“Huston abbiamo un problema” , avrebbero detto gli americani. Rohan Jonson, inglese con madre italiana, studi all’Università di Pisa, con Piuma al suo terzo lungometraggio, invece fa dire a Cate e Ferro, due giovanissimi, in vista del diploma: “cari genitori abbiamo un problema” e non è certo quello del traguardo finale del diploma ma i due aspettano un figlio e se oggi come oggi è già difficile pensare a fare un figlio verso i 35anni, farlo a 18 non è certo una passeggiata. I due si trovano contro gli adulti che continuano a pensare e dire che tenere il bambino significa la fine dei loro sogni, giocarsi la gioventù, assumersi responsabilità troppo pesanti per le loro fragili spalle, tutte cose condivisibili ma Cate ha deciso: terrà il bambino anche contro tutto e tutti.

sulle famiglie che hanno alle spalle: genitori che mostrano spesso di essere più immaturi e impreparati dei loro figli.
Non mancano episodi di puro divertimento sullo stile della vecchia commedia all’italiana, non quella volgare dei panettoni, ma quella divertente degli “sfigati”, quando sono in scena i due padri, uno perdente e rassegnato (Franco il padre di Cate), l’altro (Alfredo, padre di Ferro ) preso dal desiderio di andarsene da Roma e vivere in un casolare in Toscana , ridotto ad una macchietta.
Il regista afferma che ha scritto la sceneggiatura , insieme alla compagna, per esorcizzare la paura di mettere al mondo un figlio, identificandosi nei due diciottenni hanno risolto i loro dubbi e attualmente sono genitori di un bimbo di tre anni.
Per evidenziare la grandezza e la difficoltà del problema che i ragazzi si trovano ad affrontare, in molte scene i due vengono ripresi in esterni (camera a mano) sovrastati dai palazzi delle periferie che sembra incombano su di loro. Fra il dialetto romanesco dei due protagonisti, l’accento calabrese del padre di Cate, la cadenza toscana dei genitori di Ferro il regista svolge con leggerezza una storia che evidenzia la volontà di Cate di affrontare quel carosello di imprevisti che è la vita con il coraggio e la “leggerezza” dei suoi 18 anni, anche se ogni giorno che passa sente mancarle il terreno sotto i piedi, sente cedere le sue certezze alle lusinghe degli adulti “datela in adozione” ma sarà la lettera di Ferro alla bambina che ancora deve nascere a riportare i due alle loro posizioni iniziali. Cate vuole la bambina e Ferro le starà accanto e se è vero che una paperella può affrontare l’oceano Piuma (questo il nome della bambina) potrà volare alto nonostante i genitori giovanissimi. I due ragazzi che nuotano nel mare che ricopre la città verso un futuro incerto evidenziano ulteriormente la loro volontà di affrontare la vita con la “leggerezza” di una piuma, finché la vita lo permetterà loro
Maria Rita Monaco

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