
L’Europa, Trump, i neocon, i “destri” speravano, con il funerale di Bergoglio, di aver finito con un Papa antisistema e invece ora si trovano Leone XIV che tira dritto in modo sistematico sulla strada tracciata dal suo predecessore: “La Chiesa non è il cappellano militare dell’Occidente, non benedice carri armati né avalla guerre giuste, non é arruolabile nelle contese multipolari e considera sacrìlego fare guerre in nome di Dio“. Papa Leone, per i detrattori di Bergoglio, era partito nel modo migliore ripristinando i simboli della sacralità papale, vestendo abiti più tradizionali e tornando ad abitare in Vaticano. Ma appena è finita la festa e tutti gli invitati se ne sono andati contenti e rassicurati che la Chiesa sarebbe rientrata nei ranghi ecco che, come mi dice un amico che vive negli USA, l’indole del “duro di Chicago” è venuta fuori.
Stile sobrio ma diretto e chiaro sulle posizioni della Chiesa Cattolica Senza fronzoli o pretese ideologiche, Leone è andato diritto sui punti dove riteneva non potesse mancare la voce del Papa . Il primo scossone alle speranze rassicuranti dell’Occidente è arrivato con una serie ripetute di condanne delle stragi a Gaza definite da Leone XIV un “orrore” e sottolineando che “non c’è futuro basato su violenza e vendetta”. A distanza di qualche mese il Vaticano ha pubblicato l’Enciclica “Magnifica Humanitas” nella quale Prévost mette nero su bianco, in modo che non ci siano dubbi, su come la Chiesa Cattolica valuta lo sviluppo e l’affermazione dell’Intelligenza Artificiale e fissa un quadro etico che ne regoli gli sviluppi e l’utilizzo nella volontà di scongiurare le potenziali minacce per la tenuta sociale e per la stessa natura umana.
L’occasione data a Prévost per un ulteriore intervento di censura verso le politiche imperialiste dell’Occidente è stata la guerra scatenata da israeliani e americani contro l’Iran: “il culto dei valori materiali e del denaro, le insidie dell’arroganza e della violenza assurda e disumana, provocata dai combattimenti, che hanno ulteriormente destabilizzato il Medio Oriente“. Una bastonata a livello planetario in faccia a Trump e Netanyahu e un richiamo a tutti i cattolici di come il Papa giudica questi avvenimenti. I commenti del Papa hanno una enorme risonanza, sono tradotti in tutte le lingue e trasmesse sui media anche in nazioni non cattoliche. Il passaggio dal serio al faceto è stato quasi immediato.
Trump ha risposto a questo appello alla pace attaccando duramente il primo pontefice nato in America, intanto attribuendosi il merito personale dell’ascesa al papato, poi in un lungo post su Truth Social, definendolo “troppo liberale e debole sul fronte della criminalità e disastroso in politica estera. Non voglio un Papa che trovi accettabile che l’Iran possieda l’arma nucleare o che critichi il presidente americano mentre sta portando la criminalità ai minimi storici”. Parlando con i giornalisti su un volo per l’Algeria, Leone gli ha risposto, con un sorriso ironico e beffardo: ” Non ho paura dell’amministrazione Trump, né di parlare apertamente, io parlo del Vangelo. Non sono un politico. E comunque non ho intenzione di fare un dibattito con lui”, e ha ulteriormente rimarcato: “il messaggio è sempre lo stesso: la pace. Lo dico a tutti i leader del mondo. Cerchiamo di finire questa guerra. Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo”.
Sul commento di Trump su Truth Social, Leone ha risposto : “È ironico: il nome stesso del sito. Non ho altro da aggiungere”. In ritirata Trump ci ha provato il Vicepresidente J.D. Vance, cattolico, ma come spesso gli succede in modo sbilenco e cialtronesco, chiedeva “se Dio stesse con gli americani nella seconda guerra mondiale” la risposta di Prevost è stata secca “Dio non sta mai con coloro che impugnano le spade”, Vance non contento dell’uppercut ha rinfocolato coprendosi di ludibrio : “Il Papa dovrebbe stare attento quando parla di teologia”. Infatti è stato rimandato in teologia e farà gli esami di riparazione a settembre a Washington. Nel frattempo Trump, Netanyahu, Starmer, Metz, la Meloni, Macron e tutta l’armata brancaleone dell’Occidente ha preso, a diversi livelli, una sonora bastonata militare dall’Iran, e con l’inflazione che sta facendo incazzare proprio tutti, i governi dell’armata sono più in bilico che mai a cominciare da Starmer che ha già fatto le valige.
