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Pietà e verità per il caso Prato

di Daniele Marchetti | 23 Dicembre 2013

Tanti a Prato, hanno campato (e campano) alle spalle della comunità cinese. E ciò grazie all’enorme mole di interessi, connivenze, illegalità, schiavitù, corruzione e sommerso.

pratoQualche giorno fa, con una seduta speciale, il Consiglio regionale ha commemorato le vittime del rogo di Prato. Un nuovo, doveroso, tributo di pietà cui, nel rispetto della seconda città della Toscana e della stessa comunità cinese, non può essere disgiunto un apporto di verità. E la verità, per quanto dura, è presto detta: a Prato la nascita ed il consolidamento del cosiddétto “distretto tessile parallelo” è giovata a tutti. Più chiaramente: tanti a Prato, hanno campato (e campano) alle spalle della comunità cinese. E ciò grazie all’enorme mole di interessi, connivenze, illegalità, schiavitù, corruzione e sommerso. Una rete di “malaffare” con tanto di articolazione, orari e «regole» proprie, che ormai si estende ben oltre il territorio pratese. Un sistema ben “oleato”, incardinato sul tornaconto di troppi e opportunamente connesso al tessuto politico-istituzionale.

A Prato non solo tutti sapevano, ma molti hanno messo del loro. Un dato di realtà che, spesso ipocritamente, si tenta di celare dietro le ormai stucchevoli quanto sterili (come dimostra la strategia dei blitz) richieste di interventi energici da parte dello Stato o dietro le più funamboliche quanto fantasiose idee di «clemenza civile» con la dispensa di cittadinanze “a pioggia”, d’ufficio o, come si sarebbe detto negli anni ’70, “politiche”.

Dopo decenni di miopismi politici ed istituzionali, la discussione è incredibilmente ferma al palo dell’ideologia: vero perno su cui, nei lustri, si è incardinato e strutturato il “sistema Prato”.

Senza una vera nuova consapevole assunzione di responsabilità fondata sulla forza e durezza dei fatti niente è destinato a cambiare. E i fatti parlano chiaro: senza illegalità il “distretto parallelo” non funziona, senza illegalità la comunità cinese dovrà necessariamente lasciare Prato e senza comunità cinese mezza Prato fallirà.

Prendere o lasciare! Questa – lo si voglia o no – è la sfida: o la si saprà capire, gestire e governare, o Prato rischierà di essere perduta per sempre.

Ecco perché il “caso Prato” non potrà trovare soluzione se non in e con un piano di valenza nazionale. Non un’improbabile azione militare, come tanti “dischi rotti” continuano ad invocare, ma un «progetto città» – collegato alla “Prato legale” – che provveda a scardinare (con politiche e risorse mirate) le ragioni dell’illegalità sulla quale oggi tanta parte di Prato si sorregge.

Pubblicato in : Primo piano

Info Daniele Marchetti

Nato a Lucca nel gennaio 1965, sposato e padre di un furetto di nome Filippo, risiede a Firenze. Laureato in Scienze Biologiche, specializzato in Epistemologia presso l’Università degli Studi di Pisa e perfezionato in “Bioetica e Biotecnologie” all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, dal 1997 è abilitato alla professione di Biologo e dal 2003 è giornalista iscritto all’Ordine della Toscana e Direttore di alcuni periodici lucchesi. Già ricercatore presso l’Università degli studi di Firenze e titolare di una borsa di ricerca del Ministero degli Affari Esteri (bandita dall’Istituto Agronomico per l’Oltremare), nel 2000 ha pubblicato per lo Studio Editoriale Fiorentino (S.E.F.) il volume “L’Italia delle Agro-Biotecnologie”. Appassionato da sempre di politica (quella pensata più di quella “realizzata”), nel 2001 entra in Consiglio regionale della Toscana come funzionario e nel 2009 guida, con la carica di Dirigente, una Segreteria Istituzionale. Dal 2010 ha rivestito l’incarico di Responsabile dell’Ufficio stampa di un influente Gruppo consiliare.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Enrico Martelloni

    24 Dicembre 2013 alle 21:11

    E’ la verità; come tale, è bruciante. Per scardinare il dramma di Prato non basta la sola città che voglia salvarsi; se lo vuole. Il dubbio è questo: non pare che ci sia la volontà di risolvere il problema, e come tante prefiche i più, piangano lacrime e nulla fa per risolvere il problema.

    Rispondi

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