco, anzi direi nulla.

In apertura, Prezzolini dice che “le parole sono i nostri più grandi nemici” e aggiunge che parla da “filosofo”. E poco dopo, tra tant’altro, aggiunge che: “L’uomo politico, che voleva persuadere gli altri, e agire su di loro, imparava oratoria e non pittura”. Ovvero, l’uomo politico è descritto come colui che, mediante l’uso delle parole, è capace di produrre il maggiore “inganno” per gli altri. Qualcosa di assai simile a quanto accade per la scienza e allo scienziato che “sa che quell’immenso edificio in cui egli si aggira stuccando quel buco, cambiando quel mattone, piantando quel parafulmine, serrando quel catenaccio, è stato costrutto e viene lentamente innalzato e pian piano mutato da una immensa quantità di persone come lui, più o meno in alto poste in modo da potere più o meno fare”.

Occorreva pertanto la filosofia, “o meglio” – egli aggiunge – “una filosofia, quella della Contingenza”. Oggi diremmo piuttosto una filosofia postmoderna, avulsa dalle metanarrazioni del passato, sempre più calata in una dimensione attuale, stretta e avvinta a un <eterno presente>. E infatti, Prezzolini cita ad esempio proprio l’episodio, caro a Nietzsche, dell’inganno verbale di Zarathustra, disceso dalla solitudine della montagna a valle per annunciare alla folla il nuovo verbo, ma: “l’ingannatrice è la stessa parola parlata e gestita, che l’oratore pronuncia”.

Per Prezzolini, “la parola tende a fissare, a determinare nel futuro i nostri stati di animo; essa è uno strumento di determinismo, che abbatte la nostra libertà”, senza tuttavia cogliere “la qualità del nostro senso interno”, che “è di trovare in fondo a noi l’indicibile”.

Ed è proprio la qualità di questo senso interno – contrario al comune buon senso – che fa dire a Prezzolini di definirsi in parte un “conservatore”: “Chiunque vive e si conserva è una monade, un mondo a sé, separato, come da una legge ferrea, o da un maligno decreto di un dio, da tutti gli altri che lo circondano”.

E dunque, cosa fare? Fuggire dal mondo e il mondo come un “trappista dal voto di eterno silenzio”? E, se così, come giudicare viceversa tutti gli altri? Infatti: “Tutti raggiungon l’azione, la forma, l’esteriorità; tutti, perché è comune e facile, eguale per tutti. Ma appunto perché eguale per tutti è la morte dell’individuo”. E allora, muta l’interrogativo: come fare? Se “l’azione sola può farci comunicare con gli altri; io sono d’accordo, ma a un patto; d’ammettere insieme che abolite voi stesso. Per darsi, bisogna perdersi: per trovarsi, separarsi”.

Ed ecco allora che spunta, in definitiva, il Prezzolini anarchico o meglio “anarco-conservatore”: “… spira da per tutto un senso di liberazione da regole e ritmi, da forme vecchie e obbligatorie di verso, da modelli ed abitudini poetiche, un bisogno di vita varia e cangiante, un personalismo audace, un’ironia leggera, che ricordano spesso le simili tendenze rivoluzionarie, direi quasi anarchiche, della Contingenza. Uno dei critici anzi dice al Prudhomme, combattendo la sua estetica fondata su leggi scientifiche: <Ah maitre! Pourquoi n’etes-vous un peu anarchiste!>”.

Angelo Giubileo

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, buon senso, futuro, mondo, persone, tutta la vita

Info Angelo Giubileo

Angelo Giubileo (Torchiara, Salerno, Italy 1 aprile 1965), filosofo, giornalista e scrittore.
Già cultore della materia presso le cattedre di “Filosofia del diritto”, “Teoria dell’interpretazione” e “Logica giuridica” all’Università degli Studi di Salerno (aa.aa. 2000-2003).
Autore di numerosi saggi e articoli, pubblicati in Italia e all’estero.
In qualità di redattore:
– dal 2007 collabora con “Pensalibero” (Vicedirettore dal 2016 al 2023);
– dal 2016 collabora con “Il Quotidiano di Salerno”;
– dal 2018 al 2022 ha collaborato con “Antiche Curiosità” e la rivista “Destrutturalismo”;
– dal 2018 al 2023 ha collaborato con “Asino Rosso”;
– dal 2019 collabora con il “Nuovo Giornale Nazionale”;
– dal 2024 collabora con “PaeseRoma”;
– dal 2025 collabora con il movimento poetico-artistico d’avanguardia “DinAnimismo”.
Tra i saggi, si segnalano: “Scritti politico-liberali” (2016), “Pensioni: modello cileno per l’Italia?” (AA.VV. 2018), “L’essere e il nulla nell’era della tecnica” (2018), “La Macchina del tempo” in “TDay” (AA.VV. 2019), “L’alba del Mondo Nuovo” (2020), “Da Parmenide a Heidegger e ritorno” (2023), “Tutto è eterno” (2024); tutti disponibili in qualsiasi store.
Nel 2022 è stato cofirmatario dell’appello “Per una nuova bandiera euro-nazionale” pubblicato su Le Journal du Dimanche. In quanto autore dell’articolo “L’essere oltre la profezia”, pubblicato in “Dell’anno 2100” (AA.VV. 2023), è stato citato da Günter Berghaus nel suo periodico catalogo “A bibliography of Publications on Futurism” (2023). Nel 2025, è stato autore della prefazione “Il volo” alla versione italiana del saggio “Meccanica irrazionale” del fisico transumanista Giulio Prisco.

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