Dal Sant’Uffizio un j’accuse diretto all’Unione Europea
Ma deve essere vero che Prévost è un “duro di Chicago” perché senza il minimo tentennamento ha riunito un Concistoro Straordinario dei Cardinali, di tutto il mondo, che si è apertamente schierato “contro la cultura del potere globale che alimenta i conflitti moderni” e ha aperto una riflessione su come la Chiesa deve rispondere.
Se i politici non avessero ancora capito ci ha pensato il Prefetto del dicastero Vaticano per la Dottrina della Fede (l’ex Sant’Uffizio), Víctor Manuel Fernández, che ha scagliato una accusa diretta all’Unione Europea: ” L’Ue è incoerente, mossa solo da interessi economici. E’ rea di applicare il diritto internazionale in modo selettivo, legittimando alcune invasioni militari e derubricando altre a sottocategorie. i governi applicano sempre più spesso i principi morali e giuridici in base alla convenienza politica piuttosto che a standard universali. Se un Paese è nemico, viene condannato come antidemocratico e sanzionato in vari modi; ma se è un alleato, il fatto che manchi di libertà di espressione, diritti umani o democrazia viene ignorato” “L’Unione europea, infatti, impone sanzioni economiche a un Paese e invia aiuti finanziari e armi a un altro; eppure non fa lo stesso di fronte ad altre invasioni, persino più gravi, con conseguenze ancora più brutali per intere popolazioni” .
Impossibile non vedere nel primo caso la guerra russo-ucraina e nel secondo gli attacchi di Israele a Gaza e ai Paesi circostanti e quelli, insieme agli Usa, all’Iran. Fernández ha rincarato la dose: ” in questo modo le contraddizioni suggeriscono che, in pratica, le preoccupazioni si riducono agli interessi politici ed economici delle diverse regioni del mondo” e che “non esiste più un quadro di verità e di valori reale e stabile”.
Il Vaticano ha dichiarato che il Papa ha ricevuto il pieno appoggio dai Cardinali e che sulla questione della “guerra giusta” si continuerà a definire i modi per andare oltre la dottrina tradizionale. Nel discorso di chiusura del Concistoro Leone ha chiesto che “l’appello unanime” salito dal Concistoro venga propagato dai vescovi, alle Chiese, a tutti i popoli di tutto il mondo: “Dio desidera la pace per ogni nazione e per ogni popolo. Per questo non dobbiamo rassegnarci alla violenza. La violenza non avrà l’ultima parola”. Un j’accuse clamoroso diretto, chiaro e inequivocabile messo a tacere e censurato, come succede sempre per tutti compreso per le posizioni del Papa, se non sono in linea con la propaganda ufficiale.
Se gli stessi commenti fossero stati fatti da Orsini o da Mark Innaro o Domenico Quirico o Alberto Negri sarebbero stati sommersi di insulti ed emarginati accusati di essere filo-putiniani ma se lo dice il Papa stanno tutti zitti perché sono verità che hanno un grande peso nel mondo cattolico. Per le parole e i concetti espressi dal Papa e dal Card. Fernàndez la Von der Leyen, se avesse la schiena dritta della statista, avrebbe dovuto convocare l’ambasciatore del Vaticano alla Comunità Europea o addirittura scrivere al Segretario di Stato Parolin e fargli un cazziatone rigettando in pieno tutte le accuse punto per punto e ammonendo il Vaticano dall’essere meno equidistante rispetto a invasori, gruppi terroristici, stati canaglia ecc.
La Von Der Leyen una volte per tutte dovrebbe chiarire al Papa che: L’Europa è una costruzione geopolitica parte dell’imperialismo americano, non esportiamo alcuna democrazia, perseguiamo la giustizia che ci torna utile, tolleriamo chi è dalla nostra parte e favoriamo la pace dopo la resa dei nemici. “Siamo una potenza imperiale e come tale ci comportiamo”. Israele e l’Ucraina e gli Stati Uniti pur governate da personaggi molto discutibili fanno parte del nostro impero mentre Russia, Palestina e l’Iran sono i nemici dei nostri alleati e per la regola transattiva sono nostri nemici. La vita dei palestinesi ci interessa e i migliaia di bambini e civili assassinati ci rattristano ma la tenuta del sistema imperiale ci interessa ancora di più.
Siamo consci che il nostro operato susciti sempre più sfiducia verso la politica e i suoi leader, che genera una continua emorragìa di partecipazione al voto e alla vita politica ridotta a rissa da bar o da studi televisivi, che stiamo favorendo l’avanzata di destre illiberali nelle nazioni chiave del sistema europeo, ma le regole dell’imperialismo non sono democratiche e valgono più dei principi liberali o “morali ed etici come i suoi”. La Von Der Leyen non lo farà perché di mestiere fa’ l’equilibrista.
Fulvio Rapanà

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