S’iscrive Rizzotto in una lunga lista di perseguitati e assassinati del socialismo italiano. Di questa lunga, democratica e gloriosa storia non si parla, se non sporadicamente.

Sicuramente condividiamo l’intenzione della dirigenza nazionale del Partito socialista italiano di commemorare la figura del coraggioso sindacalista siciliano nell’ambito delle iniziative per il 120° della fondazione della formazione politica socialista, mentre non possiamo che vedere con rincrescimento e rammarico l’esitazione con la quale si attribuisce al militante siciliano la sua vera affiliazione politica.
S’iscrive Rizzotto in una lunga lista di perseguitati e assassinati del socialismo italiano. A partire da coloro che furono colpiti dalla repressione di Crispi, di Rudinì e Pelloux alla fine del XIX° secolo, ai capilega, contadini e braccianti ed amministratori socialisti vittime della barbarie delle squadre fasciste. Per non parlare dei combattenti e caduti nella guerra di Spagna e nella Resistenza italiana.
Di questa lunga, democratica e gloriosa storia non si parla, se non sporadicamente, quasi con vergogna e con reticenza.
Sandro Pertini, presidente della repubblica era un “riformista”, Turati era un gentile signore avversario di Gramsci, il quale però era molto più ferrato nella dottrina marxista. Giuseppe Saragat era forse socialdemocratico, con l’accento sulla seconda parte della parola, Pietro Nenni, più volte ministro, vice-presidente del consiglio, combattente di Spagna, combattente nella Resistenza, più volte imprigionato ed al confino ,ispiratore di alcune delle riforme più importanti della prima Repubblica , semplicemente non esiste.
Mentre emerge la corruzione della seconda Repubblica, quantitativamente dieci o venti volte più rilevante (per ciò che fino ad ora si è scoperto) di quello che si rivelò nei processi enfaticamente trasmessi in diretta TV, pare che nessuno si scandalizzi più di tanto. Evidentemente si pensa che sia ancora e solo Bettino Craxi il colpevole di tutto.
E intanto l’Italia a differenza del resto dell’Europa è priva di una forza socialista , laica e libertaria che possa contrastare la destra clerico reazionaria del nostro paese.
Le televisioni e le radio riscoprono, Paolo Ferrero, Andrea Bonelli, magnificano Vendola, riesumano Fabio Mussi, che pure sono fuori dal parlamento, abbiamo perfino rivisto Marco Pannella, ostinatamente fermo a parlare degli anni ’70 e meritoriamente delle carceri.
Il Partito socialista ha tutti i titoli per far sapere la propria opinione sulle cose italiane, non attraverso i suoi samizdat ma nelle testate giornalistiche e nelle televisioni nazionali, che tra l’altro sono presidiate da centinaia di ex socialisti, che non solo ignorano, ma contrastano la presenza di quella che fu la propria forza politica di appartenenza.
Una situazione intollerabile e al limite della legalità costituzionale, alla quale bisognerà rimediare con iniziative energiche e di lungo momento.

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