
Il rapporto annuale Istat descrive un paese più povero e ingiusto. Smentisce le favole raccontate da Meloni.
Le retribuzioni reali a fine 2024 risultano inferiori del 10,5 per cento rispetto al 2019.
Ci sono, nel 2024, 352mila occupati in più ma per l’80% sono ultra cinquantenni per effetto della stretta pensionistica, mentre due terzi dei giovani sotto i 35 anni vivono ancora in famiglia e nel 2023 25mila laureati sono immigrati all’estero.
La crescita riguarda soprattutto settori a basso impiego di capitale, come il turismo e la ristorazione. Ne deriva che la ricchezza prodotta per occupato è scesa dal 2000 del 5,8, mentre in Francia, Germania e Spagna è aumentata del 12 per cento.
Il 10% della popolazione versa in povertà assoluta, mentre il 23 per cento è a rischio di povertà e di esclusione sociale.
Ne risente anche la salute. Il 10% degli italiani dichiara di aver rinunciato per ragioni economiche a visite e esami specialistici.
La popolazione italiana invecchia e si riduce.
I referendum dell’8 e 9 giugno possono essere una leva per invertire la rotta disastrosa che ha preso l’Italia.
Quelli sul lavoro riconoscono diritti negati, combattono la precarietà e ridanno valore e centralità al lavoro.
Quello sulla cittadinanza può consentire a 1,4 milioni di stranieri residenti regolarmente in Italia di diventare cittadini italiani.
Non bastano certo i referendum per cambiare: occorrono politiche per lo sviluppo e per la redistribuzione della ricchezza.
Ma l’8 e il 9 giugno si può dare inizio al cambiamento.
Enrico Rossi

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