Un approccio matematico all’architettura di una delle più importanti strutture dell’Occidente medievale cristiano: piazza dei Miracoli a Pisa. La lunga ricerca condotta dall’architetto Franca Manenti Valli trova oggi compimento in “Pisa. Lo spazio e il sacro” (Edizioni Polistampa), un volume illustrato in cui si intrecciano geometria, storia, astronomia e religione. Il testo è arricchito da un saggio introduttivo di Gianfranco Ravasi.
Il volume – Nella metà dell’XI secolo Pisa è un importante crocevia commerciale e culturale del Mediterraneo. Il complesso architettonico di piazza dei Miracoli, con chiesa, battistero e campanile, viene concepito secondo una grammatica costruttiva che attinge alle regole della classicità e trae dalle Sacre Scritture e dal pensiero mistico giudaico i significati da imporre. I differenti maestri che si succedono nel lungo tempo del cantiere, le varianti in corso d’opera, la temperie artistica in continuo evolvere comportano necessari mutamenti al programma iniziale. Lo studio condotto dalla Manenti Valli prende in esame numeri, misure, relazioni metriche e armonie compositive, alla ricerca del primo progetto, dell’idea creativa, del background culturale da cui il complesso è sorto e soprattutto della straordinaria sintesi di discipline diverse che convergono in un unicum irripetibile. Il volume è rivolto quindi a chi abbia interesse a percorrere con uno sguardo nuovo le opere del campo dei Miracoli, a scoprire le leggi che ne presiedono la composizione, a interpretare le modalità segrete dei maestri costruttori, a leggere nelle strutture l’omologia tra ordine numerico e ordine metrico fino a riconoscere nelle pietre pisane il percorso escatologico della salvezza.
Franca Manenti Valli
Pisa. Lo spazio e il sacro

Anno: 2016
N. Pagine: 368
Formato: 22×24
Un disegno teologico-matematico è sotteso al più importante complesso architettonico dell’Occidente cristiano che, dalla metà dell’XI secolo, si viene componendo a Pisa, al tempo crocevia commerciale e culturale del Mediterraneo. Un’unica mente ha concepito questo altrettanto unico insieme alla luce di una grammatica costruttiva che mutuava dalla classicità le regole del comporre e che traeva dalle Sacre Scritture e dal pensiero mistico giudaico i significati da imporre. La presenza di differenti maestri che si sono succeduti nel lungo tempo del cantiere, le varianti in corso d’opera, la temperie artistica in continuo evolvere hanno comportato mutamenti al programma. L’esito, pur mirabile singolare straordinario, non esprime compiutamente il pensiero iniziale e quindi il portato simbolico che si sarebbe rivelato non solo nel ruolo delle singole fabbriche, ma anche attraverso i tracciati ordinatori, i riscontri spaziali, i traguardi ottici, i rimandi, le pause, i ritmi e soprattutto le rispondenze mensurali che, dal numero, prendono avvio e significato e che, nel numero, inverano la Parola che la grande opera pisana avrebbe dovuto trasmettere allora e per i tempi a venire.
E saranno proprio il numero e la misura i parametri fondanti del costruire, a rivelare la forma pensata all’origine, anche se non rimane documento alcuno a testimoniarla, anche se non è stata portata a compimento. Ecco dunque l’esigenza di scavare a fondo nel processo compositivo, di aprire una via matematica all’esegesi dell’architettura, di decriptare il lessico delle pietre così che la loro dispositio – armonica consonanza di rapporti – suggerisca la trama metrica in cui si attua l’idea progettuale e restituisca la composita bellezza e le ragioni prime del complesso pisano. Identificarle e riconsegnarle oggi con puntuali riscontri è stato un lungo arduo ma esaltante impegno.
Con la presentazione di Gianfranco Ravasi

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