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Piovono ponti come polpette

Su molte strade tra buche e crolli siamo alla frutta .  Anzi forse siamo già al caffè  e all’ammazzacaffè. I casi da Firenze a Mantova.  Avanti così prima di imboccare un cavalcavia bisognerà  fare gli scongiuri.

di Fabrizio Binacchi | 24 Aprile 2017

Piovono ponti come polpette, cadono cavalcavia come birilli. Praticamente uno al mese.

Prima in Lombardia quel cavalcavia che aveva dato segni di debolezza, il crollo e un morto e 4 feriti,  poi nelle Marche tra Recanati e Ancona il ponte provvisorio che chissà come era stato messo là, il crollo e due morti,  l’altro giorno il cavalcavia a Fossano Piemonte che per un miracolo di secondi  non ha travolto due carabinieri che stavano facendo il  sacrosanto lavoro di controllo.

 

Ma cosa succede alle nostre strade? Chi progetta i ponti?  Cosa mettono nei piloni?  Avanti così prima di imboccare un ponte bisognerà  fare gli scongiuri. O affidarsi a entità superiori,  o chiedere verifiche statiche prima di  inoltrarsi ma sarebbe –vi immaginate? – la paralisi.

Ponti che cadono, ma anche strade che si aprono. Buche che si creano e buchi che rimangono. Nella mitica Firenze lavori in corso un po’ ovunque già da metà marzo:  via Faentina che è probabilmente una delle vie peggio ridotte in città e poi Lungarno Ferrucci e via Sestese.

Nel mantovano le provinciali sono tutto un buco, dice la Voce di Mantova, e sono meglio le vie di campagna.  Quasi quasi convengono le vecchie care strade bianche polverose, con buche scontate, e un po’ malinconiche.

 

Certo quelle strade non asfaltate non erano – e non sono – il massimo della sicurezza visto che tra ghiaia, banchine sdrucciolevoli e qualche buca puoi finire facilmente fuori strada; ma la differenza è che lo sai, che il pericolo è evidente e quindi stai accorto, stai attento, stai sul chi va là.

 

Qui il problema è che il problema non è evidente, che il rischio crollo o il rischio buche non è annunciato e quindi ci sentiamo  tutti più tranquilli. E invece il problema è dietro l’angolo o all’inizio del ponte.

Su molte strade siamo alla frutta. Anzi forse siamo già al caffè  e all’ammazzacaffè.

Neanche il più il caro vecchio new jersey in cemento sembra tenere più visto quel che è successo sempre l’altro giorno tra Modena e l’innesto sulla A22 Autobrennero.

 

Un camion ha fatto il salto di corsia ed è piombato sulla corsia opposta centrando il camion che viaggiava in direzione contraria. Morto il conducente che stava dalla sua parta.

Siamo abituati a tutto ma vederci piovere un camion addosso ad un altro non è proprio da tutti i giorni.  Fate voi. Piovono ponti e piovono autocarri.

 

Dicono che il new jersey in cemento ha fatto da rampa di lancio e ha proiettato il camion che sbandava oltre la barriera.

 

Ma che sicurezza c’è  se la barriera che nasce come riparo non fa da barriera e non ripara? Che barriere sono se non fanno da barriera? Che ponti sono se non fanno i ponti?

 

Fabrizio Binacchi  (con Voce di Mantova)

Pubblicato in : CornerBlog, EditorialeTag: firenze, lavoro, lombardia, mantova

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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