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POSSO OFFRIRVI UN TEA AL GUSTO DELLA LIBERTÀ…?

il Tea Party, afferma qualcuno, è nella pancia della storia degli Stati Uniti. Il Boston Tea Party è stato la scintilla della rivoluzione americana: è il 16 dicembre 1773 e un gruppo di coloni americani distrugge svariate ceste di tè per protesta contro la tassazione imposta dalla madrepatria Inghilterra. Ora è una moda che potrebbe dilagare in Italia.
Di Paolo Marini

di Paolo Marini | 24 Maggio 2010

“Il socialismo ama talmente i poveri che li sforna a getto continuo”, sentenzia lapidario Leonardo Facco – autore tra l’altro dell’Elogio dell’evasione fiscale – intervenendo al debutto nazionale del Tea Party: una sala affollata di gente, radunata nel grazioso centro della città toscana grazie al potente tam tam di Facebook (“motore di pensieri non conformi” afferma qualcuno con una felice espressione); un pubblico prevalentemente giovane e tutto sommato disteso, una regia della serata che non pare troppo studiata, anzi non pare proprio una regia: appunto, una cosa da libertari. Talmente liberi che un appassionato, che sostiene di non avere alcun legame con gli organizzatori, ha piazzato su un tavolo una quantità di libri, anzi di Liberilibri (questo è il nome della piccola ma prestigiosa casa editrice)per la vendita:testi d’oro della tradizione libertaria che danno voce a personaggi come Any Rand, Walter Block, Pascal Salin e sopra tutti (almeno per me) a quel David Friedman (da non confondere con il più famoso Milton) autore de L’ingranaggio della libertà che fa impallidire lo ‘Stato minimo’ di Robert Nozick in Anarchia, stato e utopia. perché Friedman lo Stato… lo abolisce!
Ecco, il Tea Party, afferma qualcuno, è nella pancia della storia degli Stati Uniti, una storia antica (si, ma non troppo) e certamente mai dimenticata. Il Boston Tea Party è stato la scintilla della rivoluzione americana: è il 16 dicembre 1773 e un gruppo di coloni americani distrugge svariate ceste di tè per protesta contro la tassazione imposta dalla madrepatria Inghilterra.
Ed è il grimaldello fiscale l’arma con cui, per Facco, occorre molto concretamente battersi contro il Leviatano, perché – egli dice – “bisogna avere il coraggio delle azioni”. Non manca un po’ di dialettica quando il bocconiano Pier Camillo Falasca afferma di non condividere il rifiuto della politica, o meglio della politica attraverso i partiti. Politica e antipolitica si confrontano e si scontrano anche in questa casa e non c’è dubbio che elementi di pregio siano presenti in entrambe le prospettive. Accanto a Facco c’è però un altro coraggioso, un altro uomo del fare (e non solo di parole, insomma un non politico….) tal Giorgio Fidenato da Pordenone, di professione agricoltore, il quale lo Stato lo sta sfidando da anni: Irpef, contributi Inps e quant’altro rientrante nel famigerato cuneo fiscale ha deciso di versarli direttamente ai dipendenti, in busta paga, rifiutandosi di continuare a fare l’esattore per conto dello Stato: è la battaglia per la abolizione del sostituto di imposta, che è ancora in corso. E siccome gli uomini duri amano condurre anche più di una sfida contemporaneamente, Fidenato ha aperto anche il fronte Ogm – contro cui si appuntano avversioni (e sicuramente interessi economici) convergenti e, al momento, preponderanti: “Ma perché, a differenza che in Slovacchia, Spagna e Romania, nel mio terreno non posso piantare ciò che mi pare?” Insomma, che cosa resta della proprietà privata in questo Paese?
Vita, libertà, proprietà, sono i valori per cui questi uomini hanno deciso di battersi. Consapevoli che l’Italia non è l’America, che qui è tutto più difficile. Ma intanto ciò che conta è la battaglia culturale: risvegliare le coscienze, proporre un paradigma diverso, mettere in testa il tarlo del dubbio, ovvero che il film che si è sempre visto non sia l’unico che ci è dato di vedere e di vivere, che quindi possiamo fare di meglio.
Ma per diffondere il nuovo verbo, occorrono pazienza, disponibilità all’ascolto e generosità, una cassetta degli attrezzi di cui – qualcuno ammette senza ipocrisie –  coloro che mettono la libertà e l’individuo al primo posto non sono necessariamente forniti.
E Berlusconi? C’è una parola anche per lui, naturalmente, anzi più di una e davvero poco lusinghiera: è sceso in campo nel 1994 promettendo una riduzione della pressione fiscale, ma in sedici anni non è mai arrivata, al contrario!
Ciò che dilaga in questo Paese è la menzogna universale, la verità è merce rara: l’unica vera rivoluzione, di cui pochi sono capaci.
La stoccata finale tocca all’economista Francesco Carbone: “Il benessere non lo dà lo Stato, ma la funzione imprenditoriale. Il male da curare è la terapia con cui gli Stati stanno cercando di affrontare questa crisi” che, tra parentesi, non sembra finire mai. Mentre è riunito il consesso, Wall Street, dopo una giornata difficile su tutti i mercati mondiali, sta cedendo quasi il 4 per cento. Carbone fa profezie di sventura e preannuncia entro 5 anni la fine di questo sistema, che “è arrivato al capolinea”, frutto com’è di una alleanza perversa tra Stati e banche, una simbiosi che ha distrutto, incenerito – con la proprietà – anche tanta, tantissima ricchezza.
La serata sembra proporre un epilogo incerto: non basta il grato sapore dei bei concetti, non  andranno oltre il buio della notte le quattro chiacchiere tra amici, anche qui come sempre nella vita è la continuità la sfida da vincere. Il futuro ci dirà se a Prato – questa sera – e altrove, nei prossimi giorni e mesi, avrà preso piede un movimento inedito, piccolo magari, ma solido, che possa costituire, anche mediaticamente,  un valido contraltare alla dominante cultura statalista di questo Paese.
Intanto, comunque si parla di questo Tea Party, un nome, un programma…. Quando un’amica ha visto su Facebook che avrei partecipato al “Tea Party”, mi ha detto: “Beh anche io sono appassionata di tè, di ogni tipo di tè! Peccato che ho già altri impegni per domani sera e non posso venire”. Non è una battuta. E la cultura della libertà è forse anche meno conosciuta.
Paolo Marini

Pubblicato in : Primo pianoTag: abolizione, anarchia, anni, antipolitica, banche, battaglia, berlusconi, epilogo, espressione, evasione, evasione fiscale, futuro, inps, italia, mercati, movimento, personaggi, Prato, robert nozick, socialismo, spagna, stati uniti, tea party, toscana, utopia

Info Paolo Marini

Nato a Siena nel 1965, vive a Firenze da oltre quarant’anni. Laureato in giurisprudenza nel 1991, dopo una intensa militanza politica nel Partito Liberale (1984-1993) ha scelto di impegnarsi al di fuori del sistema dei partiti. Appassionato di arte, letteratura, storia, filosofia e diritto, ha pubblicato “Dal patto al conflitto” (1999) – critica radicale alla concertazione e ai suoi riti – e due volumi di poesia – “Pomi Acerbi” (1997) e “All’oro” (2011) -, oltre a numerosi articoli per varie testate, cartacee e on line. Avvocato civilista e del lavoro e consulente di imprese, ha al proprio attivo anche pubblicazioni – libri, articoli, note di commento, check list – soprattutto in materia di diritto e procedura civile, protezione dei dati personali e responsabilità amministrativa di enti e persone giuridiche.

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