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Pisa, Teatro Verdi, Stagione Lirica 2018/19. Con un “dittico” novecentesco si conclude trionfalmente la stagione lirica pisana

Servizio di Stefano Mecenate

di Stefano Mecenate | 7 Marzo 2019

Chiudere più che in bellezza una stagione lirica “difficile” non è impresa facile ma a Stefano Vizioli, direttore artistico del teatro pisano, le sfide sembrano piacere e il pubblico lo ripaga con risultati entusiasmanti.

Così l’ultimo evento di quest’anno è stato all’insegna di un “dittico” dalle ambientazioni diametralmente opposte: da un lato un’opera classicheggiante come l’Edipo Re di Leoncavallo, dall’altro una claustrofobica ed inquetante La Voix Humaine di Poulenc. Risultato? Una meritatissima valanga di applausi ha travolto i due cast, con particolare attenzione all’opera di Poulenc/Cocteau assolutamente ineccepibile in questo allestimento del teatro Comunale di Bologna.

Motivi del successo? I più vari e imponderabili come spesso accade: forse, non ultimo, ciò che ha sottolineato il direttore d’orchestra, un ottimo Daniele Agiman,  il tema della ricerca della verità.

Una “verità subita più che voluta, ma necessaria all’epifania del senso: e, non è un caso, che i gesti finali di Elle e di Edipo siano un entrare nelle tenebre, Edipo attraverso l’accecamento, Elle attraverso una condizione depressiva…”

E ancora: “…Elle ci dice qualcosa sulla nostra condizione oggi che la depressione e le sindromi di abbandono sono tra le emergenze sociali più diffuse e radicate (…) lei ci fa entrare nei dolorosi sviluppi di una relazione che finisce e distrugge certezza e identità”

Due testi attualissimi, dunque, anche se il primo risalente all’opera di Sofocle. Modernità che usa due linguaggi musicali molto diversi tra loro che raggiungono però senza difficoltà l’animo del pubblico che ne resta conquistato vivendo entrambe le storie con una partecipazione davvero notevole.

Ma veniamo alla serata, anzi alle due serate in entrambe delle quali la reazione entusiastica del pubblico è stata identica.

Per l’Edipo Re, il teatro di Pisa ha reso omaggio ad un suo grande cantante e concittadino, il baritono pisano Titta Ruffo del quale corre il centenario della morte, per il quale Leoncavallo plasmò la superba figura di Edipo regalandogli le pagine più emozionanti come quelle del finale dell’opera, mettendo in scena il suo costume.

Un’opera incompiuta, causa la morte di Leoncavallo che, terminata da Giovanni Pennacchio (Napoli, 1878 – Messina, 1978, Pennacchio fu tutt’altro che un compositore di secondo piano date le sue frequentazioni con Puccini, Mascagni, Giordano, Cilea, Respighi, Caruso, Leoncavallo. Ma fu proprio con Leoncavallo  che ci fu un vero e proprio “sodalizio, un’intesa di vedute e di ingegno, una fiducia reciproca ed un affiatamento costante”. Da qui la scelta di fargli ultimare l’opera, giacché l’amico già gli affidava normalmente le sue opere da orchestrare) , andò in scena a Chicago il 13 dicembre del 1920, proprio con Titta Ruffo primo interprete.

Ottima la direzione del M° Agiman (forse in alcuni momenti un po’ alto il volume dell’orchestra che, nonostante la potenza delle voci, in alcuni casi le ha coperte un poco) che ha colto quell’originalità della partitura che, come ben sottolineato Cesare Orselli nel suo saggio introduttivo al libretto, “… non ha niente dei convenzionali modi di accompagnamento né si fa tentare a qualche inflessione di sapore arcaizzante, ed è continuamente innervata di brevi spunti melodici e, vorremmo dire, di “gesti” incisivi drammaticamente parole e versi“. Ottima anche l’orchestra, Arché, che dimostra una grande professionalità nel  saper affrontare con successo anche partiture meno familiari.

Pur in forma semiscenica, l’opera non ha perso la sua intensità e drammaticità grazie ad un cast di tutto rilievo che ha davvero fornito una prestazione egregia: Giuseppe Altomare, Edipo, Paoletta Marrocu, Giocasta, Max Jota, Creonte, Francesco Facini, Tiresia. Buona anche la prova di Tommaso Barea, un Corintio, e Antonio Panunzio, un pastore.

Buono il livello del coro Ars Lyrica diretto dal M° Marco Bargagna.

Dalla Tebe sofoclea ad un opera che trae spunto da una geniale piece teatrale del 1930 di Jean Cocteau messa in musica da Francis Poulenc nel 1957 che debutta con successo all’Opera-Comique di Parigi il 6 febbraio del 1959: La voix Humaine.

