
Incontriamo Enrico Stinchelli per rivolgergli alcune domande:
1.Cosa significa essere regista di un’opera lirica? In che modo affronta la regia di un’opera?
La figura del regista d’opera è oggi in primissimo piano , per cui sono aumentati a dismisura oneri e onori. Per mio conto un regista d’opera deve innanzitutto amarla e di conseguenza conoscerla a fondo. Deve inoltre avere gusto e presentarsi alle prove preparato, con uno story board ben chiaro- Cerco di affrontare ogni lavoro così, animato da pazienza e da una enorme passione. Allo stesso tempo bisogna avere tanta fantasia e attorniarsi da una équipe solida, precisa, entusiasta.
2. Quanto incide su di lei le varie interpretazioni che sono state date di quell’opera?
Do molta importanza alle varie interpretazioni, si impara da tutti. Conoscere per giudicare è essenziale, sviluppare lo spirito critico e soprattutto saper “togliere” più che aggiungere.Applicare la massima del grande mistico spagnolo Juan de la Cruz: ” Man mano che si scala la vetta…togliere, togliere…e alla fine, giunti in cima, nada de nada.”
3. Nel 2004 la sua prima regia di Otello al Teatro Nazionale di Sofia: cosa è cambiato da allora nella sua lettura di quest’opera? E quale sarà la cifra significativa di questo “suo” Otello pisano?
Otto anni sono bastati a farmi cambiare totalmente la prospettiva. L’Otello a Sofia (che poi andò in Giappone e in molte città europee) era uno spettacolo molto tradizionale, con tre intervalli, scene molto belle costruite da Salvatore Russo. Per questa nuova produzione a Pisa ho disegnato le scene per mio conto, immaginando Cipro come un’isola a forma di stella, sovrastata da uno Stargate che aiuta a sviluppare la drammaturgìa e a raccontarla, attraverso immagini anche oniriche. La tecnologìa è avanzatissima, con effetti in 3d, luci, colori nuovi, suggestioni. Tutto ciò nel rispetto dei vari caratteri e con Jago che domina su tutti, come il Mefistofele di Boito , il diavolo che “pensa il Male e fa il Bene”.
5. Nella Barcaccia, felicissimo esempio di come si può realizzare una trasmissione radiofonica sulla lirica, lei “fa le pulci” a ciò che il mondo del melodramma propone sia in termini di voci che di allestimenti: come si pone di fronte alle critiche che possono venire sulle sue scelte?
Non ho mai pensato di essere un critico “spietato” ma piuttosto un critico sincero. Ovviamente sono interessato a tutte le critiche costruttive. Ho iniziato come assistente e consulente di un maestro storico del cinema, Luigi Comencini, e cerco di mettere a frutto le esperienza acquisite.
6. Quanto, secondo lei, un’opera può essere “decontestualizzata” dalla sua originale ambientazione senza far violenza al compositore?
Il discorso sulle regìe decontestualizzate , erroneamente definite “moderne”, sarebbe lungo e complesso. In sintesi posso dire che la creazione di un bipolarismo registico, con Calixto Bieito da una parte e Zeffirelli dall’altra, passando dalle tazze del gabinetto alle sontuose scenografie tradizionali, è un discorso che non mi interessa. Io sono del parere che l’Autore vada rispettato quanto chi paga un biglietto per assistere a un’opera lirica: la linea di demarcazione è stabilita dal buon gusto di ogni regista e dalla conoscenza-amore che ha per l’opera.
Si vede subito l’ignorante che imbratta la tela tanto per creare scandalo, come si nota a prima vista chi invece tratta un’opera d’arte come un oggetto da proteggere e da esaltare.
7. Un’opera lirica è un difficilissimo e fragile equilibrio tra cantanti, direttore, regista e scenografo; come normalmente si rapporta lei con queste altre figure quando si trova a farne la regia?
Ho la fortuna di possedere un carattere molto pacato e tranquillo, per cui riesco a superare indenne le nevrosi e le isterìe, spesso inutili, che si creano tra cantanti, direttore e collaboratori. In teatro bisogna essere molto calmi, misurati e sapere quello che si fa: l’ignoranza, come diceva Spinoza, è immorale.
8. Cosa ci dice di Enrico Stinchelli tenore?
Enrico Stinchelli tenore (e all’occorrenza baritono) è un valore aggiunto per il regista: conoscere la musica e poterla cantare alla bisogna aiuta enormemente. Se poi si ammala qualcuno…non c’è bisogno del cover, grande risparmio per il teatro!
9. Verdi Vs Wagner: in questo duecentesimo come giudica la kerelle sul primato dell’uno sull’altro nei programmi dei teatri italiani?
La disputa tra Verdi e Wagner è stata creata ad arte. Sono due pilastri grandiosi nella storia musicale. Io avrei scatenato un’altra polemica: perchè i nostri governanti non aiutano e , anzi, penalizzano la grandezza dei nostri beni culturali? Quello è lo scandalo. Se nel mondo siamo rispettati non è per altro: grazie all’Opera e a tante meraviglie artistiche si parla l’italiano e lo si studia.E’ incredibile come calpestiamo ciò che abbiamo di bello e di unico.

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