
Si fa sempre più forte la pressione dei vertici dell’area euro perché l’Italia ratifichi la riforma del Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes). Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, alla Ciudad de la Cultura di Santiago de Compostela, ha illustrato ai colleghi, brevemente, lo stato del dossier ma, a quanto ha riferito il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, non ha dato l’assicurazione che il governo troverà una maggioranza per ratificare la riforma, che è stata già chiusa da tutti gli altri 19 Stati della zona euro. Manca solo il via libera dell’Italia che di fatto sta bloccando la riforma europea. I partiti della maggioranza, in particolare Lega e Fratelli d’Italia si sono sempre detti contrati al Meccanismo di stabilità. Anzi nelle loro campagne elettorali hanno fatto della non adesione uno dei loro cavalli di battaglia. Ora in prossimità delle elezioni europee hanno difficoltà a spiegare un cambio di passo. Da ricordare che il Mes di oggi non ha nulla a che fare con quello che mise in ginocchio la Grecia al tempo della Troika. Si tratta di uno strumento di aiuto finanziario economico di cui gli stati possono fare richiesta, ma prima deve essere ratificato da tutti. Manca solo l’Italia. La riforma non entrerà in vigore finché l’Italia non l’avrà ratificata. Giorgetti, ha riferito Donohoe, “ci ha descritto le sfide della situazione politica in Italia al momento, che tutti riconosciamo, e ha sottolineato i suoi sforzi”, che “apprezziamo tutti. A questo riguardo, non abbiamo l’aspettativa realistica che qualcuno possa predire un risultato certo”, per quanto riguarda la ratifica della riforma. Il politico irlandese ha lasciato intendere che la pazienza dei partner si va assottigliando: ad ogni conferenza stampa, il linguaggio che usa nei confronti dell’Italia si fa un po’ meno felpato, anche se molto gradualmente.
Le scadenze si avvicinano. Il Governo cerca di sfruttare la situazione mediaticamente. Ma l’Europa non può attendere i comodi di un Esecutivo sempre pronto a chiedere aiuti quando ha necessità ma reticente quando si tratta di rispettare le regole di cui anche l’Italia ha contribuito la stesura. La ratifica del Mes resta una priorità. Lo ha detto il direttore del Meccanismo europeo di stabilità (Mes), Pierre Gramegna, nel corso della conferenza stampa finale della riunione informale dell’Eurogruppo a Santiago de Compostela. “La ratifica rimane ovviamente una priorità ancora più importante perché alla fine di quest’anno le linee di credito nazionali scadranno”, ha detto. Abbiamo ricevuto commenti dal ministro italiano (Giorgetti) sul processo in corso nel Parlamento italiano. Siamo in costante contatto e speriamo che la procedura parlamentare contribuisca a spingere la ratifica che gli altri 19 paesi si aspettano”, ha aggiunto. “La cosa più importante è che il Mes possa sostenere e adempiere l’importante mandato per il quale è stato creato, garantire la stabilità finanziaria nell’area dell’euro, e se questo trattato modificato non entrerà in vigore, purtroppo il backstop o la rete di sicurezza, che è la caratteristica principale di questo nuovo trattato, non entreranno in vigore”, ha concluso Gramegna.Insomma l’Italia è di nuovo sulla graticola europea. “Si noti – ha aggiunto Pascal Donohoe – che questa ratifica è importante non solo per l’Italia che beneficerà del backstop del Mes, ma che questa rete di sicurezza deve essere istituita per l’intera area dell’euro. Penso in primo luogo che le autorità italiane continueranno a fare il massimo per raggiungere questo obiettivo”. Una vicenda che si intreccia con la riforma del patto di stabilità. Le resistenze italiane sono infatti usate come moneta di scambio per ottenere on occhio di riguardo nel rientro dal debito all’interno del patto. A luglio il Governo italiano aveva “inventato” la soluzione del rinvio e per non dover affrontare la questione era stata votare una sospensiva. A inizio novembre, però, la sospensiva scadrà e la ratifica si ripresenterà.
Edoardo Gianelli
(da “Avanti Online”)

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