Un monologo serrato, delirante, a tratti angosciante che vede l’unica protagonista in scena legata ad un telefono dietro il quale si consuma il dramma della scelta del suo amante di chiudere il rapporto.

In questo allestimento una ottima regista, Emma Dante, inserisce sei attori/danzatori che attraversano la scena evocando quei pensieri che la protagonista, Elle, elabora nel corso della telefonata.

Interessante la scena di Carmine Maringola che via via si spoglia e si fa più claustrofobica proprio come l’animo ferito della protagonista, belli i costumi e le luci di Vanessa Sannino e Cristian Zucaro che hanno creato l’atmosfera giusta per incastonare la splendida Caterina Antonacci la cui perfomance è stata davvero eccellente sia vocalmente che attorialmente in una sequenza di variazioni di stati d’animo perfettamente calibrati.

Uno scrosciante lunghissimo applauso l’ha accolta alla riapertura del sipario segno della completa condivisione del pubblico a questo riuscitissimo allestimento.

Una chiusura “coi fiocchi”, quindi, che premia questo teatro e il suo direttore artistico per scelte anche ardite ma capaci di coinvolgere un pubblico che si fa, anno dopo anno, più aperto alle novità e più desideroso di scoprire nuove pagine del meraviglioso mondo dell’opera.

 

….

In un rapido flash back, vorremmo tornare indietro di una rappresentazione che non avevamo ancora commentato: parliamo della Bohème che, dopo il suo debutto a Livorno capofila del progetto L.T.L. Opera Studio, è stata proposta a Pisa il 16 e 17 febbraio u.s.

Fortuite coincidenze ci hanno consentito di essere presenti ad entrambe le recite a tutto vantaggio di un giudizio forse più obiettivo e sereno.

Vediamo intanto cosa è il Progetto L.T.L. andando a prendere alcuni degli elementi caratterizzanti enunciati dai soggetti promotori, ovvero La Fondazione Teatro di Livorno “C. Goldoni”, l’Azienda Teatro del Giglio di Lucca, la Fondazione Teatro di Pisa e la Scuola di Musica di Fiesole.

Il progetto L.T.L. OperaStudio (all’inizio denominato CLOS CittàLirica Opera Studio) rappresenta dal 2001 uno dei cardini del progetto di attività lirica regionale della Regione Toscana . L.T.L. OperaStudio costituisce l’iniziativa di riferimento e di sviluppo di tutte le proprie attività destinate al perfezionamento e all’alta formazione dei giovani cantanti e delle altre professioni legate al teatro musicale.

L.T.L. OperaStudio rappresenta, come i casting dei teatri dimostrano ampiamente, la creazione di un serbatoio privilegiato di giovani professionisti utilizzato anche per la normale programmazione lirica e musicale.

L.T.L. OperaStudio è rivolto essenzialmente a giovani artisti lirici e si propone di agevolare, in una situazione intensiva e protetta, il passaggio dall’esperienza formativa a quella professionale.

Le scelte di programmazione di L.T.L. OperaStudio si indirizzano sempre verso titoli di grande complessità teatrale, intendendo con ciò anche il rapporto fra espressione musicale e attorialità; si ritiene infatti che per i giovani artisti lirici sia innanzitutto necessario lo sviluppo della capacità di percepire la molteplicità e la coerenza dei piani espressivi e linguistici attraverso i quali essi debbono realizzare la propria esperienza artistica

La scelta di titoli operistici inconsueti è considerata uno strumento efficace per preservare i giovani da inopportuni confronti, ma soprattutto per evitare, per quanto possibile e sin dalla prima fase delle loro esperienze professionali, il rischio degli stereotipi e degli automatismi musicali e attoriali.

Solo per ricordare alcune delle produzioni realizzate dal 2001 citiamo: Il Cappello di paglia di Firenze di Nino Rota, che nella prima edizione è stato diretto dal M° Pietro Bellugi, I quattro rusteghi di E. Wolf-Ferrari, Candide di L. Bernstein, l’Opera da tre soldi di K. Weill, Napoli milionaria di N.Rota, La vedova allegra di F.Lehar.

Bohème, l’opera scelta per questa edizione 2018, rappresenta quindi un’eccezione e in un certo qual modo sembra contraddire l’ultimo punto che abbiamo citato che a nostro avviso rappresenta un importante punto di riferimento quando si parte con giovani spesso alle prime esperienze.

“… La scelta di titoli operistici inconsueti è considerata uno strumento efficace per preservare i giovani da inopportuni confronti, ma soprattutto per evitare, per quanto possibile e sin dalla prima fase delle loro esperienze professionali, il rischio degli stereotipi e degli automatismi musicali e attoriali“.

Diciamo questo non per vis polemica ma solo perché il risultato del lavoro di quest’anno ci è apparso piuttosto lacunoso sia dal punto di vista vocale che interpretativo (fatte le debite eccezioni) ed ha esposto questi ragazzi a inevitabili quanto penalizzanti confronti.

