La scena è di quelle da candid camera. Una banca, uno sportello, un cassiere paziente e la signora, sui sessanta, che dice: “Mi mancano cinquanta euro, dai soldi che mi ha dato”. Un prelievo s’imamgina. E il cassiere paziente: 15 banconote da dieci, 10 da venti e via contando. Per dieci minuti buoni. Risultato i soldi c’erano tutti, solo che per un attimo la signora aveva ragionato e contato in lire. Cambio di memoria, cambio di conio. E dice la signora” Sa con 50 euro ci vado avanti due gironi al supermercato”. “Beata lei, le risponde un signora, io con cinquanta euro non riesco a fare un giorno”. Si lamentano tutti, non solo quelli che frequentano supermercati blasonati, anche quelli che vanno nei discount. “Un po’ di carne, pasta, pane e latte e sono già 25 euro che partono”, dice un giovane padre con carrello incorporato. Ci saranno differenze di marchio e qualità, ma davvero anche nei prodotti più semplici ci sono prezzi pazzi: mezzo chilo di pasta da 0,32 a 1 euro e 80. Il pane non ne parliamo: alcuni pezzi di pane anche nei supermercati più frequentati si spingono fino ai 5 euro, al chilo. “Non parliamo delle gastronomie”, dice una nonna. Una volta mi sono lasciata tentare da due porzioni di lasagne e un petto di tacchino ho dovuto risparmiare e digiunare per una settimana. “Io al banco del pesce non mi avvicino nemmeno, se non hai 50 euro da buttare meglio che stai lontana da calamari e branzini”. Sembra che il problema sia il nucleare e l’abbassamento dell’Ici, il clima pazzo e l’acqua che si sperpera, il traffico e le alghe che tornano, ma da quel che si sente in giro il problema dei problemi è nei prezzi pazzi e il caro vita. Uh il carovita, vi ricordate gli anni Sessanta e Settanta: cortei e manifestazioni contro il carovita, convegni e dibattiti sul famoso “potere d’acquisto”. Eh, che anni!!. E adesso che il problema è ancora più rovente sembra che sia solo una questione di offerte e sconti. No, il problema è strutturale come direbbe un sociologo. Cioè’? Molto semplice. Il costo dei consumi medi pro-capite per fasce prima dell’euro è aumentato del 70 per cento con l’euro. Tradotto. Prima con due mila lire compravi per duemila lire, adesso con un euro compri per melleduecento lire. Facile no? Moltiplicato gli euro che spendiamo ogni giorno o ogni ora, ecco che stipendi, pensioni, risparmi non bastano. Colpe? Fate voi. Il confronto è facile sulla pizza: una “frutti di mare” qualche anno fa la pagavamo 7 mila – 8 mila lire. Adesso una pizza frutti di mare o una minatore (fai te) anche in un asporto così cosà viene 7 euro, o 7 e 50 quasi quattordici mila lire. Domanda: Romano, 5 anni fa li avresti pagati 15 mila lire per una pizza? . No, avresti detto, ma siete matti. Adesso li paghi e credi pure di risparmiare. Al ristorante non va meglio (eppure son sempre pieni, dice Angela) Ormai piatti unici a 12 euro, per salvarsi. Un impiegato che deve mangiare fuori casa nella pausa pranzo deve calcolare senza buoni pasti 15 euro mediamente. Dal frumento ai panini dice la Coldiretti, rincari non giustificati. Molti ristoranti lanciano le offerte come alla Coop: assaggi di pizze e una birra sei euro a Lugo di Romagna. Un primo e insalata sette euro vicino alla stazione. “Si ma dopo hai ancora fame”, dice Marco studente fuori sede di Lecce. Il potere d’acquisto è dimezzato. Il carovita è arrotondato. Non se ne esce con promozioni e sconti ma con un nuovo patto sociale, che si basi sulla ri-distribuzione dei redditi e dei profitti. Non c’è niente di sinistra, come direbbe Bertinotti, c’è solo da
Fabrizio Binacchi

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