
La Fed ha alzato i tassi, ieri sera, di 25 punti base, portando i Fed Funds nella forbice 5.25% – 5.50%. in linea con il consensus di mercato. Si tratta del livello più alto dal Gennaio 2001. Nello statement si legge che qualsiasi ulteriore inasprimento dipenderà dai dati macro che usciranno da oggi in avanti, lasciando quindi la porta aperta ad ulteriori rialzi del costo del denaro, qualora la congiuntura lo rendesse necessario. Il che significa che Jerome Powell rimane pronto ad adottare qualsiasi soluzione, che dipende ovviamente da come reagiranno gli aggregati macro all’inasprimento che la Fed ha raggiunto fino ad oggi. Powell, in conferenza stampa ha detto di tutto e di più, ricordando comunque che la Fed ha raggiunto un importante livello di inasprimento della politica monetaria, lasciando intendere che è pronto a fermarsi qualora l’inflazione proseguisse al ritmo attuale di rallentamento, ma in modo altrettanto evidente ha ricordato che l’obiettivo è riportare l’inflazione nel proprio alveo naturale, ovvero intorno al 2%, e non ci siamo ancora. Ha ricordato che cominciano ad intravedersi degli effetti della politica monetaria restrittiva, anche sul mercato del lavoro, ma ciò non è sufficiente perché la domanda è ancora inferiore all’offerta. La reazione del mercato non si è fatta attendere, con i mercati azionari che hanno chiuso neutrali (il Dow Jones salito dello 0.23%, l’S&P 500 sceso dello 0.02% e il Nasdaq che ha perso lo 0.12%). Questa notte invece, le borse asiatiche sono salite, scommettendo sulla fine del ciclo di rialzo dei tassi da parte della banca centrale americana. A farla da padrone, soprattutto i titoli tecnologici quotati ad Hong Kong.
VALUTE.
Sul fronte valutario, segnaliamo la discesa del biglietto verde, con il dollar index che dopo la correzione da 99.10 a 101.20, ieri sera ha ceduto tornando a 100.50. Sul fronte delle diverse coppie L’EurUsd ha ripreso quota 1.1100 dopo aver toccato dei minimi a 1.1020, anche se non sembra riuscire a mettersi stabilmente sopra le resistenze richiamate. Il Cable ha avuto maggiore impulsività ed è tornato a 1.2950 dopo aver sentito dei minimi a 1.2800 circa. Il UsdJpy, dal canto suo, che pareva aver ritrovato impulsività rialzista dopo le dichiarazioni della Boj di continuazione della politica espansiva, è invece sceso tornando a ridosso di 140, dopo aver toccato dei massimi a 142.00. Oceaniche in ripresa con AudUsd sopra 0.6800 e NzdUsd sopra 0.6250. Gli obiettivi, in questa fase di accumulazione paiono più alti ma molto dipenderà dalla violazione delle resistenze chiave, che sono rispettivamente posizionate a 0.6850 e 0.6310 area. Fortissimo il Franco svizzero con EurChf che è sui minimi da Novembre 2022 e si avvicina ai livelli di fine ottobre scorso a 0.9416, trovandosi ora a 0.9540, e una banca centrale svizzera incapace di indebolire la propria valuta, nonostante le ripetute minacce di intervento sui mercati.
BCE ALLA DECISIONE SUI TASSI.
Oggi è giornata cruciale sul fronte dei dati e delle decisioni di politica monetaria con la Bce attesa ad un rialzo del costo del denaro di almeno 25 punti base. Ma ovviamente, sarà decisivo ascoltare Miss Christine Lagarde che potrebbe mantenere un atteggiamento da falco promettendo nuovi rialzi, specie perché l’inflazione morde ancora nel vecchio continente e a dispetto dei dati che evidenziano un rallentamento marcato della congiuntura, specie in Germania. Nel pomeriggio poi attenzione ai dati sul mercato del lavoro statunitense insieme ai dati sulla prima rilevazione del Pil del secondo trimestre, atteso a +1.8%. In mattinata vi saranno importanti dati dalla Spagna e dall’Italia relativi alle vendite al dettaglio e alla fiducia dei consumatori. Un’altra giornata quindi, da vivere pienamente davanti ai monitor.
Saverio Berlinzani

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