Boheme è di fatto, al pari della Traviata, una delle opere più conosciute e rappresentate nel mondo: occorre esperienza e una certa “maturità” per affrontarla in modo adeguato e voci che possano degnamente interpretarla per darle tutta le bellezza, la delicatezza, l’ironia, la drammaticità che contiene nel testo come nella partitura.

Come giustamente ha sottolineato la direttrice d’orchestra Gianna Fratta: “Boème è anche una delle opere più pericolose per chi la suona, chi la canta, chi la dirige e chi l’ascolta perché un titolo così visto e rivisto ha sedimentato in ognuno di noi un’aspettativa, cristallizzato un’interpretazione, fissato un’idea. E ciò rende difficile far tornare questo capolavoro, una volta ancora, nuovo, unico, giovane, fragrante come i suoi personaggi, scrostandolo dalle abitudini prêt-à-porter, dal già detto, per recuperare un Puccini puro e semplice, così com’è. Tutti saremo chiamati a fare lo stesso atto di coraggio: spogliarci delle mille Bohème e fare di questa la nostra prima. Immedesimarci. Soffrire e gioire, seguendo le note e i segni di Puccini, senza aggiungere nulla di più».

Onestamente poco abbiamo trovato di tutto ciò in questo allestimento che porta la firma del portoghese Joao Carvalho Aboim che ha ripreso la regia di Bruno Ravella, Tiziano Santi per le scene, Angela Giulia Toso per i costumi, Bruno Ciulli per le luci.

Un plauso va invece all’OGI, Orchestra giovanile toscana (fondata da Piero Farulli all’interno della Scuola di Musica di Fiesole nel 1984, destinata ad accogliere giovani musicisti di un’età compresa tra i 18 e i 27 anni), diretta da Gianna Fratta. La direzione sempre misurata e attenta alla partitura e alle “distrazioni” dei cantanti, ha trovato in questi giovani un ottimo terreno di lavoro e Puccini si è sentito davvero dentro quelle note suonate con professionalità e passione.

Nota dolente le voci, specie nella serata del 16: si faticava ad ascoltarle e loro stessi faticavano non poco a reggere il ruolo. Imprecisi e deboli vocalmente, spesso impacciati nella interpretazione, sembravano talvolta “navigare a vista”.

Decisamente meglio con il secondo cast della pomeridiana di domenica: Martina Gresia, Mimì, Francesco Fortes, Rodolfo, Matteo Loi, Marcello, Antonella Biondo, Musetta,  Alessandro Yague, Colline, Alessandro Ceccarini, Benoit ed Alcindoro (presente anche nella recita del 16 e in entrambi i casi vocalmente padrone dei ruoli assegnati), Gangsoon Kim, Schaunard che hanno mostrato anche una maggiore spigliatezza interpretativa.

Inutile dire che, in entrambe le serate, non sono mancati gli applausi: che siano stati per la musica di Puccini o per incoraggiare questi giovani, sono serviti comunque a rendere più leggera l’atmosfera.

Stefano Mecenate

Credits foto

EDIPO RE / LA VOIX HUMAINE

Pisa, Teatro Verdi – 1 e 3 marzo 2019

 

EDIPO RE

photocredit: Imaginarium Creative Studio

 

  1. Coro e Giuseppe Altomare (Edipo)
  2. da sx: Francesco Facini (Tiresia), Paoletta Marrocu (Giocasta), Max Jota (Creonte), Giuseppe Altomare (Edipo)
  3. Paoletta Marrocu (Giocasta), Giuseppe Altomare (Edipo) e il costume originario di Titta Ruffo
  4. Tommaso Barea (Un Corintio) e Giuseppe Altomare (Edipo)
  5. Giuseppe Altomare (Edipo)

 

LA VOIX HUMAINE

photocredit © Rocco Casaluci, 2017

 

In tutte e 5 le foto Anna Caterina Antonacci (Elle)

 

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: anni, bohème, bologna, centenario, dante, espressione, fiesole, firenze, giovani, lavoro, livorno, lucca, mondo, napoli, parigi, personaggi, pisa, puccini, punto di vista, regione toscana, scuola, soldi, sviluppo, teatro di pisa, teatro musicale

Info Stefano Mecenate

giornalista, critico musicale, editore, regista di opere liriche: ama conoscere e mettersi in gioco, ama le sfide e il lavoro di squadra.
Si occupa di comunicazione e marketing ma preferisce la cultura in tutte le sue espressioni e ad essa dedica tempo ed energie con entusiasmo e convinzione. Ha lavorato per quotidiani nazionali, emittenti radio televisive locali, riviste culturali; ha collaborato e collabora con Istituzioni pubbliche per la progettazione e l’organizzazione di eventi. Legge e ascolta musica non appena ha tempo, si riposa ogni tanto e non fuma.

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