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Pinocchio e Attilio Fontana

I migranti che arrivano in Italia non hanno letto, ma dovrebbero farlo, il buon Collodi con Pinocchio e il Paese dei Balocchi per capire l’inganno a cui sono sottoposti. Sarebbe un libro da tradurre in arabo e swahili e distribuire largamente prima delle partenze.

di Giacomo Properzj | 22 Gennaio 2018

Il probabile divieto di trattare criptomonete (Bitcoin, Ethereum, Ripple ecc) in Cina ha prodotto un enorme calo delle stesse che ha, probabilmente, fatto svanire molti sogni di investitori nel mondo. Ma il calo delle criptomonete è assolutamente poca cosa rispetto al calo di preparazione e qualità, in questi ultimi anni, della classe politica italiana tal ché le modeste figure democristiane degli anni 60 e 70 emergono quasi come giganti rispetto allo spettacolo, persino pittoresco che l’attuale campagna elettorale evidenzia a partire da questi giorni. L’ultimo episodio in ordine di tempo è stato, nel contesto di un discorso completamente estraneo da ogni logica grammaticale, la difesa della “razza bianca” operata a Radio Padania dall’ex sindaco di Varese Attilio Fontana, oggi il candidato favorito alla presidenza della Lombardia. Peggio sono stati gran parte degli attacchi che gli sono stati fatti non riguardanti il contenuto ma semplicemente per la parola “razza”. Peggio ancora la difesa sostenendo che la parola “razza” era ripresa anche nell’Articolo 3 della Costituzione. Insomma un pasticcio dal quale non veniva fuori nessuna proposta sul grave problema dei rifugiati e degli emigranti dall’Africa.

Tutto questo sposta da un dibattito civile in cui si confrontano tesi alternative ma coerenti ad una rissa verbale in cattivo italiano in cui si mescolano elementi di vario genere dallo ius soli, ai campi profughi ai bambini che vi scappano (per una percentuale di oltre il 50%) alla confusione tra i rifugiati che hanno diritto all’accoglienza e gli emigranti economici che sono tutta un’altra cosa. Su questo intervengono le organizzazioni religiose spostando il problema da un problema politico e organizzativo a quello morale e umanitario: cosa potranno capire gli elettori di tutto ciò? Essi si affideranno, come avviene anche su altre materie, a pulsioni irrazionali in cui peraltro prevalgono quelle egoistiche e personali cosicché le decine di migliaia di persone che hanno trovato lavoro nell’organizzazione dei campi profughi percependo stipendi, talvolta non indifferenti, avranno interesse a spingere per l’accoglienza per ragioni che nulla hanno a che vedere con quelle che il Papa predica mentre invece tutti gli altri che sono esclusi da questi vantaggi e vivono nelle periferie degradate trovano nella grossolana oratoria di Salvini un conforto e una speranza.

Non solo in Italia avviene tutto questo, anche se da noi più drammaticamente perché siamo esposti in prima linea rispetto all’immigrazione africana, anche negli altri paesi d’Europa dove alcuni (Ungheria, Polonia, Cechia ad esempio) hanno preso un attitudine rigida che finirà per creare delle crepe profonde nel sistema europeo. I paesi dell’est europeo devono subire la pressione di Putin che vorrebbe recuperarli nel “Grande Impero” anche perché spesso in questi paesi esistono forti minoranze russe; d’altra parte le condizioni socio economiche e sopratutto la mentalità dei loro cittadini ritiene supposizioni di rifiuto di qualsiasi accoglienza da parte dei paesi asiatico africani.

Tutta la loro ragione di esistere è basata in genere sulla sottile solidarietà etnica e linguistica delle loro comunità che hanno paura di perdere per le ragioni storiche che hanno visto questi paesi costantemente invasi e non riconosciuti dalle potenze mondiali.

Non risolti questi problemi e in preda un equivoco di fondo non si è sostanzialmente in grado di far fronte a un vero e proprio movimento di popolazioni intere tra l’altro da paesi ricchi dal punto di vista naturale. Le continue incitazioni, moralmente corrette, all’accoglienza aumentano sempre più il flusso dei disperati che spesso (circa un terzo) muoiono durante il viaggio o affogano nel Mediterraneo. Si potrebbe partire per fare un’analisi seria della situazione da chi sono i responsabili di tutte queste morti: non solo i mercanti di uomini, non solo la pubblicità televisiva, guardata con voracità in Africa, che propone paesi meravigliosi dove la vita è sempre un sorriso in mezzo ai profumi e alle leccornie ma anche i politici peronisti che, senza avere le strutture e l’organizzazione, ma spesso per interessi molto materiali, predicano l’accoglienza a tutti i costi.

Questi migranti che arrivano non hanno letto, ma dovrebbero farlo, il buon Collodi con Pinocchio e il Paese dei Balocchi per capire l’inganno a cui sono sottoposti. Sarebbe un libro da tradurre in arabo e swahili e distribuire largamente prima delle partenze.

Giacomo Properzj

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, anni 60, campagna elettorale, cina, classe politica, costi, costituzione, discorso, europa, immigrazione, italia, lavoro, lombardia, mondo, movimento, organizzazioni, persone, politica italiana, punto di vista, putin, responsabili, speranza

Info Giacomo Properzj

Giacomo Properzj Incisa Beccaria di Santo Stefano è un politico, imprenditore e giornalista italiano. E’ stato sindaco di Segrate (Milano 2 agli albori dell’avvento del quartiere residenziale realizzato dall’Edilnord di Silvio Berlusconi) e Presidente della Provincia di Milano per il Partito Repubblicano Italiano. Dirigente delle Federazioni milanese e provinciale del PRI è stato anche presidente di AEM (l’azienda elettrica municipalizzata di Milano) e di ATM (l’azienda dei trasporti pubblici del milanese).

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