All’interno dei partiti tradizionali, i segretari sono diventati leader in un significato moderno del termine e, se del caso, anche leader di governo territoriale o nazionale.

I partiti, quali strumenti di mediazione del consenso e della partecipazione del cittadino, appartengono all’esperienza ormai in disuso del secolo scorso. Le strutture odierne parassitarie, che alcuni pensano ancora di tenere in vita o addirittura rivitalizzare, sono soltanto “fantasmi” (dal greco φάντασμα, phàntasma, “apparizione”) in cui, fatta salva la buona fede, credono ancora tutti coloro i quali pensano sia ancora possibile, in ambiti pur ristrettissimi di rappresentanza, esercitare il potere democratico in forma partecipativa, valida ed efficace.
Facendo ricorso ad un principio della fisica, che è quello della forza centripeta, con una parafrasi potremmo dire che, in politica, negli ultimi venti anni il principio è stato reso ancora più evidente: “i corpi (il corpo) sono attratti, o sono spinti, o comunque tendono verso un qualche punto come verso un centro”. Le scelte, di applicazione del principio, dal basso verso l’alto e in particolare ai vari livelli di gestione del potere decisionale, hanno riguardato l’adozione dei sistemi di elezione e di governo dei sindaci, l’abolizione del sistema delle preferenze, il ricorso dei governi nazionali alla decretazione d’urgenza, l’ancora più recente interpretazione del ruolo e delle funzioni del Capo dello Stato, etc.
All’interno dei partiti tradizionali, i segretari sono diventati leader in un significato moderno del termine (ammesso che al termine si possa attribuire un significato tradizionale, che viceversa non credo possibile) e, se del caso, anche leader di governo territoriale o nazionale. Inoltre, comunemente si dice anche che all’interno dei partiti si siano manifestati fenomeni di ottica apparentemente contraria (centrifuga); sia piuttosto dilagato il fenomeno cosiddetto del correntismo o ci si sia divisi tra falchi e colombe, abiurando il principio del cosiddetto centralismo democratico o imponendo da parte del leader maximum un’alternanza di ruoli in funzione del presente contesto politico. Ma, all’interno delle organizzazioni di potere e più ancora di partito, quest’ultima rappresentazione è risultata ed è assolutamente falsa. Come succede nella fisica, l’aggettivo centrifugo è termine errato ed improprio, in quanto la forza reale (dei corpi in moto) è sempre e solo centripeta.
Per fatti e commenti riportati quotidianamente dalle cronache, è del tutto evidente che i tempi presenti non consentono più il ritorno a modelli e schemi del passato. Non è questione di rottamazione o altro di simile, è piuttosto semplicemente il caso di prendere atto della realtà così com’è e non invece come si vorrebbe che (ancora) fosse. E’ questo esattamente il punto sul quale, con estrema semplicità, poggia la differenza sostanziale tra conservatori e riformatori, tra chi pretende di continuare a gestire il potere (di conservazione) conquistato e acquisito nel corso degli ultimi decenni – si pensi anche a protagonisti che sono stati per il loro tempo innovatori, come ad esempio lo stesso Berlusconi o nella mia città di Salerno il sindaco De Luca, e che ora invece naturalmente non lo sono affatto – e chi invece intende avvalersi di un potere (di riforma) che, semplicemente, è nuovo; anche se non basta. Perché, occorre infatti che esso sia anche in grado di vincere le nuove sfide del tempo, confrontarsi cioè validamente ed efficacemente con la realtà che, si diceva, opera e vive in costante trasformazione tecnologica. E quindi, un potere di riforma non solo nuovo ma anche e soprattutto democratico ed efficiente.

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